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Brama

Titolo: Brama

Autore: Ilaria Palomba

Editore: Giulio Perrone Editore

Collana: Hinc

Pagine: 239

Prezzo: € 16,00

Uscita: 30 gennaio 2020

Recensione

Con “Brama” torna Ilaria Palomba a raccontarci una nuova storia. È la prima volta che leggo qualcosa di suo e devo ammettere che mi ha disarmato.

Il romanzo affronta un argomento molto delicato e forte e l’autrice lo fa con uno stile impeccabile, molto curato nei particolari senza mettere nessun freno. Infatti la sua scrittura risulta assai vera, chirurgicamente dolorosa anche per noi lettori.

Mi è successo, in alcuni momenti, di leggere con fatica dei passaggi per il fatto che, appunto, sono scritti in modo estremamente profondo ed doloroso tanto da farci piangere il cuore. Si percepisce tutta la sofferenza della protagonista e, a mio avviso, Ilaria Palomba ha insistito molto su questo punto.

Bianca, così si chiama la ragazza, mi ha colpito in alcuni momenti positivamente, ma in altri negativamente. Ho trovato il suo personaggio molto penetrante e marcato, spesso non ci lasciava respirare a causa della sua sofferenza eccessiva, tanto da provare noi stessi, il suo stesso dolore. Inoltre capita che, a volte, voglia provocarselo anche fisicamente e con ciò aggiunge, quindi, altro dolore al suo modo di affrontare la vita.

Sia lei che Carlo, altro personaggio principale e molto importante, sono ben delineati ed è interessante il rapporto tormentato che c’è tra di loro. Tra i due ho preferito lui, seppure a tratti troppo aggressivo e con un modo di agire pieno di errori. Lei, invece, mi è parsa spesso molto istintiva ed eccessiva.

L’autrice ci propone una storia in cui non c’è nessun eroe, ma persone piene di problemi personali e caratteriali, che soffrono e che mutano lungo tutte le pagine, tra alti e bassi.

Molto interessante è stata la presenza di un gran numero di libri che vengono citati all’interno del romanzo:

“…Carlo mi diete un compito: leggere “Il processo” di Kafka e provare a scrivere un racconto con un tono sobrio, con uno sguardo tridimensionale e senza frasi a effetto. Del “Processo” di Kafka mi rimase impressa la limpidezza della lingua, la dovizia dei particolari … Perché Carlo mi ha fatto leggere proprio “Il processo” e non “Il castello”, “La metamorfosi” o America”? “

Andando avanti nei capitoli troviamo menzionato “L’infinito” di Leopardi, “I dolori del giovane Werther” di Goethe, per poi continuare con “Vuoto d’amore” di Alda Merini e “Tropico del Capricorno” di Henry Miller. In seguito c’è un passaggio in cui l’autrice segnala molti altri titoli tra cui “Il lupo nella steppa” di Hermann Hesse.

Indubbiamente sono rimasto piacevolmente soddisfatto e sorpreso da tutti questi libri indicati all’interno del romanzo e questa sua decisione mi ha affascinato parecchio, oltre ad accendermi il desiderio di rileggerne alcuni.

Per tornare a “Brama”, indubbiamente, è un romanzo potente che cattura il cuore del lettore e le sue emozioni. Sicuramente non è un libro adatto a chiunque e per tutti i periodi della nostra vita. Lo consiglio a chi è forte, a chi non sta vivendo particolari momenti di tristezza o di depressione perché occorre, a mio avviso, essere parecchio lucidi per affrontare la storia che risulta estremamente affascinante e delicata, ma anche delicata per i suoi contenuti.

Tra i vari passaggi che ho sottolineato, ne ho scelto uno che trovo molto significativo e riassuntivo:

“Lo so perché amo il dolore, so perché non posso fare a meno di portare la vita al limite, quello che non capisco è se a lui piace questo limite verso cui lo sto spingendo. Se è più forte il Carlo insaziabile o il Carlo che grida al buio e si frantuma”

Trama

Possedere l’altro, primeggiare, schivare le attenzioni di una madre morbosa, meritare il riconoscimento di un padre inarrivabile sono i desideri che animano Bianca, fragile trentenne, ricoverata più volte in psichiatria per i suoi vani tentativi di suicidio.

L’incontro con il filosofo Carlo Brama, ambivalente oggetto di desiderio, rende maggiormente precario il suo stare al mondo e apre un viaggio a ritroso nell’infanzia e nell’adolescenza pugliese, frugando tra i segreti di una famiglia borghese piena di scheletri nell’armadio.

L’amore non è una fiaba a lieto fine ma una radiografia della psiche, un legame tanto carnale quanto spirituale che, come in un rito, nel suo compiersi conduce al trascendimento della ragione. Tra Carlo e Bianca c’è un gioco crudele che diventa una condanna, una tessitura di destini, sacra e terribile, cui cercano entrambi di sfuggire.

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