Recensioni

I racconti del disagio

Titolo:  I racconti del disagio

Autore: Luca Maletta

Editore: Caravaggio Editore

Collana: Dattiloscritti

Pagine: 166

Prezzo: € 12,50

Uscita: 14 maggio 2020

Recensione

Questo mese, come libro di racconti (sapete che cerco di inserirne uno), ho letto “I racconti del disagio” scritto da Luca Maletta. Vi segnalo subito che è un vero e proprio gioiellino, infatti, dietro a questo libro, si nota immediatamente la cura ed il lavoro

Non appena lo aprirete, resterete meravigliati e sfogliandolo lo sarete ancora di più. Infatti è spettacolare ed assolutamente originale per come l’autore ha deciso di impostarlo.

Questi racconti si presentano, già dalla copertina, più unici che rari e sfogliando il libro vi accorgerete, con stupore, di come assomigli ad un vero e proprio manoscritto da inviare all’editore (come indicato sulla cover). Infatti, al suo interno, troverete pure degli appunti, delle cancellazioni, linee e disegni e molto altro ancora come se fossero fatti nel momento della revisione e della correzione.

Passiamo ora ai racconti veri e propri.

Questi sono ben trentaquattro, ma alcuni molto brevi (anche di una pagina), altri più lunghi. Tutti sono veramente assai interessanti, tanto da lasciare qualcosa al lettore, perché affrontano temi importanti, in cui può accadere di rivedersi.

Infatti i problemi, le situazioni che racconta sono di persone comuni e di tutte le età, della vita di tutti i giorni e riguardano momenti di disagio, situazioni che i protagonisti cercano di affrontare. Si racconta, per esempio, di obesità, di bullismo, di amore finito, di anziani, di insoddisfazioni lavorative o di una situazione familiare non consona.

Luca Maletta, con ogni suo racconto, riesce ad emozionarci, per la delicatezza e la semplicità con cui scrive, rendendo tutto assolutamente scorrevole ed interessante. Alcuni racconti risultano veramente commoventi ed arrivano al cuore come delle frecce.

Un libro genuino, ricco di spunti per aprire dibattiti circa i vari temi, seri ed attuali, che vengono affrontati. Una volta conclusa la lettura dei 34 racconti, non si resta indifferenti, ma c’è un po’ di disagio e di tristezza ed al tempo stesso, a mio avviso, ci si sente meno soli e più arricchiti interiormente.

“I racconti del disagio” è un libro di grande umanità, potente ed incisivo. Si percepisce come l’autore ci abbia messo tutto se stesso per scriverlo, riuscendo a gestire i vari racconti nel modo migliore, con una terminologia assolutamente precisa, consona e pulita. Non sempre i libri di racconti riescono ad arrivare così bene ai propri lettori, forse per questo motivo che non sono, a volte, il genere preferito, ma quando un scrittore riesce a provocare emozioni, a toccare argomenti importanti, a parlare di vita di tutti i giorni, tutto in poche pagine, allora è sicuramente un libro da leggere.

Mi sento, in tutta sincerità, di consigliare “I racconti del disagio”, prima di tutto a chi ama questo genere perché ne resterà estremamente affascinato ed entusiasta. Inoltre a chi non li legge spesso, perché in questo caso, sono certo, si meraviglierà della loro potenza ed intensità, infatti difficilmente riusciranno a staccarsene durante la lettura.

Concludo proponendovene uno brevissimo:

“Mentre Giulia parlava della propria giornata, Simona parlava della sua, senza fare domande o riceverne, contenta lo stesso di quella amicizia: entrambe avevano la bocca, ma le orecchie no. Si erano trovate”

 E vicino troverete, scritta a mano, un’annotazione dell’autore.

Trama

Trentaquattro storie: frammenti in movimento, dattiloscritti, riletti, annotati e illustrati – offrono al lettore uno spaccato eterogeneo di umanità. Donne, uomini, ragazzi e anziani tenuti assieme da un unico denominatore comune: il desiderio di essere compresi, di non essere lasciati soli nella sofferenza.

Ogni racconto è un’immersione asfissiante nelle profondità umane; emozioni differenti tra loro eppure simili, come i riflessi distorti della stessa immagine riprodotta all’infinito da due specchi messi a confronto.

«Non sapeva perché fosse incapace di confessare i risentimenti e le frustrazioni che covava finendo per avvelenarsi e per avvelenare pure i fogli – né sapeva, poi, come esprimere i bisogni, e i sentimenti, come confessare i propri sogni e come aprirsi. Non sapendo come dire queste cose… Le scriveva.»

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