Sette donne

Titolo: Sette donne

Autrice: Lydie Salvayre

Editore: Prehistorica

Collana: Ombre lunghe

Pagine: 230

Prezzo: € 18,00

Uscita: 29 agosto 2025

Traduzione: Lorenza Di Lella, Francesca Scala

Recensione

“Sette donne” è il nuovo libro di Lydie Salvayre pubblicato da “Prehistorica Editore”, di cui vi ho spesso parlato per il fatto che porta in libreria opere di autori francesi e sono libri molto ben curati, sia nelle copertine, che nelle pagine interne, tanto da proporci sempre dei gioiellini da leggere e poi da conservare con cura nella nostra libreria.

Per quanto riguarda questa novità editoriale, come sapete non sono uno che legge spesso i classici, quindi, inizialmente, ero un po’ dubbioso se accettare questa collaborazione, preferivo che la copia andasse a chi era sicuro di amare il romanzo, poi invece ho voluto dare una possibilità a “Sette donne” e devo quindi ammettere che ho fatto davvero bene, infatti sono felicissimo di averlo accettato e averlo letto.

Il libro è stupendo e l’ho trovato parecchio interessante. L’autrice scrive in modo scorrevole, avvincente ed appassionante. All’interno di questo suo lavoro troviamo, dopo una sua introduzione dettagliata e affascinante, i sette capitoli, ognuno dedicato alle sette grandi protagoniste del libro. Ammetto che alcune non le conoscevo, ma di altre, famosissime. mi ha fatto piacere saperne qualcosa di più.

Ma proseguiamo con ordine, elencandovi prima di tutto le sette grandi donne: Emily Brontë, Djuna Barnes, Sylvia Plath, Colette, Marina Cvetaeva, Virginia Woolf, Ingeborg Bachmann.

Ogni capitolo è dedicato esclusivamente ad una di loro ed è parecchio dettagliato, scritto con grande precisione e contenente anche alcune curiosità, diversi aneddoti e passaggi della loro vita, pure dolori, magari poco noti, inoltre veniamo a conoscenza ulteriormente dei loro lati caratteriali. Proseguendo, si fa riferimento, ovviamente, anche ai loro romanzi di maggior successo e alle loro pubblicazioni.

Personalmente sono rimasto incantato e conquistato, sia dalla scrittura di Lydie Salvayre, che ha saputo molto bene tenermi incollato alle pagine oltre ad incuriosirmi e fare in modo che leggessi con grande interesse, sia dalle storie narrate. In alcuni casi ho potuto approfondire notizie che già sapevo, ma ho scoperto elementi nuovi ed interessanti, in altri casi ho conosciuto donne nelle cui vita, prima non avevo avuto occasione di entrare.

Il capitolo che ho preferito è stato sicuramente quello dedicato a Sylvia Plath, perché l’ho sempre trovata una persona che ha saputo lasciare un segno. Inoltre, sono rimasto molto colpito dal capitolo su Emily Brontë, perché diverse informazioni e notizie purtroppo non le conoscevo.

Grazie a “Sette donne” ho arricchito e mie nozioni su questi sette importanti personaggi della letteratura, inoltre ho scoperto un libro che mi sento di consigliare assolutamente a tutti voi. A tale proposito non ho voluto anticiparvi nessun passaggio proprio per non rovinarvi la curiosità e la lettura, ma per lasciarvi scoprire i vari dettagli e le diverse informazioni costruttive.

“Sette donne” è stata una lettura assolutamente appassionante, istruttiva, che sono felice di aver fatto e ringrazio la casa editrice, non solo di aver portato in libreria questa fantastica opera, ma anche di avermela proposta, perché altrimenti penso avrei perso un gioiellino.

Qui sotto vi propongo l’incipit dell’introduzione di Lydie Salvayre

“Sette pazze.

Alle quali vivere non basta. Mangiare, dormire e cucire, è davvero tutta qui, la vita? si chiedono.

Sette pazze che seguono ciecamente un richiamo. Ma di chi, di cosa? si interroga Woolf.

Sette fanatiche per le quali scrivere è vivere (“Scrittura a parte, niente ha valore”, dichiara Cvetaeva, la più estremista di tutte). A tal punto che, quando per un qualunque motivo non possono farlo, la loro esistenza è come minata alle fondamenta.

Sette dissennate che, contro ogni logica e ogni buon senso, dicono no al branco dei “lupi delle piazze”, siano essi politici, letterati o entrambe le cose, e lo scrivono ciascuna a suo modo,

chi urlando, sbattendo le porte, strappando le maschere, e pazienza se con la maschera vengono via la pelle e la carne, chi con delicatezza e modi molto british,

ma tutte dando ascolto a quella voce che sussurra all’orecchio: più a destra – più a sinistra, più su – più giù, più svelto più lento, allungare troncare. La voce del ritmo. Non hanno dubbi: senza quella voce non esistono né scrittura né scrittori. Un dato di fatto semplice e impietoso.

Sette temerarie per le quali scrivere non equivale ad affacciarsi come turiste nel mondo della letteratura per poi, oplà, tornare alla cosiddetta vita vera.

Per le quali la scrittura non è un orpello dell’esistenza.

Per le quali la scrittura è l’esistenza stessa. Né più, né meno.

E che si buttano a capofitto nella loro passione senza lasciarsi frenare dall’ostilità del contesto in cui vivono. Sette pazze, vi dico…”

Trama

Sette donne in carne e ossa. Sette figure emblematiche della letteratura. Singolari e passionali, trascendono il proprio dolore personale nell’opera; sarà invece il loro rapporto col quotidiano a essere vissuto in maniera tragica. Ma non è forse questo “quotidiano” ad aver segnato la Storia? Quello della Parigi anteguerra, degli Anni folli, della Russia stalinista… Come riscrivere un’opera attraverso la vita del suo autore? Lydie Salvayre – già premio Goncourt per il fortunato romanzo Non piangere (Prehistorica Editore, 2024) – si abbandona a quest’arte del ritratto, come prima di lei Cioran e Sainte-Beuve, scegliendo le autrici che le hanno segnato la vita, che hanno reso feconda la sua opera: Emily Bronte, Colette, Virginia Woolf, Djuna Barnes, Marina Tsvetaeva, Ingeborg Bachmann e Sylvia Plath. Scomode, scandalose, sono testimoni a modo loro del mondo che tanto hanno sofferto quanto contribuito a sagomare…

Le loro opere sono ormai monumenti letterari, che Lydie Salvayre fa rivivere raccontandone la storia privata, fatta di bellezza, dismisura, ribellione, ma anche di fragilità e disperazione.

Sette fanatiche per le quali scrivere è vivere. Lydie Salvayre – già premio Goncourt per il fortunato romanzo Non piangere (Prehistorica Editore, 2024) – si abbandona a quest’arte del ritratto, come prima di lei Cioran e Sainte-Beuve, scegliendo le autrici che le hanno segnato la vita, che hanno reso feconda la sua opera.

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