Intervista all’autore: Giuseppe Cloza

Ciao lettori e lettrici,

nell’intervista che vi propongo qui sotto, il protagonista è Giuseppe Cloza, autore del libro “Nam” pubblicato dalla casa editrice “Giunti”.

Cliccando qui trovate l’articolo con tutte le info

Intervista

1 – Chi è Giuseppe Cloza e che tipo di scrittore sei?

Sono uno scrittore, un consulente finanziario, un musicista…  A volte mi perdo anch’io.

Comunque, scrivo libri che fanno riflettere e sorridere, alleggeriscono, semplificano e aiutano a vivere meglio, anche nel quotidiano.

2– Come, o da dove, è nata l’idea di scrivere il tuo libro “Nam”?

Ho sentito il desiderio, anzi, l’esigenza di scrivere un libro che, senza tanti giri di parole arrivasse direttamente al cuore dei lettori, che gli toccasse qualcosa nel profondo…

3 – Mi descriveresti il tuo saggio con tre parole?

Una storia che ti accompagna dentro di te, ti cala in una dimensione dove ritrovi le cose che già sapevi, ma che poi hai dimenticato.

Avevi detto tre parole?

Ci riprovo: (una) calma ipnotica (che ti) risveglia.

4 – Quali sono le tematiche trattate?

Ognuno di noi ha un proprio posto in questa vita, un ruolo, un sogno da realizzare, una missione da compiere. E’ qualcosa che rende tutto degno di essere vissuto. Qualcosa che spesso purtroppo perdiamo per strada. Ma è il tuo sogno: l’hai scelto tu, anche se magari neanche lo sai. Ma quando lo ritrovi è come tornare a casa dopo un lungo viaggio difficile. Finalmente ti senti a tuo agio, ti senti sereno. Ti senti forte. E non hai più paura.

5 – Ci racconti qualcosa di “Nam”?

E’ il racconto di una storia che è capitata a me, ma potrebbe essere la storia di tutti noi. E’ un viaggio con tante brevi tappe che servono a ritrovarti. Il viaggio che tutti desideriamo fare, ma poi ci sono gli ostacoli che te lo impediscono, le cose che ti distolgono. Sono quelli che io chiamo i “ladri di vita”: tutto ciò che ti ruba la vita, perché ti impedisce di tornare al tuo sogno.

La storia di “Nam” è la storia di questo viaggio e di come liberarsi dai “ladri di vita”.

6 – Perché dovremmo imparare a meditare e che cosa ci potrebbe dare in più la meditazione?

Per me la parola “meditazione” non dovrebbe essere un’etichetta che rappresenta una scuola o una modalità specifica.

Meditazione significa entrare in connessione con la parte più profonda di te, che possiamo chiamare la tua anima, quella parte che è connessa con la vita, con l’Universo, con le altre persone…

Ognuno può avere un suo modo: puoi recitare un mantra, immergerti in una musica che ti traporta altrove, o semplicemente fermarti, staccare tutto e contemplare il rumore delle foglie mosse dal vento.

Quando riesci a staccarti dalle miriadi di stimoli da cui siamo bombardati, puoi entrare in un flow, un flusso, che ti porta in un tuo profondo che ti fa stare bene, Ti rasserena, ti fa vedere le cose in un modo diverso. Le priorità cambiano, i problemi si rimpiccioliscono e tutto diventa più leggero.

In questo senso, la lettura di “Nam” è una forma di meditazione.

7 – Qual è, secondo te, il punto di forza del tuo libro?

Ti cala in un mondo dove le parole si trasformano in emozioni. E le emozioni hanno il potere di cambiare i pensieri. Le emozioni arrivano dal cuore e risvegliano quei pensieri che ti cambiano la vita. Fanno affiorare le risposte che ti servono.

8 – Hai qualche consiglio da dare al lettore circa la meditazione?

Come dicevo prima, si può meditare in mille modi. L’importante è trovare il coraggio per spegnere tutto e non aver paura del vuoto che senti all’inizio, perché è proprio da lì che inizieranno ad affiorare le cose più belle.

9 – Come ti descriveresti con tre aggettivi e quali passioni/hobby hai nel tempo libero?

Io sono un po’ come Teo, il mio cane pincher che sembra un bassotto con le orecchie da doberman: lui non riesce a riconoscersi allo specchio; io non riesco a descrivermi…

Il tempo libero non so cosa sia, almeno nell’accezione tipica che gli diamo. Io ho la fortuna di fare cose che mi appassionano. Che si tratti di studiare i mercati finanziari, spiegare come funzionano con un linguaggio semplice per tutti nel mio sito https://bassafinanza.com, oppure cercare idee per un nuovo libro… non conosco la differenza fra lavoro e tempo libero, fra lavoro, passioni e hobby.

10 – Infine una curiosità: qual è stato l‘ultimo libro che hai comprato e/o letto?

L’ultimo comprato non saprei, perché ne compro continuamente e ho una pila di libri in lista d’attesa.
L’ultimo letto è il delizioso “Pomodori verdi fritti” …

Biografia

Sono nato a Firenze nel 1965. Cioè ai tempi dei boomer, quando i telefoni funzionavano a gettoni nelle cabine, e per mandare a qualcuno una foto con un messaggio si usavano le cartoline e ci voleva una settimana. E però se stavi due ore senza telefonate e messaggi non ti sentivi perso e rifiutato dal mondo, e i genitori non entravano nel panico se non sentivano i figli 18 volte al giorno. Pro e contro.

