Intervista all’autrice: Elisa Andriano

Ciao a tutti,

ho il grande piacere di proporvi l’intervista a Elisa Andriano, autrice del libro “libro “Sembrava dovessero incendiare il mondo” pubblicato da “Clown Bianco Edizioni”

Se vuoi leggere l’articolo con tutte le informazioni circa il libro puoi cliccare qui.

Intervista

1 – Chi è Elisa Andriano e che tipo di scrittrice sei?

Incominciamo subito con le domande difficili! Sono una donna come tante: ho una famiglia, un lavoro, curo il mio giardino, faccio parte di associazioni di volontariato. Tuttavia, ciò che la vita ordinaria mi offre, viene costantemente riesaminato attraverso la lente caleidoscopica della narrazione. Tutto per me è racconto ed esprimo questa esigenza attraverso linguaggi diversi e complementari come la fotografia e, naturalmente, la scrittura.

Che tipo di scrittrice sono? Direi che, in virtù della mia personalità, cerco di elevare il quotidiano a straordinario fondendo registri differenti, per arrivare a raccontare qualsiasi vicenda, anche i tabù. Rimango vicina ai miei personaggi aiutandoli a emergere, forte del fatto che l’ironia sulle piccole cose sarà sempre lì a gettare loro un’ancora di salvezza.

2– Come, o da dove, è nata l’idea di scrivere il tuo libro “Sembrava dovessero incendiare il mondo?”

Questa la so! L’atto di iniziare a scriverlo, che per me non è stato scontato, è stato il fronteggiare la mia personale crisi di mezza età. Non avendo dopobarba da cambiare o moto da acquistare, ho pensato che fosse venuto il momento di mettermi alla prova sul serio su ciò che più amo al mondo: la narrazione.

L’idea del libro nasce dalla mia personale scommessa creativa di partire da una struttura che seguisse certi binari conosciuti – i cliché come il romanzo di formazione, la famiglia disfunzionale, i segreti da svelare –, per poi deviare verso territori emotivi meno battuti. Volevo raccontare una storia che sembrasse ordinaria solo in superficie, per poi scavare in profondità e stimolare una risonanza inedita nel lettore.

3 – Mi descriveresti il tuo romanzo con tre parole?

Imperfetto, come la vita vera dei protagonisti. Autentico, nella voce che non fa sconti. Cinematografico, per lo stile.

4 – Un pregio e un difetto della protagonista Carlotta.

Il pregio che apprezzo di più nella mia Carlotta è sicuramente l’ironia, mentre qualcun altro potrebbe preferire la sua determinazione di fronte alle difficoltà. Il suo difetto più grande è la spocchia, ma ci sta lavorando.

5 – Ci racconti qualcosa di Carlotta?

Carlotta è una studentessa fuori sede. Originaria della provincia di Vicenza, a Ferrara si è costruita una famiglia parallela, un microcosmo composto dalle amiche, ragazzini che hanno bisogno di ripetizioni scolastiche e una fedele bicicletta tinteggiata come una giraffa. Nonostante ami follemente il suo fratellastro, a casa fa fatica a tornare per via di una giovane madre bigotta e ossessionata dal lavoro, e che le ha sempre tenuta nascosta l’identità del suo vero padre. Ha una passione sfrenata per il buon cinema, è ossessiva e iper-razionalizzante. Di primo acchito potrebbe non risultare simpatica; ma la sua forza sta proprio nella sua umanità imperfetta e nella franchezza con cui decostruisce le proprie certezze, un’onestà che potrebbe conquistare più di qualche lettore.

6 – Quali sono le tematiche trattate?

