Titolo: Sacro Fuoco
Autore: Emmanuel Venet
Editore: Prehistorica
Collana: Ombre lunghe
Pagine: 232
Prezzo: € 18,00
Uscita: 3 aprile 2026
Traduzione: Alice Laverda
Recensione
Emmanuel Venet è tornato in libreria, grazie sempre alla casa editrice “Prehistorica” che si dedica ai grandi autori francesi, con un nuovo romanzo dal titolo “Sacro Fuoco”.
Di questo scrittore ho letto, con grande piacere, “Fila dritto, gira in tondo”, di cui potete recuperare la mia recensione cliccando qui. Quindi avendo apprezzato il precedente libro e grazie alla nuova trama, sono stato subito invogliato ad immergermi tra le pagine del suo nuovo lavoro. Devo ammettere che è partito subito col botto, infatti, mi sono trovato catturato fin dalle prime pagine e catapultato nella storia
Il filo conduttore è ovviamente il fuoco, ma considerato sotto vari punti di vista, nono solo quello che brucia fisicamente. Il suo intento è sicuramente quello di lasciare il segno. Tutto sembra studiato nei particolari e niente è lasciato al caso. .
Il romanzo è ricco di personaggi, più o meno singolari, ma che sicuramente sanno distinguersi, posso quindi affermare che è un libro corale. Non è un romanzo come tutti gli altri, ma l’ho trovato particolare e curioso.
La scrittura è sicuramente pulita, limpida, precisa che sa come incuriosire il lettore fin dal titolo, Si legge con desiderio di sapere, anche perché è impostato in modo diverso dai soliti libri e anche le varie azioni, il modo dei personaggi di agire e di comportarsi stuzzica e non poco.
Il ritmo è sicuramente parecchio movimentato, a tratti oserei forse dire frenetico, c’è molta azione, magari non ci si trova sempre d’accordo, ma di certo è un romanzo che crea dialogo, confronto e che mette in discussione.
Emmanuel Venet è assolutamente un autore molto originale e lo si nota pure in questo suo nuovo lavoro, “Sacro Fuoco”, gli piace anche essere ironico; infatti, in alcuni passaggi si respira ciò e, secondo me, si percepisce parecchio il fatto che lui si sia divertito a scriverlo, come ad essere un autore provocatorio. La sua è, a mio avviso, un’ironia pungente, intensa che mette in luce le varie ambiguità sociali.
Come affermavo sopra, già dall’inizio si intuisce che la sua penna è molto diversa da quella di altri scrittori. La storia ha voluto ambientarla in un paese immaginario con delle atmosfere che ricordano qualcosa a noi magari già noto. C’è, per esempio, una cattedrale che brucia, proprio il 15 aprile e lancia al lettore un dubbio se ciò è avvenuto per una tragica fatalità oppure per un piano ben organizzato. Si respira, ogni tanto, un p’ di tensione e di inquietudine, è bravo nel farci provare diverse sensazioni ed emozioni.
Se cercate un romanzo davvero molto diverso dagli altri, se avete voglia di leggere qualcosa che sia capace di provocarvi e mettervi in discussione e con una scrittura perfetta, allora “Sacro Fuoco” è quello per voi.
Qui sotto vi propongo l’incipit:
“Il primo incendio che padre Philippe Lardent si ritrovò ad affrontare gli divampò nelle mutande domenica 26 giugno 1988, in occasione del battesimo di Grégoire Mourron: Marie-Ange, la madre del neonato, quel giorno indossava un abitino estivo verde mela dalla scollatura profonda, e risplendeva come una madonna. La lieve pancia da giovane puerpera e il petto opulento esprimevano tutta la gioia di presentare in pubblico, al braccio del marito, il frutto dei loro ardori sessuali.
Soggiogato, Lardent senti nascere un principio di erezione che gli valse delle associazioni d’idee salaci al momento di invitare i fedeli a rinunciare a Satana, alle sue opere e alle sue seduzioni. All’epoca, officiava come semplice parroco a Sainte-Guénulphe, dove la sua vita aveva raggiunto un equilibrio accettabile: Sibylle Stoltz, la sua governante, lo sosteneva nel quotidiano e fungeva bene o male da terrapieno quando la sua libido minacciava di straripare…”

Trama
In una cittadina immaginaria che ricorda la piccola comunità de Il Rosso e il nero di Stendhal, la cattedrale prende fuoco e crolla: è il 15 aprile, esattamente nove anni prima dell’incendio di Notre-Dame de Paris, come se questa data fosse maledetta. Ma si tratta di una tragica fatalità o di un atto deliberato?
Con sottile ironia e malizia, lo scrittore e psichiatra Emmanuel Venet offre l’esplorazione di una società di provincia come tante, dove tutti credono di conoscere tutti, in cui ognuno ha un lato turpe da nascondere, un solido movente, nessun alibi… preferendo mettersi a cercare il piromane
E c’è l’imbarazzo, della scelta: l’immigrato africano che figura da colpevole ideale, l’insospettabile figlio di buona famiglia, il vescovo libidinoso, lo stesso custode della cattedrale frettolosamente assunto da un’agenzia interinale, il politico corrotto, il povero diavolo perduto per sempre nelle brume della tossicodipendenza, lo psicologo psichedelico…
Successione di svariati punti di vista sull’incendio e sulle sue conseguenze, il romanzo segue il fil rouge del fuoco: quello del desiderio, della passione amorosa, della discordia o dell’inferno – a seconda che le fiamme siano distruttive o rigeneranti.
Il lettore vi troverà un’esaltante cronaca dell’ordinaria meschinità e un discreto elogio dell’indecidibile.