Interviste

Intervista all’autore: Barbara Cobianchi

Ciao a tutti,

l’intervista di oggi è in compagnia di Barbara Cobianchi autrice del libro “Di terra, di mare, di cielo” edito dalla casa editrice “Biplane edizioni”.

Per leggere la mia recensione potete cliccare qui.

Biografia

Barbara Cobianchi, insegnante di liceo e mamma, vive e lavora a Verona dove è nata nel 1977. Dopo la laurea in lettere classiche, ha frequentato la Scuola Holden.

Ha mosso i primi passi con la pubblicazione di alcuni racconti nel 2007 nell’antologia Via Stella 42 (Bonaccorso editore), nel 2011 ha pubblicato il romanzo Il Codice Rolloni (L’Autore Libri Firenze) e, negli anni successivi, ha dato il suo contribuito alle antologie 100 storie per quando è troppo tardi e 100 storie per quando è davvero troppo tardi (Feltrinelli) e Piccola antologia di figuracce in 100 parole (Giulio Perrone Editore).

Intervista

1 – Come è nata l’idea di scrivere il libro “Di terra, di mare, di cielo”

Non posso dire che “Di terra, di mare, di cielo” sia nato da un’idea precisa. Credo che a monte ci sia stato il mio bisogno di scrivere che ogni giorno se la deve vedere con mille altri impegni e che, solo dopo, ritrovata la scrittura, la storia abbia cominciato a prendere forma parola dopo parola. Credo che i personaggi siano nati un po’ alla volta. E poi ho capito che la storia verso cui loro, i personaggi, mi avevano condotta era quella che volevo raccontare.

2 – Mi descriveresti il tuo libro con tre aggettivi?

Lieve, attuale e ottimista. Lieve perché ho voluto scorrere sulle vicende, anche quelle più crude, con leggerezza. Attuale perché, anche se non era cosa voluta, l’attualità fa parte di questa storia. E ottimista perché credo che i miei personaggi mi assomiglino un po’ nel loro modo di guardare con fiducia al futuro.

3 – Per quale personaggio hai trovato più difficoltà da descrivere e narrare?

Direi Saro. Ci ho messo un bel po’ a capire cosa volesse davvero dalla vita, se la ragazza dai capelli rossi fosse davvero importante, determinante. Per un po’ ho creduto che lei gli importasse più di chiunque altro o di qualsiasi altra cosa, ma non era così. Il fatto è che Saro è un sognatore e che qualche volta, standogli accanto, si fa un attimo fatica a distinguere il sogno dalla realtà.

4 – Nella prima pagina si parla di coraggio: chi è secondo te il personaggio più coraggioso?

Non credo che Leo, Bart, Sarg e Saro siano coraggiosi. Credo che per chi è come loro (non diversi, no, perché credo che la diversità riguardi tutti, ma semplicemente se stessi) trovare il proprio posto nel mondo sia una necessità, nasca dalla paura del rischio di condannarsi da soli ad una vita che non è la propria. Allora forse più che coraggio lo potremmo definire istinto a vivere (e non solo sopravvivere). Ma se coraggio vogliamo chiamarlo, allora fra loro non c’è uno che sia più coraggioso dell’altro.

Ci sono solo i giovani che, a differenza degli adulti, prendono la vita a piene mani, quelli meno disposti ad accontentarsi. E credo che lo stesso discorso valga anche per Gian, perché, nel suo gesto estremo, anche lui, a suo modo, prende la vita a piene mani, anche lui vuole vivere e non sopravvivere. E lo so che adesso dovremmo descrivere le opportune differenze…

5 – Un pregio e un difetto dei quattro protagonisti?

Leo ha un forte senso di protezione nei confronti di Bart e di Sarg: è il suo pregio e anche il suo difetto, perché quando vogliamo proteggere qualcuno a volte rischiamo di frenarlo.

Bart è capace di grande comprensione e sa usare la dolcezza, però non trova la propria forza in se stesso: cerca di costruire la serenità intorno a sé perché di quella serenità lui vive.

Sarg è forte e determinata e questo le impedisce di dimostrarsi debole: riesce a farlo solo con Saro, per questo forse i due hanno un rapporto speciale.

Saro sogna ed io credo che il sogno al mondo d’oggi sia un punto di forza, però ogni sognatore deve saper mantenere anche il contatto con la realtà e Saro, questo, non è davvero capace di farlo da solo: è Sarg che lo tiene per mano a dargli quel contatto.

6 – Puoi anticiparci se hai in progetto un altro libro?

 Lasciati andare i personaggi di “Di terra, di mare, di cielo”, ne ho incontrati altri e, mentre Leo, Bart, Sarg e Saro camminano verso i lettori, io sto inseguendo con la scrittura nuove storie.

7 – Come ti descriveresti con tre aggettivi?

Mi vedo sognatrice, davvero senza sogni non saprei dove andare, determinata, a vederli realizzati, quei sogni, e testarda, ci vogliono molti sforzi per farmi cambiare un’idea.

8 – Ci puoi raccontare, se c’è, un aneddoto sul tuo libro?

Quando penso a “Di terra, di mare, di cielo” mi viene in mente un pomeriggio in particolare. Avevo appuntamento con Clara e Patrizia (Biplane edizioni) in un bar di Monza. Era un’occasione importante: conoscerci, parlare del romanzo, ricevere da parte loro una proposta di edizione. E… nevicava!

Giorni, i precedenti, di allerta meteo e telefonate per sapere il grado di agibilità delle strade. Poi ricordo, quel pomeriggio, le strade innevate e pioggia e neve, e neve e pioggia, e una cioccolata calda mentre in quel bar compivamo i primi passi di questa avventura.

Mi piace pensare a quel pomeriggio, alla neve soprattutto, che ci manda in tilt il traffico, dura realtà (😊), ma che sa avvolgere il mondo di sogno, almeno un po’. Mi piace pensare che “Di terra, di mare, di cielo” sia nato così, in quel momento in bilico fra realtà e sogno.

9 – Quali sono i tuoi autori e libri preferiti: puoi citarmene un paio?

Ridurre la scelta ad un paio mi mette in difficoltà. Il fatto è che negli anni ho avuto le mie fasi di innamoramento: prima Hesse, poi Sofocle, poi Carver. Fra tutti ad avere il posto d’onore sugli scaffali della mia libreria è Saramago, adoro “Cecità” ma anche “Il Vangelo secondo Gesù Cristo”, ma l’elenco potrebbe continuare…

10 – Infine una curiosità: qual è stato il tuo ultimo libro che hai comprato e/o letto?

Sto leggendo “I pesci non hanno gambe” di Stefánsson, con i suoi freddi spazi mi ha accompagnato di sera in sera verso questo autunno e adesso per congedarsi mi svela il senso di una lunga lenta storia. Ma sul comodino, di storie me ne aspettano altre, come “Il grande romanzo dei Vangeli” di Augias e Filoramo o “Nel giardino delle scrittrici nude” di Pallavicini.

Grazie di aver risposto alle mie domande

Alla prossima

Gabrio

 

 

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