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La scatola di cuoio

Titolo: La scatola di cuoio

Autore: Gianni Spinelli

Editore: Fazi

Pagine: 213

Prezzo: € 16,00

Uscita: 24 ottobre 2019

Recensione

Questo romanzo racconta la storia di una famiglia i cui componenti sono legati dal dio denaro. I personaggi sono  ben descritti ed animano, in modo egregio, le varie pagine. Essi, dal mio punto di vista, sono la parte forte del libro. La scatola di cuoio, altro elemento principale, è come se osservasse tutta la storia prima di entrare in azione..

Gianni Spinelli, l’autore, mette in scena una commedia a tratti ironica ed in altri casi un po’ triste.

Dopo la morte di don Pantaleo tutta l’eredità passa a donna Marta e da qui si entra nella vicenda. Infatti lei è un personaggio dalle mille sfaccettature, furba, astuta, tirchia, opportunista, che si diverte a prendere in giro tutti i suoi parenti ed a tenerli in pugno, grazie al fatto che, un domani, saranno loro i possibili eredi, ma tutto dipende da chi lei sceglierà.

Da questo momento faranno a gara per accattivarsi la donna, per dimostrarle la loro disponibilità nel proporle compagnia ed aiutarla, si sforzeranno di essere gentili. Dal canto suo, donna Marta, è indubbiamente molto sola, messa in un angolo nonostante la ricchezza, intuisce che le attenzioni verso di lei sono solo una maschera di falsità. In alcuni momenti della lettura, la donna mi ha fatto un po’ pena e tenerezza.

I sentimenti veri non sono presenti, ma anzi è un romanzo pieno di astio e di inganni, di personaggi senza scrupoli, a parte Antonio che, in disparte, si accaparra la scatola di cuoio, unico oggetto che richiede e che davanti a questa suo desiderio viene deriso fino al colpo di scena.

La scrittura di Gianni Spinelli è indubbiamente molto ironica, ma a tratti anche cinica, ci cattura con le vicende di questa famiglia senza scrupoli ed assetata di denaro, che quasi gioisce davanti alla morte. Infatti mi hanno trasmesso proprio tutto ciò.

Se da una parte il libro mi è piaciuto perché ha in sé una storia particolare ed avvincente che mi ha conquistato ed invogliato nella lettura, dall’altra parte ho provato spesso molta tristezza per questi esseri umani e ribrezzo per il loro modo di agire.

Indubbiamente, secondo me, il personaggio migliore, nel bene e nel male, è donna Marta, che si diverte a prendersi gioco dei suoi parenti e, nella sua freddezza e durezza è anche una persona comunque sola e bisognosa di affetto, anche se a mio avviso, non lo vuole ammettere.

Grazie al contenuto della scatola di cuoio, che resterà misterioso molto a lungo, c’è nel libro anche questo elemento di suspense e di attesa da parte di noi lettori, che indubbiamente siamo curiosi ed ansiosi di scoprire di che cosa si tratta. L’autore ci tiene in ostaggio in modo sapiente e capace, tanto che essa passa in secondo piano, intrattenendoci con i vari personaggi, per poi ritornare ad incuriosirci con la scatola.

Forse mi aspettavo da questa lettura qualcosa di più, ma senza dubbio posso affermare che è stata molto carina ed interessante, particolare, a tratti mi ha fatto sorridere, in altri casi mi ha trasmesso un pochino di tristezza e mi ha fatto innervosire per il modo di comportarsi dei personaggi. Tirando le somme è comunque un libro che mi ha permesso di trascorre delle ore in buona compagnia.

Qui sotto vi lascio la quarta di copertina:

“La scatola di cuoio vissuto era sistemata da sempre su un cassettone di legno massiccio nello studio di don Pantaleo, a San Clemente. Dal giorno di Natale del 1968 aveva colpito la fantasia di Antonio Forini, trentasei anni, magro, un po’ curvo, quasi calvo, lenti spesse da miope, strampalato, “un tipo che, fra centomila lire e un portachiavi di metallo, sceglie il portachiavi, senza pensarci due volte”

Trama

Alla fine degli anni Cinquanta, in un paesino sperduto della Basilicata, un frate maledetto dal diavolo più che benedetto dal Signore mette su in maniera poco chiara una notevole ricchezza; in più, a casa di don Pantaleo, si sussurra, avvengono cose strane.

«Il demonio è più castigato del Provinciale» affermano i suoi compaesani, immaginando che diverse donne “pittate” passino la notte nella sua casa-convento. Finché, un giorno, don Pantaleo viene ritrovato morto, accasciato su una scatola di cuoio.

Parte subito un’indagine ma nel frattempo l’eredità del religioso – soldi, case e terreni – finisce nelle mani dell’arcigna donna Marta, moglie di un nipote e a sua volta non più giovanissima.

Da qui avrà inizio una sanguinosa battaglia per l’eredità: tra cause intentate dai parenti, in un Sud all’inseguimento del bottino, la vicenda assumerà un carattere grottesco.

Tra colpi di scena e agnizioni, in palio il succoso lascito di don Pantaleo, si snoda l’intera trama di questo libro, a metà tra la favola nera e un vero e proprio giallo, finché il mistero legato al testamento si scioglierà in un sorprendente finale che avrà tutto il sapore di una beffa.

Con uno stile ironico e una scrittura brillante, Gianni Spinelli costruisce una storia piena di sorprese in cui l’eco dei grandi classici del genere favolistico, da Barbablù al Canto di Natale, si mescola alla satira di costume per una riflessione in forma di commedia sui sette vizi capitali, con al centro una misteriosissima scatola.

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