Recensioni

Tavolo numero sette

Titolo:  Tavolo numero sette

Autore: Darien Levani

Editore: Edizioni Spartaco

Collana: Dissensi

Pagine: 218

Prezzo: € 13,00

Uscita: 30 maggio 2019

Recensione

“Tavolo numero sette” è un legal thriller molto originale, particolare e direi anche costruttivo.

Gli elementi principali sono un pranzo di nozze, dei commensali tra cui un giudice (Camillo Bordin) che ha scagionato colui che è ritenuto colpevole di un doppio omicidio avvenuto tempo prima.

Tutta la storia ruota intorno al tavolo in cui le persone presenti accusano Camillo di aver sbagliato il suo giudizio e di aver compiuto un gravissimo ed imperdonabile errore, dato che le prove inchiodavano il presunto assassino.

Camillo cerca, invece, di spiegare in modo serio, pacato, preciso e dettagliato le motivazioni della sua decisione.

La scrittura di Darien Levani è assolutamente scorrevole, nonostante l’argomento sia serio ed importante, ma riesce, in modo eccezionale, a tenere viva l’attenzione del lettore.

È stato sensazionale sentirsi coinvolti nella storia tanto da diventare parte attiva di essa. Infatti chi legge non può e non deve restare in disparte, ma si sente chiamato a riflettere, grazie alle spiegazioni di entrambe le parti, alle varie informazioni che trova nelle pagine, e deve decidere con chi stare, se con il giudice o contro.

Vi assicuro che non è una decisione facile da prendere, ma indubbiamente è molto entusiasmante essere così preso.

L’autore è davvero bravo a stuzzicare il lettore insinuandogli dubbi, incertezze e mettendolo in difficoltà, quasi a sfidarlo. Infatti entrambe le parti (alcuni commensali del tavolo e il giudice) espongono il proprio parerei n base agli indizi, ai fatti, agli elementi in loro possesso. Alcuni indubbiamente veritieri, altri invece forse per “sentito dire”.

Più proseguivo con la lettura e maggiormente mi sentivo coinvolto ed interessato a tutta la storia. La versione del giudice, con le sue spiegazioni e le sue motivazioni circa la decisione finale che ha preso, sono davvero avvincenti e precise. Inoltre ci fanno riflettere seriamente sull’argomento.

Spesso prendiamo una decisione senza informarci meglio, senza raccogliere tutti gli elementi necessari, ma semplicemente perché la massa delle persone va da quella parte. Invece, come “Tavolo numero sette” ci insegna in modo serio e distaccato, occorre ragionare a mente lucida e con la propria testa.

L’argomento della giustizia è, indubbiamente, molto complicato, ma l’autore riesce, comunque, a schiarirci un po’ le idee facendoci riflettere sul tema proposto.

Il personaggio di Camillo Bordin mi è parso molto ben preparato e con un modo elegante di porsi, educato e schietto.

Il ritmo narrativo è assolutamente gradevole e scorrevole. Un libro, che nonostante il tema importante, non annoia mai, ma anzi invoglia a continuare nella lettura, spronandoci a prendere una decisione.

Sono molto contento di aver avuto l’occasione di leggere questo legal thriller di Darien Levani, perché, oltre a scoprire un nuovo autore,  mi ha anche aperto gli occhi e la mente, oltre ad avermi intrattenuto in modo costruttivo e coinvolgente. Circa la verità e la fine del libro, lascio a voi scoprire tutto ciò leggendolo.

Lo consiglio agli appassionati del genere, senza dubbio, perché troveranno in “Tavolo numero sette” “pane per i loro denti”, ma sicuramente mi sento di suggerirlo anche a chi ha voglia di leggere qualcosa di nuovo e di curioso anche per come è concepita la storia.

Qui sotto vi riporto uno tra i vari passaggi che ho trovato interessanti:

“Quel che succede in un processo è il tentativo più serio messo in atto per cercare di comprendere i comportamenti umani. Non esiste film o programma del pomeriggio che possa specchiare quello che accade in un processo penale: è un accertamento tecnico non ripetibile, come direbbero alcuni.

Al processo, però, le motivazioni interessano solo in seconda battuta. Gli sforzi si concentrano per capire se Tizio ha ucciso Caio, e conta fino ad un certo punto se l’ha fatto però odio, gelosia o avidità…. Personalmente voglio capire perché la gente fa quello che fa, che cosa scatta nella testa di un uomo quando decide di rubare oppure perseguitare una vecchia amante o la moglie. Se solo potessi andare così a fondo in tutti processi, ecco sarei un giudice migliore.”

Trama

Durante un matrimonio sei sconosciuti si ritrovano a condividere lo stesso tavolo, il numero sette. Stefano, collega dello sposo, giovane brillante e disinvolto, è seduto vicino a un uomo distinto che tutti evitano e guardano con sospetto. Ben presto la conversazione si concentra sul duplice omicidio di una madre e della figlia incinta che ha destato scalpore e polemiche perché l’unico imputato, un agente di recupero crediti, è stato giudicato non colpevole.

Piano, piano e con sempre più livore gli invitati cominciano a esprimere il proprio parere sulla sentenza, manifestando opinioni e pretese di imparzialità, che si scontrano con il freddo e professionale distacco degli uomini di legge. L’arco narrativo dura una manciata di ore, scandite dai momenti salienti delle nozze, dalla celebrazione in chiesa fino al taglio della torta.

Nel frattempo Stefano si aggira tra le sale e nel giardino della grande villa scelta per il ricevimento, con l’intento di utilizzare il pacchetto di preservativi che si è infilato in una tasca prima di uscire e, perché no?, di risolvere il mistero sul delitto delle due donne.

A metà strada tra giallo investigativo e legal thriller, con prevalenza o dell’uno o dell’altro genere che si compensano e completano a vicenda, “Tavolo numero sette” è un romanzo sulla giustizia sociale, sul mondo mediatico e sull’influenza che ha nella percezione generale degli eventi.

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