Interviste

Intervista all’autore: Andrea D’Angelo

Buongiorno a tutti,

è Andrea D’Angelo a partecipare questa volta all’intervista e ci parlerà anche del suo libro “Tutti schiavi in Portogallo” edito da Ofelia Editrice

Per leggere la mia recensione potete cliccare qui.

Biografia

Andrea D’Angelo – Scrittore napoletano, classe 1988, è una persona più razionale di quanto sembri. È autore di racconti e romanzi, come Lucifero Vocifero (2014, pubblicazione online OXP – Orientexpress), L’inafferrabile estetica delle scelte azzardate (2015, Erga Edizioni) e Tutti Schiavi in Portogallo (2018, Ofelia Editrice). Scrive letteratura sul suo blog Penelope a pretesto, scrive di letteratura con Liberi di Scrivere. Ha una certa visione del mondo e dell’arte a cui ha cominciato a dare forma e contenuto fondando il Movimento Indecisionista.

                  Indesharmonia (ph Licia Comune)

Intervista

1 –  Com’è nata l’idea di scrivere il tuo romanzo ?

L’idea di scrivere Tutti Schiavi in Portogallo è nata in una fase della mia vita che potrei considerare di transizione. Alla fine del 2015 ero alla ricerca di nuovi stimoli per la mia scrittura e per me stesso in generale. Avevo pubblicato nello stesso anno L’inafferrabile estetica delle scelte azzardate, il mio primo romanzo breve, avevo chiuso altri progetti cominciati a Berlino qualche anno prima, come gli studi alla Freie Universität e mi sentivo alla fine di un percorso.

Ho quindi lasciato Berlino e mi sono messo a cercare la prossima tappa. Il caso mi ha portato a Lisbona. Non ci ero mai stato prima e non sapevo cosa aspettarmi. A Lisbona ho trovato una dimensione molto diversa dall’idea di estero a cui ero abituato. Ho trovato una città in pieno fermento, ma allo stesso tempo piena di negatività. Lisbona stava cambiando e rapidamente e forse anche io ero parte di questo cambiamento. Tra l’ondata di ristrutturazioni ed economia in ripresa però i portoghesi mostravano il volto pessimista di chi può credere a tutto, tranne che la propria condizione possa star migliorando.

Da lì è nata l’idea di Tutti Schiavi in Portogallo, un romanzo a puntate, pubblicate periodicamente ogni due settimane sul mio blog Penelope a pretesto, che potesse conciliare col suo titolo ironico l’esperienza che stavo vivendo e il mio bisogno di avvicinarmi al pubblico che volesse leggermi, ricevendone un feedback diretto.

2 –  Hai trovato qualche difficoltà mentre lo scrivevi?

Ci sono state delle difficoltà su livelli diversi, come succede poi con ogni progetto. Alcune di queste sono state puramente tecniche. La scrittura episodica è un percorso di costruzione del tessuto narrativo molto specifico. Da ogni passo non si può tornare indietro. Questo mi ha creato difficoltà a volte, sentivo che ogni scelta narrativa sarebbe stata poi inappellabile. Dopo una decina di episodi comunque il percorso di scrittura è cambiato. Insieme a Ofelia Editrice abbiamo deciso di lavorare alla stesura del romanzo e questo ha segnato la chiusura del progetto sul blog. Alcuni mesi dopo, a febbraio del 2018 è uscita la pubblicazione.

Ci sono state poi difficoltà di tipo emotivo o comunicativo. Alcuni lettori sono finiti a volte per diventare dei veri e propri hater, ho ricevuto messaggi personali con l’unico scopo di essere offensivi e anche alcuni blog che hanno recensito Tutti Schiavi in Portogallo hanno ricevuto questo tipo di messaggi.

3 –  Mi descriveresti il tuo libro con tre aggettivi?

Poliedrico, contemporaneo, indecisionista.

 4 –  Un pregio ed un difetto del protagonista?

Marta è una persona affidabile, ma solo per gli altri, dovrà imparare a esserlo anche per se stessa. È sempre pronta a prendersi cura di chi le sta intorno, ma non si prende abbastanza cura di sé. Anche questo sarà un percorso da affrontare nella sua ricerca a Lisbona.

