Recensioni

Al di qua del fuoco

Titolo:  Al di qua del fuoco

Autore: Ugo Vittorio Martino

Editore: La Torre dei Venti

Collana:  Borea

Pagine: 175

Prezzo: € 15,00

Uscita: 9 maggio 2020

Recensione

“Al di qua del fuoco”, scritto da Ugo Vittorio Martino, è il primo libro che leggo della nuova casa editrice “La Torre dei Venti”. Ho scelto subito questo romanzo perché conquistato dalla trama che mi ha trasmesso, immediatamente, un senso di curiosità e di mistero.

La narrazione si alterna con la storia del protagonista, Primo Trinchero, tra passato e presente. Egli torna nel suo paese per poter ottenere informazioni riguardanti Giada, la ragazza che amò molti anni prima e per la quale dimostrò tutto il suo carattere e la sua tenacia. Qui incontrerà anche Anna, la madre della fanciulla, oltre ad altri personaggi.  Il libro narra anche la difficile amicizia di Primo con Giacomo detto Giac, Renzo detto Abarth e Mimmo. Questo gruppetto movimentò parecchio gli anni passati e l’autore ce li racconta in modo schietto e ben dettagliato. Si respira aria di liti, di chiarimenti, di discussioni, di sfide.

Questo romanzo ha pure la particolarità che oltre alle vicende di Primo, dei suoi amici e di Giada, c’è anche quella di due grandi scrittori: Cesare Pavese e di Kafka. Ebbene sì perché intorno a loro si nasconde uno dei due misteri che sono presenti nel libro e che animano le pagine.

Devo ammettere che mi sono appassionato molto alle varie vicende e ho trovato “Al di qua del fuoco” molto vario, movimentato e ricco di scene da ricordare che mi hanno intrattenuto piacevolmente. La storia è sicuramente interessante e ho apprezzato l’idea di Ugo Vittorio Martino di inserire anche i due scrittori e delle loro opere (che sicuramente avrete voglia di leggere o rileggere al termine del libro). Oltre alla letteratura anche la musica ha un ruolo importante, infatti, spesso vengono proposti titoli di canzoni famose.

Altro punto che mi ha colpito è rappresentato dalle descrizioni che l’autore riesce a proporre in modo molto nitido, permettendoci di immaginare chiaramente quello che narra. Ciò, inoltre, avviene anche facendo uso dei ricordi che la mente produce e tutto questo è, secondo me, assolutamente affascinante.

“Che cosa sono le valli? Questa, per me, è uno scrigno di ricordi; le percepisco oggi, dopo molti anni, come un contenitore di vicende vissute, attraversato da un fiume di memorie”

Questo passaggio, che trovate all’interno, mi è sembrato molto poetico. Ma non è l’unico. Infatti, a mio parere, la scrittura di Ugo Vittorio Martino è molto gradevole, carismatica e soave. Ci sono alcuni passaggi più forti che movimentano la vicenda, a volte,  in modo anche aggressivo, regalandole un ritmo maggiore, ma ci sono pure momenti più intimi e di riflessione. Forse è anche questa varietà di avvenimenti che rende speciale la lettura.

Primo trova, inoltre, il paese cambiato e noi partecipiamo, con lui, alle varie sensazioni che tutto ciò comporta. Indubbiamente ho percepito anche io le sue emozioni, di vario genere, nel tornare nei luoghi in cui ha trascorso gli anni passati.

“Al di qua del fuoco” ci regala, al suo interno, due storie ricche di mistero che mi hanno tenuto incollato alle pagine. Uno riguarda ovviamente Giada e l’altra i due importanti scrittori.

Mi complimento con l’autore per la brillante idea che ha messo nero su bianco regalandoci così un romanzo molto intrigante, appassionante ed incantevole che non ha disatteso le mie alte aspettative.

Tra descrizioni varie, ricche emozioni, colpi di scena e personaggi molto carismatici, si arriva alla fine della storia contenti di avere letto il romanzo.

Concludo con l’incipit:

“Il fango, le tue mani, l’acqua del Belbo. Appoggiato al mancorrente della lunga balconata, lascio scivolare lo sguardo a valle, poi lo spingo fin dove le colline me lo consentono. Nella tremula foschia del mattino ogni sagoma pare confondersi tra le altre, e io libero la memoria e la guido, radente le acque del torrente, fino all’ombra del grande pioppeto. Il sentimento provato per una donna non si può ripetere con altre, non potrà tornare mai più. La parte più nobile di me l’ho bruciata durante quell’estate, con lei, impedendole di svilupparsi e continuare a vivere…”

Trama

La voglia di morire, di farla finita non senza tornare per l’ultima volta nei luoghi dove si sono svolti i fatti. È possibile che a diciassette anni si incappi nella trappola che condizionerà il resto della vita? Sì, è possibile.

Primo Trinchero, il protagonista di “Al di qua del fuoco” scelse l’unica strada possibile nel momento più drammatico degli avvenimenti e la scelse per salvare le due persone che credevano in lui. Dopo ventotto anni decide di rivivere l’estate del 1989 per cercare un significato diverso che dia senso alle rovine della sua vita.

Torna perché vuole sapere se Giada sta bene, se è riuscita a superare il dolore che le ha causato. Arriva come fosse uno straniero nella terra dei suoi avi e trova rifugio proprio in casa sua, quella che apparteneva alla sua famiglia ed è ormai abbandonata.

Attraverso il doppio registro, Martino riesce a dare voce al protagonista diciassettenne che scopre il mondo e al disincanto dell’uomo che non ce la fa più a tenersi nel cuore quel vissuto terribile. Sullo sfondo le colline della Langa, la valigia con i manoscritti di Kafka e Cesare Pavese che nell’intreccio avrà una parte importante.

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