Recensioni

Judo

Titolo:  Judo

Autore: Salvatore La Porta

Editore: Giulio Perrone Editore

Collana: Le nuove onde

Pagine: 203

Prezzo: € 17,00

Uscita: 9 dicembre 2021

Recensione

Salvatore La Porta ci propone il suo ultimo lavoro dal titolo “Judo” e pubblicato da “Giulio Perrone Editore”.

Pur non avendo mai praticato Judo, ho scelto di leggerlo perché sono stato conquistato dalla trama e specialmente dalla sua frase iniziale: “La sconfitta è una delle tappe formative di ogni individuo”.

Al suo interno c’è molto che conquista ed invoglia a leggerlo. Lo stile è sciolto, scorrevole ed invitante. Inoltre, ciò che ho trovato interessante è che può essere letto da tutti, infatti, non è indicato solo a chi pratica judo, anzi è per tutti noi lettori.

Nel volume ci sono diversi passaggi e frasi da sottolineare e da tenere presenti. “Judo” non è un saggio tecnico, ma piuttosto uno libro che ci mostra la vita sotto varie angolazioni e quindi la lettura è indicata a tutti noi che abbiamo molto da imparare e da tenere a mente ed è proprio a quest’ultima, oltre al corpo, che la lettura di questo libro si rivolge. Ci sono sì molti termini tecnici e giapponesi, ma ciò non deve spaventare, né bloccarci.

In quarta di copertina si legge le seguenti frasi:

“Vorremmo stare in piedi, e invece cadiamo.

Vorremmo abbracciare, e siamo divisi.

Vorremmo respirare, e ci manca il fiato.”

Trovo sia un passaggio che ci porta a riflettere e non è l’unico. Gli appassionati di judo divoreranno questo libro, noi che non lo pratichiamo, ci facciamo strada tra le pagine sottolineando ciò che più ci colpisce e che ci può essere utile per la nostra vita quotidiana. Penso che ci siano diversi consigli significativi ed importanti da tenere a mente.

Il libro è costituito da sei capitoli: Ukemi (cadute), Sakè, Lapilli, Shiai, Sakoku, Epilogo: sushi.

Durante la lettura si impara anche molto, si scoprono cose nuove. “Judo” è quindi un libro assai istruttivo ed interessante che può smuovere qualcosa dentro di noi, aprirci gli occhi, farci vedere la quotidianità in maniera diversa. Per esempio, circa il sakè, la tipica bevanda giapponese, molte persone pensano che sia un liquore, invece, è un vino! Ebbene sì, un vino di riso. Il liquore viene distillato, mentre il vino è la conseguenza di un processo di fermentazione.

Inoltre, è moderno ed appassionante nel suo genere. A mio avviso è da leggere un po’ di pagine ogni giorno e non troppo velocemente, va centellinato, ciò per goderselo meglio e per poter meditare su quello che leggiamo, in modo da immagazzinare e rifletterci sopra. Gli appassionati di judo saranno sicuramente avvantaggiati nella lettura.

A questo punto non mi resta che consigliarvi di correre in libreria per vedere dal vivo “Judo” di Salvatore La Porta, edito Giulio Perrone Editore, e per farvi conquistare da lui. Potrebbe essere, anche per voi, una lettura interessante ed utile.

Ed ora per invogliarvi mi propongo l’incipit:

“La sconfitta è probabilmente l’esperienza fondamentale della vita umana. Sospetto che sia abbastanza significativa anche per il resto delle creature di questo pianeta, ma non ho mai visto un gatto ricordarne a lungo una. Ancora meno un insetto o un uccello: potrebbe darsi che io non abbia osservato con la dovuta attenzione, e non voglio dire che un topo non sia in grado di imparare qualcosa dagli errori commessi. Eppure gli altri animali non sembrano dare troppo peso al lato emotivo della questione.

Imparano qualcosa quando c’è qualcosa da imparare, e il più delle volte mi sembra che lo facciano serenamente; è difficile che una sconfitta diventi il fulcro delle loro esistenze: preferiscono dedicarsi a cose più piacevoli come la ricerca del cibo, fare l’amore o giocare…”

Trama

La sconfitta è una delle tappe formative di ogni individuo: non possiamo diventare chi siamo senza conoscere ciò che sappiamo fare, e ancora meno senza conoscere ciò che non sappiamo fare e che in noi ha dei limiti. È per questo che una delle prime cose che impara un judoka è cadere, assecondare il flusso degli eventi in attesa di rialzarsi. La pratica del judo somiglia al Giappone, che ha vissuto cambiamenti, virate e grandi cadute.

Salvatore La Porta inizia da lì, tratteggia il Giappone di fine Ottocento, sferzato da venti nuovi e violenti: è arrivato lo straniero che ha scompaginato il vecchio ordine e le sue antiche tradizioni, aprendo una frattura nel Paese del Sol Levante che lo fa piombare in uno stato di crisi e incertezza.

In questo periodo il maestro Jigorò Kanò dà vita a una disciplina inedita e fonda il Kódókan, attorno al quale si raccolgono i migliori lottatori, da Shirò Saigó a Tsunejirei Tomita. Judo non è un manuale, non insegna le migliori tecniche di lotta, al contrario racconta come sia possibile accogliere la propria feconda fragilità. In periodi traballanti, l’unica salvezza è una disciplina che si occupi di mente e corpo, che sia educazione di sé e apprendistato alla vita, come lo è il judo: con tale allenamento, si può allora essere in grado di attraversare invasioni, terremoti, pandemie, eruzioni e tutte le tragedie che la storia può presentare, accettando Io squilibrio, l’unico stato in cui è possibile imboccare una nuova direzione.

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