Interviste

Intervista all’autore: Raffaele Calvanese

Buongiorno a tutti voi !
Il protagonista della nuova intervista è Raffaele Calvenese, autore del libro “Di che cosa parla veramente una canzone” edito “Scatole Parlanti”.

Per leggere la mia recensione potete cliccare qui.

Biografia

Raffaele Calvanese è nato a S. Maria Capua Vetere (CE) nel 1981. Speaker radiofonico e giornalista musicale, si è laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Orientale di Napoli. Dal 2011 al 2016 ha collaborato con Radio Prima Rete, a Caserta, dove ha condotto The Otherside, programma da lui ideato. Dal 2017 va in onda su New Radio Network dove intervista le realtà musicali emergenti della Campania. Scrive per le riviste “Oca Nera Rock” e “Inside Music”, oltre a “ShockWave Magazine”. Figura tra i collaboratori di “Poetarumsilva”, rivista online dedicata alla narrativa e alla poesia.

Intervista

 1 – Come è nata l’idea di scrivere il tuo libro “Di che cosa parla veramente una canzone”?

Quando si scrive una raccolta di racconti non si conoscono mai le tempistiche e le modalità con cui il materiale prenderà forma. È cominciato tutto da un racconto ispirato ad una band di amici, Blindur, intitolato FOTO DI CLASSE. L’idea nacque mentre leggevo Cattedrale di Carver. Pensai di poter trovare ispirazione in quella storia.

Il racconto è finito su una rivista letteraria (Poetarumsilva) ed ha avuto una diffusione che non mi sarei mai aspettato fino ad essere incluso in una piccola antologia per le scuole medie. I pareri positivi e le tante condivisioni mi hanno dato la fiducia per continuare a scrivere storie che unissero le mie due passioni, la musica e la narrativa.

2 – Mi descriveresti il tuo libro con tre aggettivi?

Multimediale, sincero, di formazione.

3 – Un pregio e un difetto del protagonista?

Il libro si compone di varie storie e quindi di vari protagonisti ma tutti i racconti vengono tenuti insieme da una voce che apre e chiude il libro. Questo personaggio ha il pregio di vedere nelle dinamiche apparentemente ordinarie che ci circondano degli spunti da cui si può raccontare una storia capace di essere metaforica ed universale in qualche modo. Il suo difetto è la paura del cambiamento, l’abitudinarietà che un po’ lo blocca nel tentativo di raggiungere i suoi sogni.

4 – Ci puoi raccontare, se c’è, un aneddoto sul tuo libro?

La storia a cui sono legato è di certo quella legata alla prefazione del libro. Ho chiesto a Francesco di Bella di scrivere qualche riga per introdurre il mio esordio dal momento che i 24 Grana di cui lui è stato autore e frontman hanno segnato la mia adolescenza e nel libro uno dei racconti a cui tengo maggiormente è proprio dedicato alle loro canzoni (Pikkola Kanzone per K).

Ho avuto la fortuna di poterlo conoscere prima della pubblicazione del libro e per me la sua prefazione è stato un modo di chiudere un cerchio prima di tutto personale e solo in un secondo momento editoriale. Tra l’altro è stata anche una richiesta rocambolesca dal momento che in quel periodo era in fase di promozione del suo secondo album e quindi i nostri incontri sono avvenuti nei backstage dei concerti e durante le varie presentazioni rendendo il tutto più emozionante.

5 – Quali sono, secondo te, gli elementi importanti per scrivere un buon libro?

Prima di tutto credo che la scrittura debba derivare da un bisogno personale. Si scrive perché si ha bisogno di elaborare momenti della nostra vita ed esperienza in qualche modo traumatici o comunque molto significativi.

La pubblicazione di un eventuale libro è solo l’ultimo dei passi da compiere. In secondo luogo credo che al lettore si debba rispetto, per questo motivo io ho provato a perfezionarmi mediante dei corsi e un continuo confronto con i classici “lettori beta”. Tutt’ora continuo a studiare ed a confrontarmi altri scrittori con più esperienza di me in modo da migliorare la padronanza di quel mezzo potentissimo che è la scrittura.

Ultimo elemento ma non meno importante è la lettura: per capire quanti modi ci sono per scrivere una storia e come i grandi e piccoli maestri hanno saputo fare la storia della narrativa. Penso di aver scritto pochissimo dopo la pubblicazione del libro proprio perché la gran parte del tempo la passavo leggendo e sentendomi distante milioni di anni luce dagli autori che ammiro.

6 – Puoi anticiparci se hai in progetto un altro libro?

Dalla prima raccolta sono rimasti fuori vari racconti che seguono la traccia della musica, inoltre durante i mesi precedenti ho lavorato ad altri progetti paralleli pubblicando anche su qualche rivista di narrativa. Ho in testa la voglia di provare a misurarmi sulla distanza più lunga del romanzo prima di rintanarmi nuovamente nella comfort zone del racconto musicale che considero la mia casa. Per questo motivo i miei cantieri sono perennemente a lavoro su progetti diversi tra loro, vedremo quale sarà il primo ad essere pronto per il varo, di certo la voglia di scrivere non si è placata.

7 – Come ti descriveresti con tre aggettivi?

Darsi da solo delle definizioni non è esattamente una passeggiata, comunque direi curioso, espansivo e spiritoso.

8 – Ovviamente non potevo evitare questa domanda: i tuoi cantanti preferiti?

Il libro in qualche modo è proprio un omaggio ad alcuni dei miei artisti preferiti. In primis i già citati 24 Grana a cui sono legato, ma ci sono anche molti artisti stranieri come ad esempio gli Smiths, gli R.E.M. i Pearl Jam, il brit rock anni 90 di Oasis, Verve e Blur ed in generale la tradizione cantautoriale italiana che va dagli anni 70 ad oggi con gli interpreti provenienti dalla scena alternativa italiana come Vasco Brondi, Colapesce, IOSONOUNCANE, Brunori Sas oltre agli Afterhours.

9 – Quali sono i tuoi autori e libri preferiti: puoi citarmene un paio?

Difficile scegliere un autore in particolare, tra gli specialisti del racconto citerei Carver con Cattedrale e Julio Cortazar di cui ho terminato da poco Tutti i fuochi, il fuoco (Istruzioni per John Howell al suo interno mi ha letteralmente impressionato). Negli ultimi anni ho amato molto La prosa di Don Delillo, la lettura di Underworld mi ha emozionato e fatto sentire un esserino davvero minuscolo al confronto del concentrato di storie che un autore del genere è capace di mettere insieme e gestire con una padronanza fenomenale.

Permettimi di citare anche un italiano: Andrea Pomella che ha scritto un paio di libri molto belli e diversi tra loro che ho amato molto.

10 – Infine una curiosità: qual è stato il tuo ultimo libro che hai comprato e/o letto?

Sto cercando di smaltire i libri acquistati alla fiera del libro di Roma “Più libri, più liberi” tutti di autori emergenti, ma l’ultimo libro terminato in ordine di tempo è un capolavoro senza tempo che ho sentito il bisogno di recuperare: Trilogia della città di K di Agota Kristof, una scrittura netta, cruda e spietata che mi ha letteralmente sconvolto e che ha influenzato molto il mio modo di scrivere per la sua capacità di essere asciutta ed essenziale dal momento che spesso tendo a perdermi in mille fronzoli come avrai notato dalla lunghezza delle mie risposte!!!

Ti ringrazio molto di aver partecipato all’intervista.

A presto

Gabrio

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