5 –  C’è un messaggio in particolare che vorresti far arrivare ai tuoi lettori?

È difficile identificare un messaggio unico che vorrei far arrivare ai miei lettori, piuttosto vorrei che arrivassero tanti messaggi. Vorrei che arrivasse un messaggio che sia uno sprone alla ricerca di sé, un messaggio che rappresenti l’indecisionismo come un sentimento del contemporaneo, un messaggio che ponga il legittimo dubbio al posto dell’invettiva che caratterizza la comunicazione, specialmente sui social, degli ultimi tempi.

Ci sono troppi messaggi per riportarli tutti qui, spero di farli arrivare tutti un giorno, con la mia scrittura.

6 –  Puoi anticiparci se hai in progetto un altro libro?

È da molto tempo che volevo lanciarmi nella costruzione di un grande romanzo familiare. Sto lavorando a un testo in questa direzione, ma non vorrei sbilanciarmi. Spesso i miei progetti cambiano direzione, quando meno me lo aspetto. Al momento comunque sono molto preso dagli eventi che stiamo organizzando con il gruppo degli Indecisionisti.

L’Indecisionismo è un movimento artistico che vive in me forse da sempre, ma si è concretizzato nel novembre del 2018, quando altri artisti hanno risposto al mio appello, riconoscendosi nel nostro manifesto senza regole.

Da novembre abbiamo organizzato fino ad ora tre eventi: “L’io manifesto” – presentazione del manifesto indecisionista, “Second Study about Fear: Mannequins” – inaugurazione della mostra fotografica di Chiara Bruni e “Indesharmonia” – una serata sull’armonia indecisionista, che non avendo ancora una teoria, parte dalla pratica.

Stiamo pianificando molti altri eventi per il futuro e la pubblicazione di una rivista indecisionista dal titolo Inèdia

7 –  Ci puoi raccontare, se c’è, un aneddoto sul tuo libro?

A Lisbona c’è un locale che frequento spesso, il TascaMastai. Mi capita in settimana di passare a bere un bicchiere di vino e a scambiare quattro chiacchiere con Max ed Elisa, i simpaticissimi proprietari. Spesso mi capita di parlare in questa circostanza anche con altre persone che sono lì a fare la stessa cosa. Una volta mi è capitato di parlare con una ragazza che mi ha detto di aver letto questo libro, Tutti Schiavi in Portogallo, spiegandomi cose le è piaciuto e cosa no e come lei, da italiana trasferitasi in Portogallo, si relazionava alla storia.

È stata una conversazione molto interessante e alla fine non me la sono sentita di dirle che l’avevo scritto io.

8 –  Oltre alla scrittura quali sono le altre tue passioni?

L’arte mi prende tutta, in generale, anche se il mio approccio è sempre molto legato alla chiave di lettura. Ho bisogno a volte di un passaggio che mi permetta di abbracciare la forma e il contenuto con la mente per apprezzare l’espressione artistica. Non succede sempre.

Ultimamente mi sto dedicando al disegno, mi piace giocare con le ombre e con le proporzioni.

 9 –  Quali sono i tuoi autori e libri preferiti: puoi citarmene un paio?

Da buon germanista sono molto legato alla Jahrhundertwende. Gli anni del liceo e dell’università sono stati anni di lettura accanita. Ho adorato Thomas Mann, soprattutto il Tonio Kröger e La Morte a Venezia, Kafka, Tolstoj, Virginia Woolf, qualche poeta straniero meno conosciuto come Georg Trakl con la sua anima azzurra, tra gli italiani e autori successivi alla svolta del secolo, Moravia e Natalia Ginzburg.

10 – Infine una curiosità: qual è stato il tuo ultimo libro che hai comprato e/o letto?

L’ultimo libro che ho letto è Chiedi alla Polvere di John Fante. Mi è capitato tra le mani nel momento giusto, quando sentivo il bisogno di ricordarmi quanto è buono il sapore dell’inseguire i propri sogni. Adesso sono in una dimensione totalmente diversa, in compagnia di Hemingway e del suo Fiesta.

 Grazie di aver risposto alle mie domande

Alla prossima

Gabrio

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