Consigli di lettura

Fino all’ultima pannocchia

Titolo: Fino all’ultima pannocchia

Autore: Alberto Valli

Editore: Augh! Edizioni

Collana: Frecce

Pagine: 121

Prezzo: € 14,00

Uscita: ottobre 2021

Quarta di copertina

“Sindaco. Tutto era racchiuso in quella semplice e unica parola. Quando si diventa primi cittadini, inevitabilmente, tutti gli altri restano secondi. Si è incomparabili. Non si è più scarsi, più grassi, più bassi, più pelati di nessuno. Si è semplicemente primi. Punto e basta.”

Trama

A Dové Lisotto è anno di elezioni e tutto il paese è scosso da un profondo fermento democratico. Perfino le galline, turbate dai toni accesi della contesa elettorale, hanno smesso di deporre e sembrano essere entrate in sciopero delle uova. Le burrascose vicende degli abitanti del piccolo Comune brianzolo faranno da cornice alla lotta senza quartiere tra le due liste concorrenti: quella del sindaco uscente, Folco Brusadelli, disposto a tutto pur di acciuffare i voti necessari alla rielezione, e quella del notaio Bruto Cogneri detto il Santo, pilota della perfetta macchina “pigliavoti” messa in pista dall’ex primo cittadino di Dové, Carmelo Calciastinchi.

Ma basteranno le promesse della nuova squadra, unite al fascino degli attuali candidati, per avere la meglio sull’arcigna resistenza del sindaco e della sua “Firsledi”? Una battaglia per l’ambitissima poltrona da combattere “fino all’ultima pannocchia” e senza esclusione di colpi, e che porterà i contendenti a sconfinare oltre il Doverone, oltre la Brianza e l’Italia, fino a Capo Nord e ritorno.

Biografia

Alberto Valli è nato nel 1984 a Milano, lavora all’Università degli Studi di Milano-Bicocca e vive a Merate (LC). Laureato in Scienze politiche, collabora con diversi circoli ARCI e vari enti del territorio. Dal 2020 è presidente di “Iperspiazzo”, un’associazione nata per favorire percorsi di rigenerazione urbana e di comunità. Fino all’ultima pannocchia è il suo primo romanzo.

Incipit

“Quaranta giorni senza uova. Un record. Alla faccia delle galline ovaiole, pensava Folco.

I tempi in cui Marisa poteva recarsi felice al nido per prendere l’uovo ancora caldo e portarglielo in Comune, affinché sua moglie Carlotta ci ricavasse le sue fantastiche frittatine, sembravano finiti da un pezzo. Dodici galline e, da oltre un mese, di uova, nemmeno l’ombra. Un senso di rammarico pervadeva l’animo del sindaco. Quel la mattina, durante l’ennesimo sopralluogo, era stato costretto a tornarsene a casa bofonchiando, mentre le cocche razzolavano allegre, lanciando a lui e a Marisa, che del pollaio era la proprietaria, nient’altro che occhiate innocenti, come se nulla fosse successo.

Con meno di sei mesi alle elezioni quella delle galline ovaiole che non facevano più le uova era l’ultima gatta che il sindaco avrebbe voluto pelare. Le voci si erano rincorse come bambini all’uscita da scuola e non c’era angolo di Dové Lisotto dove la notizia non fosse arrivata in tutta la sua gravità. Il fermo di produzione non concordato aveva scosso gli animi della borgata.

I proprietari dei pollai, che erano la maggior parte, erano ormai in preda al panico e alla disperazione, e mille domande rimbombavano nella loro testa.

La povera Marisa si vergognava a uscir di casa, visto che le poche volte in cui si era arrischiata ad andare a passeggio la gente si scansava, rovesciandosi sul marciapiede opposto e facendo verso di lei ogni genere di scongiuri…”

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