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Ricordo di un’isola

Titolo: Ricordo di un’isola

Autrice: Ana María Matute

Editore: Fazi Editore

Collana: Le strade

Pagine: 232

Prezzo: € 17,00

Uscita: 8 luglio 2021

Traduzione: Maria Nicola

Recensione

Tra i libri di questo luglio ho letto una nuova uscita della casa editrice “Fazi Editore” dal titolo “Ricordo di un’isola” e scritto da Ana María Matute.

Questo romanzo, che è il primo di una trilogia, ha una trama che invoglia e quindi avevo alte aspettative, ma non mi ha soddisfatto completamente. Indubbiamente però mi è piaciuto, ma forse l’ho trovato troppo descrittivo, mi aspettavo molti più dialoghi e un ritmo più calzante. Nonostante queste mancanze, è stata una lettura intensa e profonda, merito di diversi passaggi che portano a pensare e che coinvolgono. Le descrizioni sono tante e, grazie ad esse, si riesce ad immaginare al meglio le varie scene narrate e a riflettere.

Si tratta di un libro con un’ampia parte di formazione ed è diviso in più parti.

Le sensazioni, durante la lettura, sono diverse, infatti a volte ho provato un po’ di tristezza, ma anche di tranquillità ed il desiderio di passare un po’ di tempo in un luogo simile, lontano dal resto del mondo.

La protagonista è una adolescente di nome Matia che, insieme a suo cugino Borja ed al tutore Lauro, movimenta la vicenda. La ragazzina si trova sull’isola, dalla nonna, mentre incombe ancora la guerra e non si può dire che sia caratterialmente tranquilla, infatti il suo comportamento è abbastanza vivace.

La scrittura di Ana María Matute è molto precisa, pulita e cristallina. I capitoli sono densi di avvenimenti ed illustrano perfettamente le scene. A mio avviso, ci sono dei passaggi maggiormente movimentati ed appassionanti, mentre altri più lenti e riflessivi. “Ricordo di un’isola” è, secondo me, un romanzo strano proprio per la questione del ritmo perché varia parecchio.

Matia e Borja hanno due caratteri vispi, sempre in movimento e vivono sull’isola il periodo dell’adolescenza con tutte le sue problematiche e le scelte da prendere. Anche i rapporti tra la ragazzina e sua nonna ed inoltre con Lauro, sono abbastanza frenetici e particolari. Sinceramente la figura del tutore è quella che mi è piaciuta di meno, infatti ho trovato Lauro con poco spessore e di poco interesse. Mentre gli altri personaggi, durante la lettura, mi hanno conquistato maggiormente ed incuriosito.

“Ricordo di un’isola” è un romanzo interessante specialmente dal punto di vista stilistico e lo consiglio principalmente per questo motivo. La penna dell’autrice scivola perfettamente sulle pagine e stimola la nostra curiosità. Se amate i romanzi con ampie descrizioni e con personaggi a volte problematici e nel periodo dell’adolescenza, allora questo libro fa per voi. Sicuramente la storia non annoia e riesce nell’intento di intrattenere. Tenete presente che si tratta del primo volume di una trilogia.

Ed ora vi propongo l’incipit che, personalmente, trovo assai carino ed accende l’interesse per il libro incitando a continuare a leggere:

“Mia nonna aveva i capelli bianchi, increspati in un’onda sopra la fronte che le dava una certa aria collerica. Portava quasi sempre un bastoncino di bambù con l’impugnatura d’oro, che non le serviva a nulla, perché era salda come un cavallo. Riguardando vecchie fotografie, mi pare di scoprire in quel volto spesso, massiccio e bianco, in quegli occhi grigi orlati da un cerchio sfumato, un riflesso di Borja e perfino di me. Credo che Borja avesse ereditato da lei la sua gagliardia, la sua assoluta mancanza di pietà. Io, forse, questa gran tristezza. Le mani di mia nonna, ossute e dalle nocche sporgenti, non prive di bellezza, erano picchiettate di macchie color caffè. All’indice e all’anulare della destra le balla vano due enormi brillanti sporchi.”

Trama

Espulsa dal convento dove studiava dopo aver dato un calcio alla priora, abbandonata dal padre e orfana di madre, l’adolescente ribelle Matía viene mandata a trascorrere i mesi estivi con la ricca e prepotente nonna sull’isola di Maiorca. Nella calda e opprimente quiete di un’estate adolescenziale, Matía trama con il cugino Borja tra lezioni di latino, sigarette rubate e fumate di nascosto e fughe clandestine con una piccola imbarcazione nelle cale più recondite dell’isola. Compagni di scorribande e avventure sono altri ragazzini dell’alta borghesia costretti come loro alla reclusione sull’isola e i giovani isolani, tra cui spicca Manuel, figlio maggiore di una famiglia emarginata da tutto il paese e per il quale Matía prova un conturbante sentimento a cui non riesce a dare un nome.

Maiorca è un’isola incantata e malvagia insieme, dove il sole brucia attraverso le vetrate e il vento si lacera contro le agavi. Il sordido mondo degli adulti nasconde molte incognite: gli uomini scompaiono misteriosamente, mentre le donne fumano alla finestra scrutando il mare in attesa di un ritorno. La guerra civile appena scoppiata sembra lontana ma quasi segretamente si sta combattendo anche sull’isola; ma c’è anche l’eco dell’Inquisizione e dei roghi di massa degli ebrei avvenuti nei secoli precedenti. La vita sull’isola è tracciata lungo linee dolorose e divisive, e diventare grandi vuol dire anche scegliere da che parte stare.

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