Interviste

Intervista all’autore: Fausto Pirrello

Un saluto a tutti voi,

l’intervista di oggi ha come protagonista Fausto Pirrello che ci racconterà qualcosa del suo libro “Nonseum” edito da “Scatole Parlanti” e qualcosa di se stesso.

Per leggere la mia recensione potete cliccare qui.

Biografia

Mi chiamo Fausto Pirrello.

Sono nato a Catania nel 1991, nel ’92 me ne sono pentito ma era troppo tardi ormai.

Da anni ormai studio e lavoro nel tentativo di entrare nel mondo editoriale. Speriamo sia come uno di quei casi in cui spingi la porta su cui c’è scritto “tirare”.

Grafomane; scrivo racconti, recensioni e quant’altro. Gaffomane; faccio sempre tante brutte figure

Intervista

 1 – Come è nata l’idea di scrivere il tuo libro “Nonseum”

In realtà i vari racconti sono stati composti nel passare degli anni. Però è arrivato un momento in cui ho sentito che un ciclo nella mia produzione s’era concluso, e che sarebbe stato coerente raccogliere il tutto in un’unica antologia. Quando sono venuto a conoscenza del Nonseum, il museo austriaco che raccoglie tutte le invenzioni inutili che funzionano benissimo, ho sentito che poteva essere l’elemento che avrebbe riunito il tutto.

2 – Mi descriveresti il tuo libro con tre aggettivi?

Provocatorio, provante e probatorio (per quando verrò processato per oltraggio al pubblico intelletto)

3 – Il tuo libro è molto particolare e originale come ti sei organizzato per la stesura?

Probabilmente dal risultato non si direbbe, ma c’è un discreto lavoro ogni racconto. Soprattutto a livello “logistico”. Giocando molto con la struttura, è necessario che questa mi sia ben chiara in mente ancor prima di iniziare a buttar giù parole. Poi, ovviamente, tutto è sempre passibile di cambiamenti, ma il telaio deve essere il più solido possibile.

4 – Come ho scritto nella recensione sono molto presenti i vari sensi, come mai questa scelta?

Vado molto a orecchio. Provo un certo gusto nell’avere un elemento da sviluppare fino allo stremo, senza il minimo tatto. Vista la situazione autoriale attuale, a mio dire troppo autoindulgente, mi piace provocare chi ha la puzza sotto al naso.

5 – Come è nata la tua passione per la scrittura?

Ho provato in diverse occasioni a dare una risposta a questa domanda, ingarbugliandomi non poco. Il che probabilmente la dice lunga sul fatto che fare lo scrittore sia stata o meno una scelta adatta.

La realtà è che due cose mi piacciono più di tutte le altre: le storie e l’autosufficienza. Così me ne racconto tante, e qualcuna la racconto anche agli altri.

 6 – Puoi anticiparci se hai in progetto un altro libro?

Di progetti ne ho molti, ma nella scrittura sono labile tanto quanto nella vita vera sono inquadrato. Al momento mi piacerebbe scrivere un romanzo breve, ispirato dalla tradizione italiana primo novecentesca. Domani, invece, potrei svegliarmi con l’unica ambizione di scrivere un mattone d’investigazione interiore alla Dostoevskij, o un bel tomo epico di fondazione della mia terra.

Di certo c’è che continuerò a scrivere, purtroppo per voi.

7 – Come ti descriveresti con tre aggettivi?

Esplosivo, espansivo e espanso (una triste storia di ginocchia rotte, cuori spezzati e rientri in Sicilia).

8 – Ci puoi raccontare, se c’è, un aneddoto sul tuo libro?

Ce n’è uno sorprendente e molto ilare. Una volta ho mandato i miei racconti ad una casa editrice, e loro hanno pensato che potesse essere una buona idea pubblicarli.

9 – Quali sono i tuoi autori e libri preferiti: puoi citarmene un paio?

Anche più di un paio: Eco, Hesse, Steinbeck, McCarthy, Adams, Landolfi, Saramago, Marquez, Benni, Voltaire. Come titoli, oltre a quelli degli scrittori citati, ho particolarmente apprezzato La trilogia della città di k., Luce d’estate ed è subito notte, Diceria dell’untore, La vita intensa, Centuria.

Leggere continua a piacermi più di tutto, anche di scrivere.

 10 – Infine una curiosità: qual è stato il tuo ultimo libro che hai comprato e/o letto?

Di libri per fortuna ne compro e leggo tanti. Non tutti degni di nota.

Devo dire che quest’anno è stato caratterizzato dalla lettura e, subito dopo, rilettura del Don Chisciotte. Un’opera immensa per la serietà profusa nel non prendersi sul serio.

E un altro libro che mi ha sinceramente colpito è “Non è successo niente” di Nicolò Targhetta. Un’opera di un’inventiva e di un’originalità che, almeno in Italia, non si vedeva da tanto. Troppo.

Una boccata d’ossigeno per le nostre sinapsi impigrite.

Grazie di aver riposto alle mie domande.

Alla prossima

Gabrio

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