Il romanzo è stratificato e attraversa diverse terre di confine. Il tema portante è sicuramente la disillusione generazionale: quel senso di attesa per un evento straordinario che non arriva mai, o che quando arriva si rivela molto più umano del previsto. Contemporaneamente è anche una storia di identità e segreti; Carlotta dovrà venire a capo di vari segreti per capire chi è davvero. In questo percorso, emergono la forza dell’amicizia e la lotta contro la sindrome dell’impostore, quel sentirsi costantemente inadeguati in un mondo che ci voleva incendiari. Infine, c’è il tema del quotidiano che si fa metafisico. Come la nebbia di Ferrara, che nasconde e rivela, il libro cerca di raccontare che la vera libertà nasce quando smettiamo di inseguire l’illusione della perfezione e accettiamo la nostra magnifica imperfezione.

7 – Qual è, secondo te, il punto di forza del tuo romanzo?

Credo che il punto di forza del romanzo sia la sincerità disarmante con cui viene affrontato il senso di inadeguatezza. Attraverso Carlotta ho voluto dare voce a quella sensazione di sentirsi una ‘truffa’ che molti provano, ma pochi ammettono.

8 – Come è avvenuta la scelta del titolo e della città di Ferrara?

Parto da Ferrara, per amore. È una città che conosco intimamente perché ho vissuto lì i miei anni universitari. Mi piaceva l’idea di renderle omaggio nel mio libro d’esordio, come un ritorno che suona come una ripartenza. Inoltre Ferrara, tra la nebbia e il suo essere defilata rispetto alle cronache, possiede una fotogenica aura di mistero, perfetta per la narrativa.

Sembrava dovessero incendiare il mondo nasce invece da una frase contenuta nella trascrizione del terzo segreto di Fatima che viene svelato proprio durante le vicende narrate nel mio libro. Per chi c’è stato e se lo ricorda fu una grande delusione. Per quarant’anni ci si era divertiti a ipotizzare rocambolesche e apocalittiche spiegazioni, e invece la Chiesa raccontò semplicemente che faceva riferimento a un fatto già accaduto, tra l’altro senza ripercussioni drammatiche per il mondo (l’attentato fallito a Giovanni Paolo II). Sembrava dovessero incendiare il mondo è il riassunto perfetto della parabola della protagonista e di un’intera generazione che ha mancato l’occasione ritenuta a lungo inevitabile di cambiare la storia, ma che poi ha dovuto lavorare su se stessa per scoprire una libertà più grande, al di fuori dell’illusione.

9 – Come ti descriveresti con tre aggettivi e quali passioni/hobby hai nel tempo libero?

Se devo parlare di me, potrei usare gli aggettivi più assurdi che mi vengono in mente. Cerco di essere seria e rispondo con: emotiva, anarchica e zuzzurellona. In coda, ovviamente, mi sono svelata.

Oltre alla passione per la lettura e la fotografia, mi rilasso con le mie piante, anche se ogni tanto mi fanno preoccupare, soprattutto quando il clima impazzisce. Tra i passatempi per me più importanti dall’età prescolare ci sono sicuramente i videogiochi.

10 – Infine una curiosità: qual è stato l‘ultimo libro che hai comprato e/o letto?

Confesso che sono una lettrice compulsiva. Ho un piano studiato di alternanza tra romanzi della tradizione, nuove uscite e graphic novel che non mi lascia mai a terra. Il mio segreto è avere sempre un libro con me, anche quando sono certa che non mi sarà concesso tirarlo fuori. In questo momento sto recuperando la lettura del magnifico Canne al vento di Grazia Deledda, ma ho già pronto che mi aspetta Come il cane è arrivato tra noi ed è rimasto di Silvia Bortoli, traduttrice e scrittrice raffinata.

Biografia

Classe 1983, Elisa Andriano vive a Valdagno, dove divide il tempo tra il lavoro in un’azienda artigiana, la famiglia, e l’amore per la narrazione. Laureata in Arti del teatro, ha imparato che ogni racconto ha bisogno del giusto sguardo: che sia attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica o tra le righe di una poesia. Fotografa per passione, coltiva piante e nei dettagli ricerca la bellezza. Sembrava dovessero incendiare il mondo è il suo primo romanzo.

Grazie di aver risposto alle mie domande!

Alla prossima!
Gabrio

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