Recensioni

L’ energia del vuoto

Titolo: L’ energia del vuoto

Autore: Roberto Bragalone

Editore: Alter Ego

Collana: Spettri

Pagine: 234

Prezzo: € 14,00

Uscita: 20 giugno 2018

Recensione

“L’energia del vuoto”, la cui copertina colpisce subito molto e personalmente l’ho trovata davvero carina, è un thriller, a mio avviso,  particolare e diverso. Mi sono trovato spiazzato durante la lettura, mi sono sentito messo alla prova ora vi spiego perché.

Prima di tutto il titolo in cui compare sia la parola “energia” che la parola “vuoto”: sorprende ed invoglia a capire come mai questo particolare accoppiamento, invitandoci a tuffarci immediatamente  nella vicenda.

Il secondo motivo è che parte immediatamente in quarta, infatti il primo capitolo ti afferra subito alla gola e descrive i fatti in modo spettacolare, provocando una forte dose di adrenalina. In seguito rallenta parecchio e il ritmo diventa molto più tranquillo. L’autore fa entrare in scena il protagonista: l’ispettore Stefano Pacini che è veramente diverso dai soliti personaggi che ricoprono il suo ruolo.

All’interno del libro, comunque, non è il solo ad apparire come un elemento atipico, ma anche le altre persone che animano la storia, risultano, a mio avviso, molto cupe, ho percepito in loro una certa dose di tristezza e di malinconia. Tutti portano il proprio contributo all’interno del thriller, ma alcuni (tra cui Pacini), lo fanno come se fossero disillusi. Nonostante ciò, l’ispettore, indubbiamente, svolge il proprio compito assai bene raccogliendo, infatti, i vari indizi e cercando di scoprire le motivazioni del folle gesto accaduto. Inoltre anche a livello umano e personale si trova a ragionare sulla sua vita.

Un thriller, secondo me, molto introspettivo che si fa assaporare lentamente, trasmettendo tanto, seppure con pochi colpi di scena rispetto a quelli a cui sono abituato e che amo trovare nei libri di questo genere. Tuttavia è stata una lettura che ho gradito perché ho potuto godermi questo genere visto in modo diverso dai soliti.

Ciò che ho trovato assai interessante e che mi ha colpito molto, sono stati i titoli di ogni capitolo. Diversi di essi danno spazio, man mano, ai vari personaggi del libro in modo da dedicare a loro la giusta attenzione, un modo per farli conoscere meglio ed apprezzare o no dal pubblico.

La parola “vuoto” del titolo è molto presente durante la lettura, in particolare nei titoli dei capitoli ed è proprio in questi casi che ho trovato le parti più intime e cariche psicologicamente. Sono queste quelle che mi sono piaciute maggiormente, che mi hanno trasmesso molto. Inoltre, sempre in questi parti, (oltre al primo capitolo che è pazzesco, da effetto “wow”)  l’autore, a mio avviso,  mostra il meglio di sé a livello di scrittura dando vita a momenti intensi e profondi che arrivano in modo forte al lettore.

Indubbiamente, quindi, è un buon libro a livello di scrittura, ricco di passaggi importanti che colpiscono a livello umano. E’ un thriller che parte molto bene, ma poi vira, come se volesse cambiare direzione entrando di più nel lato intimo delle persone, che non è assolutamente una cosa negativa, ma se ci fossero stati maggiori colpi di scena, oltre a quelli presenti che sono davvero molto avvincenti e potenti, l’avrei gradito maggiormente.

Questo è ovviamente un mio parere, che rispecchia i miei gusti personali, essendo assetato, quando leggo un thriller o un giallo, di passaggi pieni di adrenalina . Sono quindi sicuro che altri lettori lo apprezzeranno molto per questa linea particolarmente umana, che ha tenuto Roberto Bragalone nel raccontare “L’energia del vuoto”.

Concludo con un passaggio che mi è piaciuto molto (ma non è l’unico):

“Dai suoi occhi trasparì un’invidia profonda. Un sentimento che la signora non sapeva mascherare e che, probabilmente, non avrebbe mai ammesso. Aveva espresso un giudizio negativo e spietato nei confronti del marito, sì, ma Pacini pensò che più che biasimo, fosse l’invidia a farla parlare così. Il rancore di non saper vivere come aveva vissuto lui.”

Trama

È un tardo pomeriggio di fine marzo quando, al terzo miglio della via Appia, tra i ruderi del Circo di Massenzio, viene trovato il cadavere di un cameriere, Emanuele Damiani. Sembrerebbe una morte naturale, ma nella dinamica dell’accaduto c’è qualcosa che non torna. Il caso, allora, viene affidato a Stefano Pacini, ispettore stropicciato, mediocre, umano. Guidate dal fiuto del vice Montali e dalla prepotente direzione del nuovo commissario Quattrucci, le indagini portano alla luce un torbido intreccio di passione, potere, politica e soldi, un gioco sottile in cui personaggi ambigui si sposano a società occulte, flussi di denaro e relazioni poco chiare. Un fatto romano che, come tutti i fatti romani, potrebbe essere spiegato nei modi più disparati. Per esempio come una storia d’amore mai nata, come un’assenza, o come l’errore comune di considerare il vuoto uno spettatore silenzioso.

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