Recensioni

Il vuoto dell’uovo

Titolo: Il vuoto dell’uovo

Autore: Federica Nardon

Editore: Linea Edizioni

Collana: Linea narrativa

Pagine: 209

Prezzo: € 15,00

Uscita: 14 novembre 2019

Recensione

E siamo giunti a tre !!! Ebbene sì. Dopo aver letto il suo primo libro “Binario 6”, aver proseguito con “Lo scricchiolio del legno”, mi sono immerso tra le pagine del suo ultimo lavoro: “Il vuoto dell’uovo”. Se il primo romanzo mi ha fatto conoscere l’autrice, il secondo mi ha confermato la sua verve di scrittura, in questo terzo posso ormai affermare che Federica Nardon riesce a conquistare brillantemente i suoi lettori con il suo particolare stile di scrittura che ben la caratterizza.

L’autrice ci propone, anche in questo suo nuovo romanzo, due nuovi personaggi molto gradevoli e simpatici: la scrittrice Mia La Favola e il libraio Alex Trombon. Inoltre arricchisce la storia con il book blogger Simone e il pittore Aristide Caricalli.

Fin dall’indice iniziale si capisce la particolarità del libro. All’interno ampio spazio viene dedicato ai loro quattro curriculum. Infatti in alcune pagine ci si diverte a leggere ciò che l’autrice ha scritto compilandoli per tutti loro.

Come nei suoi due libri precedenti, Federica Nardon ha la capacità di sorprendere sempre i suoi lettori con uno modo molto frizzante, modernissimo e curioso di scrivere. Infatti niente è scontato o banale, ma tutto ingegnosamente creato per sbalordire e strappare, spesso, un sorriso a chi legge i suoi romanzi.

I personaggi sono assolutamente molto ben caratterizzati, ricchi di dettagli ed unici nel loro genere. A prima vista può sembrare una lettura leggera, ma al suo interno si trovano spunti di riflessione. Infatti, come ho imparato, leggendo le storie di Federica, se si sorride e ci si diverte non significa che non ci sia spazio anche per qualcosa di costruttivo. A tale proposito è molto interessante il titolo che ha scelto per questo suo ultimo libro. Si affronta ampiamente il dialogo tra le persone. Anche qui parla parecchio di amore in tutte le sue sfaccettature e ci invita a riflettere.

Resto sempre piacevolmente sorpreso dalla grande capacità di Federica Nardon nel riuscire a scrivere storie umane molto gradevoli e simpatiche, ma che contengono, al loro interno, pure un significato, mai banale, in grado di lasciare il segno in noi lettori.

Inoltre i suoi personaggi sono sempre parecchio effervescenti e ci tengono compagnia. In questo terzo romanzo si intuisce, inoltre, sempre una maggior sicurezza nella scrittura da parte dell’autrice. Infatti ho percepito che la sua penna scivola serena sui fogli come un fiume in piena, lasciandosi andare anche a qualche termine colorito, ma in modo appropriato e simpatico.

“Il vuoto dell’uovo” lo consiglio a tutti coloro che hanno necessità di rilassarsi e di divertirsi con una storia vivace che regali comunque qualcosa.

Potrei riportarvi diversi passaggi molto caratteristici e briosi, ma vi invito, prima di tutto, a leggere i curriculum dei personaggi di cui vi ho parlato sopra. Resterete piacevolmente sorpresi. Qui sotto trovate un pezzettino di quello della protagonista Mia

Dichiarazioni personali: “Meglio rimorsi che rimpianti” è la regola che seguo per giustificare le idiozie che faccio sotto effetto di emozioni pesanti. Non mi sopporto quando piango per il rimorso ma sarebbe nettamente più fastidioso se piangessi per un rimpianto. E’ fondamentale sottolineare che tale regola l’ho fatta mia rubandola ad un grande amore che mi ha lasciata per una “vecia in fresca” quando avevo solo 24 anni. Poi è tornato pentito ma io ho voluto diventare il suo grande rimpianto…”

Dati personali: autorizzo il trattamento dei mie dati personali, a patto che non si faccia del gossip su di me, ai sensi del decreto legislativo n.196.

Trama

In un mondo digitalizzato dove i contatti “social” sono più frequenti di quelli reali, dove la macchina ha sostituito l’uomo, dove la moda dell’apparire ci ha resi tutti ugualmente capaci di trasformarci in quel che vogliamo, e dove i nostri grovigli interiori vengono analizzati, sviscerati, spiegati e placati da qualche goccia di ansiolitico, può esistere un “ponte virtuale” da poter attraversare, al momento del bisogno, per recuperare tutto quello che il mondo classico ci aveva insegnato?

Mia, la scrittrice protagonista di questo romanzo sembra provarci quando accidentalmente incontra Alex, il vicedirettore marketing della libreria dove lei deve presentare il suo libro. I due, entrambi fantasiosi e decisamente divertenti nel loro modo di essere e di comunicare sono l’esempio tipico delle relazioni del nostro tempo dove Eros, esattamente come Socrate spiegava, non è altro che un aprirsi a una mancanza, è un andare verso un punto di perdita, un vuoto che cerchiamo ininterrottamente di colmare, a volte forzando l’incastro con la metà mela sbagliata.

Con la complicità di libri che profumano di cioccolata, cappuccini che sostituiscono pranzi e i colori delle caramelle il Dio dell’Amore catapulta i due in una bisca da libreria dove le regole servono solo all’esclusione, dove ogni mossa decentra il sistema verso la fuga, verso la perdita del senso. “Amore è di tal natura da essere amore di qualcosa o di nulla?” questa è la domanda che Socrate pone ad Agatone nel Simposio. Per Mia Amore è…

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