I giorni in cui ho imparato ad amarti

Titolo: I giorni in cui ho imparato ad amarti

Autore: Francesco Sole

Editore: Sperling&Kupfer

Collana: Varia

Pagine: 264

Prezzo: € 19,90

Uscita: 19 dicembre 2025

Recensione

Francesco Sole è tornato in libreria a dicembre con un nuovo romanzo dal titolo “I giorni in cui ho imparato ad amarti”, pubblicato dalla casa editrice “Sperling&Kupfer”, di cui ho ricevuto la copia con dedica.

Era da tanto che pensavo e riflettevo di leggere un suo libro e poi è arrivata l’occasione di questo suo nuovo lavoro con un titolo che mi ha conquistato e una trama che mi ha convinto definitivamente. In questo modo sono entrato pure io nel suo mondo editoriale.

La scrittura è, indubbiamente, molto scorrevole, appassionante ed avvincente. Ci sono passaggi che colpiscono e restano impressi, alcuni sono profondi ed intensi. Ovviamente deve piacere il genere e non farsi nessuna aspettativa, perché in questo caso il bello è farsi conquistare dal suo stile e dalla storia che ci propone, entrando in punta di piedi.

“I giorni in cui ho imparato ad amarti” racconta una storia ovviamente di amore, di sentimenti e di decisioni, ma anche di molto altro. Nella vita ci sono dei periodi in cui si scappa magari dalle proprie responsabilità o per crearsi una nuova vita, ma poi, col tempo, può darsi che occorra tornare sui propri passi e prendere in mano la situazione, per risolvere ciò che non era stato affrontato precedentemente.

La vita, a volte, ci concede una seconda occasione per fare i conti con il passato, con noi stessi, ciò è quello che è accaduto anche al protagonista che ci propone, grazie alla penna di Francesco Sole, le sue vicissitudini, i suoi problemi di cuore e familiari, i suoi affetti, i suoi drammi e le sue difficoltà nell’affrontare alcune situazioni.

Il romanzo fa, indubbiamente, riflettere anche noi lettori, che magari vogliamo metterci nei suoi panni per provare a capire come ci si sente, come avremmo reagito. Penso che durante la lettura capiti di stare dalla parte del protagonista o dargli contro per alcune azioni che non condividiamo.

A mio avviso, a volte occorre fare i conti con le nostre imperfezioni o quelle degli altri, capita che ci siano silenzi che pesano più delle parole. Durante la lettura ci si accorge che c’è una specie di paura di non essere abbastanza, la difficoltà di lasciarsi amare davvero. Si nota anche una certa fragilità che non diventa però mai melodrammatica, ma rende le persone, in questo caso specialmente il protagonista, più umano, più vero.

Egli affronta periodi di errori, di tentativi nel capire la decisione migliore, di giorni storti, ma, cosa secondo me molto importante, impara anche come reagire, come stare al mondo senza isolarsi, affrontando la vita con le sue avversità, tutto ciò lo porta a una crescita umana personale ed emotiva.

Cesare dovrà prendere ulteriori decisioni e diventare finalmente grande non solo in età, ma maturare pure dentro di sé ed affrontare veramente la vita come avrebbe già dovuto fare tempo fa.

Qui sotto vi propongo l’incipit

“MILANO, fine agosto. Il cielo ha l’aspetto di una vecchia camicia dimenticata sullo stendino: stinto, stanco, sformato. Sento la città che ansima piano, con il fiato sospeso tra ferie finite ed email ancora da leggere. Quelle dopo le vacanze estive sono le ripartenze che odio di più. Ormai mi sono abituato a vivere senza orari, senza timbrare il cartellino, senza nessuno che mi dicesse cosa fare o come farlo.

E in quell’abitudine io ci sguazzo molto bene. A dirla tutta, nel mondo che vorrei agosto è un mese a «statuto speciale» e dura novanta giorni; una specie di «isola che non c’è del calendario, dove si può vivere sospesi e leggeri come in un quadro di Chagall. Per questo odio settembre: è come promettersi di andare a correre tutte le mattine dopo aver passato un mese sul divano a guardare serie tv mangiando gelato direttamente dalla vaschetta; anzi, direttamente dalla fabbrica della Häagen-Dazs con un cucchiaio gigante, seduto sopra una montagna di biscotti al cioccolato…”

Trama

Su che frequenza viaggia il cuore? Cesare Rinaldi non ne ha idea, l’amore non fa più parte della sua vita da molto tempo: da quando si è lasciato alle spalle il paese in cui è nato, sulle colline toscane, e si è trasferito a Milano per rifugiarsi in una vita che non gli appartiene. Promettente scrittore, lavora in una piccola casa editrice, ma il suo vero talento è un altro: scappare. Cesare scappa dall’ambizione, dalle responsabilità, dai sentimenti e soprattutto da sé stesso. Un giorno, però, dopo anni trascorsi sui libri a leggere le storie degli altri, è costretto a riscrivere la sua, di storia. È zia Ada a chiamarlo per dirgli che suo padre è morto, l’azienda vinicola di famiglia è sull’orlo del fallimento, e lui è l’unico che può sistemare le cose. Così, dopo più di dieci anni, fa ritorno a casa.

Il rientro in Toscana è doloroso e lo mette di fronte a tutto ciò da cui era fuggito: i silenzi, le colpe, i ricordi, ma soprattutto Alessandra, la donna che ha amato e abbandonato all’altare. Solo, tra l’odore di umido, polvere e mosto, si ritrova ad affrontare il passato. A guidarlo è una psicologa incontrata quasi per caso, che riesce a insegnargli come gestire il cuore. Grazie a lei, Cesare impara a viaggiare su una nuova frequenza: la frequenza dell’amore, l’unica che potrebbe cambiare la musica di tutta la sua vita.

Tra giorni di vendemmia, notti che profumano di desiderio e baci rubati tra i filari, Cesare dovrà affrontare il bivio più grande: scappare ancora, o finalmente restare. Una storia che parla di seconde occasioni e di ritorni, per ricordarci che ci sono luoghi che non smettono mai di chiamarci, anche quando facciamo di tutto per dimenticarli. E amori che, per quanto lontani, continuano a vivere nel punto esatto in cui li abbiamo lasciati.

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