Interviste

Intervista all’autore: Claudio D’Amico

Ciao lettrici  e lettori, vi propongo l’interessante intervista allo scrittore Claudio D’Amico, che ci racconterà di sè e del suo libro “Sarò la tua tregua” edito da “Bookabook”

Biografia

Claudio D’Amico, 29 anni, è nato in provincia di Salerno ma è cresciuto a Lauria, in Basilicata. Suo padre, Pietro, nacque in Venezuela da mamma cilentana e padre lucano. Una mescolanza culturale che all’autore piace molto.

A venticinque anni ha avuto la prima supplenza in una scuola paritaria della capitale. Adesso, insegna nei licei pubblici materie letterarie.

Intervista

1 –  Quando e come è nata la tua passione per la scrittura e questa tua fantastica “fluidità” nello scrivere?

La scrittura è stata la mia passione fin da piccolino. L’ho sempre praticata, ovunque: fogli sparsi, diari, quaderni, appunti, pc, note del cellulare. Circa 7 anni fa, poi, completai l’iscrizione a quel moderno calderone web che è Facebook, iniziando a scrivere senza alcuna velleità dei post sugli argomenti più disparati: cronaca, costume, società, perfino politica. Mi dilettavo a buttare giù pezzi ironici e sarcastici, alternandoli ad altri più profondi, ma cercando di utilizzare sempre un linguaggio che fosse “elevato” o comunque ricercato. Pian piano, mi accorsi che cominciavo ad avere un piccolo seguito di persone che oltre a farmi notare quanto fossi prolisso, mi leggevano con piacere, lasciando commenti, attestati di stima e manifestazioni di simpatia, per cui nel febbraio 2016 aprii il mio primo blog. Ero al settimo cielo. Per ragioni personali fui costretto ad abbandonarlo dopo pochi mesi, ma dentro di me covavo già l’idea più grande, audace e faticosa dello scrivere un romanzo. E così, accadde che quella piccola cerchia di lettori che negli anni mi ero costruito on-line, fosse poi determinante per il successo della campagna di crowdfunding. Un pubblico ristretto, ma tanto tanto affettuoso.

Quanto alla fluidità, ringraziandoti per il complimento, credo vi sia un talento di base, un fuoco sacro che brucia dentro, ma che allo stesso tempo si impari a scrivere bene nel modo più semplice e banale: scrivendo.

2 –  Il titolo è meraviglioso come la copertina: come è avvenuta la scelta?

Il titolo l’avevo scelto ancora prima di iniziare la stesura. Avevo già chiara la scena – molto melensa e teatrale, lo ammetto – in cui Davide fa questa promessa a Francesco, di essere d’ora in avanti la sua tregua. Anzi, credo sia stato il nucleo, lo scheletro attorno al quale ho ricamato gli altri capitoli del romanzo. La copertina, invece, è opera dei fantastici grafici della mia casa editrice. Mi è stata proposta via mail, me ne sono invaghito e ho dato subito l’ok.

3 –  Mi descriveresti il tuo libro con tre aggettivi?

Moderno. Crudo. (Auto)ironico.

4 –  Un pregio ed un difetto di Francesco?

A Francesco va dato atto di aver saputo elaborare e superare momenti di crisi profonda, cogliendo il significato stesso della parola crisi, “passaggio”. E’ riuscito a reinventarsi rintracciando dentro di sé risorse e strumenti (morali e intellettuali) che neppure credeva di possedere. Ha fatto fatica a respirare, a vivere, più volte è stato sull’orlo del baratro, senza mai cascarci definitivamente.

Il difetto più grande è, forse, la sua grave presbiopìa nelle relazioni sentimentali. Gli risulta assai difficoltosa la visione e l’accettazione di fatti palesi, lampanti, sotto gli occhi di tutti. Arriva sempre un po’ più tardi alle cose, e si ritrova ad auto-definirsi “cretino” ogni volta.

Per giunta, a causa di alcuni incontri sbagliati, stava rischiando di perdere per sempre la sua gentilezza d’animo. Per fortuna che arriva Davide….

5 –  Quanto c’è di autobiografico circa il protagonista e la storia?

Francesco sono io, ma nel romanzo non c’è la storia della mia vita. Certo, senza dubbio l’ossatura di partenza è molto autobiografica: età, origini, formazione e temperamento del protagonista sono su per giù i miei. Ma la sua vita, grazie al Cielo, prenderà tutt’altra direzione. L’autobiografia più schietta riguarda solo il capitolo dei “Gentili signori”. Le sfighe amorose, le relazioni malate, gli incontri surreali in cui molte donne – e pure alcuni uomini – si sono riconosciuti e per i quali, ahimé, non ho dovuto lavorare di fantasia, poichè mi sono realmente accaduti. (le mie amiche lo sanno bene!)

Ah, un altro pezzo autobiografico, o comunque corrispondente al vero, è la vicenda della ragazza che patisce il freddo nel suo ufficio. Ho preso spunto dall’esperienza di una signora a me molto cara.

6 –  Puoi anticiparci se hai in progetto un altro libro?

Sì, se tutto va bene ho in progetto un’altra pubblicazione perchè per me la scrittura è una passione vitale diventata (secondo) lavoro.

7 –  Ci puoi raccontare, se c’è, un aneddoto sul tuo libro?

Nel romanzo, due capitoli sono intitolati a Giordano Bruno e Luca Zingaretti. Quest’anno, in febbraio, mi assegnano la seconda supplenza in una scuola pubblica in un liceo di fianco alla statua di Giordano Bruno, in Campo de’ Fiori. Qualche giorno dopo, a ricevimento scuola-famiglia, scorgo Cesare Bocci – alias Mimì Augello del Commissario Montalbano – sulla soglia della sala professori. Sono in procinto di domandargli se Luca sia così affascinante pure dal vivo, ma alla fine desisto.

8 –  Oltre alla scrittura quali sono le altre tue passioni?

Il mare della “mia” Costiera di Maratea e quello della Costiera Amalfitana, in ogni stagione. E la gastronomia tipica, i piatti rustici della civiltà contadina di un tempo che fu.

9 –  Quali sono i tuoi autori e libri preferiti: puoi citarmene un paio?

La triade capitolina del mio pantheon italico è composta da Giorgio Faletti, Selvaggia Lucarelli e Marco Travaglio.

10 – Una curiosità: la tua scrittura mi ricorda un pò quella coinvolgente di Selvaggia Lucarelli, che ne pensi?

Potrei accusarti di idolatria per aver osato paragonare il sacro (Selvaggia) al profano (me), lo sai? Comunque, mi fa piacere e mi gratifica che tu sostenga ciò, ma la Lucarelli è unica nel suo genere. Possiedo l’1% del suo talento e della sua esperienza. Io, Selvaggia, la amo. E’ una forma di venerazione decennale, che aumenta di anno in anno in virtù delle lotte sacrosante che promuove e che la vedono schierata sempre in prima linea, alla stregua di un ariete medievale che sfonda muri di omertà e ipocrisia. Non cesserà mai di suscitare la mia stima e la mia ammirazione, neppure se un giorno dovesse disgraziatamente lasciare Lorenzo per Matteo Salvini!

11– Infine una curiosità: qual è stato il tuo ultimo libro che hai comprato e/o letto?

“Cari Mostri” di Stefano Benni.

Grazie di aver risposto alle mie domande.

A presto !!!

Gabrio

Share:

Scrivi un commento