La tv aveva 2 canali e c’erano solo 2 telegiornali: in pratica c’erano meno news, meno chiacchiere, meno ansie e meno supercazzole.

Ma erano talmente poche che a volte non so come abbiamo fatto a passare interi pomeriggi nel nulla senza battere la testa nel muro per la noia. Forse perché i giochi (dopo il pallone e il rubamazzo) ce li inventavamo da soli ed eravamo già maestri della realtà virtuale…

Ora, non vorrei sembrare uno di quei nostalgici della serie “prima si stava meglio”. Macché.

L’evoluzione, il progresso dell’umanità è letteralmente costellato di piccole grandi conquiste che hanno reso la vita sulla Terra infinitamente migliore.

Innanzitutto le pietre miliari: il fuoco, la ruota, il senso di colpa, le armi di distruzione di massa… E non ultime le banche centrali, che oggi ci fanno sentire più ricchi creando soldi finti e debiti veri…

E poi ci sono altre conquiste notevoli, come le tasse, il codice fiscale, la burocrazia, l’acido ialuronico, lo Spid, il servizio clienti con l’assistente virtuale robotico che non capisce mai quello che dici … Eccetera.

Detto questo, sono sempre stato un pochino irrequieto: non mi è mai riuscito fare una sola cosa alla volta. Così, a un certo punto mi sono ritrovato a fare il musicista, il giornalista, l’universitario e l’aspirante scrittore (e sicuramente anche qualcos’altro che ora mi sfugge). Incasinandomi la vita in un groviglio di crisi di identità, che a volte mi presentavo con il sassofono all’esame di Scienze Politiche e andavo in Conservatorio di musica con i libri dell’Università…

Poi mi fiondavo nella redazione del quotidiano, dove mi spedivano a una conferenza stampa su un argomento di cui non sapevo un accidente, e però in due ore dovevo scrivere un articolo come se quella fosse la mia specializzazione da almeno un secolo.

Poi saltavo di corsa fino alla scuola di musica dove insegnavo, cercando di resettare il cervello lungo il tragitto. Dopodiché passavo le serate a suonare in qualche locale o concerto (naturalmente non una sola cosa, ma slalomando fra jazz, blues, musica classica, salsa, funk…), e/o facevo le ore piccole a vergare il mio primo romanzo di successo (secondo me) davanti al computer dell’epoca, che aveva la memoria di un criceto e il vizio ogni tanto di spegnersi da solo, cancellando tutto quello che avevo scritto.

Dev’essere in quel periodo che ha cominciato a salirmi un pochino la pressione, assieme al desiderio di semplificare la vita e avere meno pensieri che ti imprigionano.

Su questo tema devo dire che il Buddismo mi ha aiutato parecchio. L’ho incontrato a 16 anni (quando i semi del mio caos interiore erano già in piena fioritura) e posso dire che mi ha cambiato (e forse salvato) la vita, impedendomi di perdermi.

Per questo, da allora cerco di parlarne e condividere, perché credo possa essere un valido aiuto per molte persone. Anche quelle meno incasinate di me.

Comunque, a un certo punto, dato che nonostante tutto il mio stuolo di attività i soldi non venivano generati ma semmai consumati, mi sono trovato anche a lavorare in una banca con dei contratti a termine.

E lì è nata la passione (eccone un’altra) per la finanza. A contatto con i clienti di quella che poi chiamerò la Banca Bassotti, mi resi conto che di finanza non ne capiva una mazza quasi nessuno (certamente non le vecchine dai capelli azzurrini che mi chiedevano consiglio come fossi un esperto, giusto perché stavo dall’altra parte del bancone, anche se ero arrivato da due giorni).

Di fronte a un tema così oscuro (e noioso) i risparmiatori entravano in uno stato di soggezione e confusione. Presi dalla Sindrome del Cliente penitente (che non fa domande per paura di fare brutta figura) finivano per ubbidire docilmente al diktat della Bella Figheira, la consulente della Banca Bassotti: “Firmi qui, qui e qui! …”.

Così, mi sono messo in testa di aiutare queste persone, spiegando in modo semplice, e possibilmente non soporifero, come proteggere i propri risparmi. E così sono nati alcuni libri.

Allo stesso modo sono nati i libri che cercano di dare indicazioni pratiche per una vita meno incasinata e più soddisfacente. Più leggera, ma non per questo superficiale. Profondità non è sinonimo di complessità e pesantezza. Anzi.

Un concetto questo al quale sarei naturalmente refrattario, ma che per fortuna posso imparare ogni giorno da mia moglie, la stupenda donna africana dotata dell’infinita saggezza per sopportarmi (e supportarmi), e i miei quattro figli di età e colore variabile che cercano pazientemente di ricordami come si fa a rimanere piccoli (proprio come i miei nipoti… eh già, il tempo vola).

Ma quella della mia famiglia (e altri africani) è una storia che per raccontarla ci vorrebbe un libro apposito. Buona idea. Magari a breve…

Grazie di aver risposto alle mie domande!
Alla prossima

Gabrio

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