Il giardino dei fiori infelici

Titolo: Il giardino dei fiori infelici

Autore: Nicola Lucchi

Editore: Neo Edizoni

Collana: Iena

Pagine: 178

Prezzo: € 16,00

Uscita: 11 febbraio 2026

Recensione

“Il giardino dei fiori infelici” è il titolo molto particolare dell’ultimo libro di Nicola Lucchi, arrivato in libreria grazie alla casa editrice “Neo Edizioni” che si differenzia sempre per romanzi che colpiscono immediatamente il lettore, sia per la copertina, che per la trama.

Devo ammettere che questo nuovo lavoro di Lucchi mi ha conquistato immediatamente, tra il titolo, la cover e la sinossi non si può far altro che essere incuriositi dal suo contenuto.

Il punto forte della storia, secondo me, è il protagonista Lucas, un giovanissimo ragazzo di ventidue anni che torna a casa, scortato dai carabinieri e in manette, con un’accusa pesantissima, ma manca il movente. Lui è una persona molto particolare che stuzzica la curiosità, ma anche un po’ di timore, di ansia e di paura. È un ragazzo strano, ricco di sfaccettature che ha alimentato in me la voglia di leggere “Il giardino dei fiori infelici” con parecchia curiosità e mi ha stimolato nel continuare pagina, dopo pagina.

Oltre al meraviglioso titolo, che insieme alla copertina conquista il lettore, ciò avviene anche per il fatto che il protagonista molto enigmatico, per l’atmosfera, intorno alla quale ruota la storia, che è assai cupa, quasi magnetica, come pure l’ottima scrittura di Nicola Lucchi che ha saputo trattenermi tra le sue pagine provocando in me emozioni di vario genere.

Durante i vari capitoli occorre porre attenzione e l’autore ci tiene legati alle vicende, quasi per sfidarci nel provare a capire la verità, che invece è assai difficile e più complicata del previsto.

Curiosa è pure la richiesta di Lucas di parlare e di confidarsi con don Raffaele, durante una passeggiata nel bosco e da qui si apre la porta a vari colpi di scena e a particolari che tengono incollati alle pagine. Il racconto ci viene riportato da Olga, la madre del ragazzo e ciò incuriosisce maggiormente.

“Il giardino dei fiori infelici” è un libro con diverse ferite, con una storia dura, umana e di sofferenza. A mio avviso è una lettura introspettiva come piace a me; infatti, la promuovo e la consiglio a chi non teme le storie che lasciano il segno, le storie che portano a riflettere e con un personaggio davvero ambiguo, misterioso e impenetrabile.

Questa lettura ha molte particolarità, diversi punti sui quali analizzare la vicenda e funziona grazie ad una atmosfera emotivamente intensa, a dei personaggi studiati nei dettagli, carismatici e capaci di tenere il lettore incollato alla storia e poi, ovviamente, merito delle tematiche trattate che rappresentano l’ossatura de “Il giardino dei fiori infelici”.

Il titolo è già di per sé emozionante e, a mio avviso, trasmette molto. Infine, da tenere presente pure l’importantissimo lato psicologico che si ritrova all’interno, in modo denso e variegato.

Forse non è un libro per tutti, ma dategli una possibilità, sia per i personaggi, in particolare per Lucas, sia per la scrittura e sia per la storia che ha una sua motivazione e ha la capacità di restare dentro una volta arrivati alla fine.

Qui sotto vi propongo l’incipit:

“Mio padre si appese al ciliegio.

Lo fece anche il suo, ma scelse un ramo più alto. Quell’albero l’aveva piantato nonno quando era ancora un ragazzino, ed era cresciuto tanto da sollevarci dalla calura estiva per qualche ora al giorno, quando la sua lunga ombra si proiettava sulla facciata est della casa, dove Lucas dormiva. È colpa di quell’ombra se Lucas è diventato quel che è diventato, mica di nostro Signore. È quell’ombra nutrita a paura che l’ha schiacciato nel buio fin dalla culla.

Lo pensavano tutti che non avrei dovuto mettere al mondo quel figlio. Qualcuno, a volte, aveva perfino il coraggio di dirlo. Affogalo nel torrente e seppelliscilo in giardino, se non altro farà bene ai fiori.

Con le corde degli impiccati, sul ramo dove papà si appese costruii un’altalena. Era il gioco preferito di Lucas. Ogni pomeriggio, dopo la scuola, passava il suo tempo lì, su e giù dall’altalena, sempre intorno al ciliegio.

Mio marito se ne andò quando il bambino non aveva ancora cinque anni. Lucas non pianse.

Non aveva pianto nemmeno quando era venuto al mondo. La levatrice lo teneva a testa in giù per i piedi…”

Trama

Ha ventidue anni Lucas quando torna a casa in manette, scortato dai carabinieri. L’accusa è già nota, il verdetto già emesso, ma nessuno conosce ancora il movente. Il ragazzo spiegherà perché ha ucciso quei bambini, a una sola condizione: che gli sia concessa una camminata nel bosco insieme a don Raffaele.

Il prete se n’è andato dal paese molto tempo prima, e non immagina perché Lucas voglia parlare proprio con lui, ma è un uomo di Dio e non può rifiutare. Ciò che lo aspetta è più di una confessione. È una via crucis. A raccontarla è Olga, la madre del ragazzo. “La strega del villaggio”, così la chiamano. Nelle parole della donna, la storia della sua famiglia si mescola a quella della comunità in cui vive – ed è una storia di povertà, esclusione e violenza. Ma è anche la storia dell’amore che lega un figlio e sua madre. Di cosa può diventare l’amore se affonda le radici nella solitudine e nel dolore.

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