Il cielo sopra il Pigneto

Titolo: Il cielo sopra il Pigneto

Autore: Cristiano Ranalletta

Editore: Scatole Parlanti

Collana: Voci

Pagine: 130

Prezzo: € 13,00

Uscita: 12 aprile 2019

Recensione

Ammetto che, dopo aver letto la trama, le mie aspettative di questo libro erano molto alte e, quindi, l’ho iniziato temendo che potesse deludermi un po’, invece, fin da subito, la storia mi ha inghiottito e trattenuto nelle sue pagine fino alla fine. Infatti l’ho letto in poco tempo perché mi sono appassionato, immediatamente, alle vicende del protagonista Federico, uno storico specializzato in filosofia della scienza.

Il merito, comunque è anche della scrittura di Cristiano Ranalletta che scivola molto bene essendo scorrevole e ben curata. Ho notato, ma ciò è esclusivamente una mia osservazione e mi piacerebbe avere una conferma da voi (quindi leggetelo), che l’autore ha dato molta importanza alle parole, sia al loro significato, sia ad usare quelle più consone alle situazioni descritte. Tutto, quindi, risulta molto pulito, preciso ed in grado di conquistarsi l’attenzione di noi lettori. Per dimostrarvi ciò vi riporto la citazione che ha scelto per iniziare il suo libro e che ho trovato, infatti, molto significativa:

“Inconsolabile. Segnati sul taccuino questa parola. Te lo posso dire per esperienza diretta. È la parola più triste di tutto il vocabolario”(Raymond Carver)

I romani, sicuramente, saranno i più attratti da questo romanzo, ma vi assicuro che è un piacere da leggere anche per un milanese come me.

Durante lo scorrere delle pagine si respira molto un’atmosfera di vita quotidiana che riesce a trasmetterci ricche emozioni, come per esempio la storia d’amore tra Federico e Roberta, con i loro alti e bassi ed alcuni colpi di scena. A mio parere “Il cielo sopra il Pigneto” è un romanzo appassionate ed intenso che ci permette di vivere una storia dalla sua nascita in poi, attraverso anche i vari intoppi.

Infatti ho notato che tutto è estremamente realistico proprio come la vita. Roma fa da sfondo alla storia e per noi italiani è un luogo magico. L’autore riesce a renderci preciso tutto ciò che racconta, proponendoci diversi temi. Egli spazia, infatti, tra argomenti di vario genere e ciò permette a noi lettori di non annoiarci, ma anzi tutto risulta, secondo me, molto stimolante e nulla è, per fortuna, prevedibile.

“Il cielo sopra il Pigneto” ci propone, nel corso delle sue pagine, alcune domande complicate, ma che stuzzicano la nostra mente ed il nostro cuore: “quanto dura la felicità?”, “Perché amiamo?”. Spesso, nella nostra vita, ci è capitato di riflettere su questi interrogativi. Vi scrivo ciò per dimostrarvi quanto ho trovato questo libro vero, schietto e stimolante.

Questo romanzo rientra, a mio parere, tra quelli che bisognerebbe leggere almeno una seconda volta per cogliere meglio tutto ciò che l’autore ci vuole comunicare e vivere al massimo la storia stessa. Tra amicizie, amori e momenti quotidiani si assiste, con trepidazione, alle vicende di Federico che risultano affascinanti per giovani ed adulti.

Concludo con un passaggio:

“Ci salutammo con fare molto naturale – sebbene vi fosse l’emozione di un primo incontro, al netto di un evento in cui non ci furono sostanziali interazioni. Non c’era soggezione. Anche questa volta non vidi nulla di solare in lei. Fascino, sì. L’eleganza della sua camminata. Il suo sussurrare con un lieve ma percepibile accento napoletano. Era estremamente vera o così mi sembrava.”

Trama

Sin dal suo titolo, il libro si connota geograficamente in modo puntuale: “Il cielo sopra il Pigneto”. E lo fa nell’unico modo che è possibile adottare nell’epoca della localizzazione automatica e del delirio social delle “registrazioni”: in modo emotivo.

Federico, il protagonista del romanzo, vive a Tor Pignattara, di cui il Pigneto è parte. Ci accompagna per mano in un dedalo di ragionamenti esistenziali e amorosi che si sovrappongono ai territori, alle piazze, alle vie. Una dimensione romana “sui generis”, in cui le stesse strade percorse da Pasolini e da famosi registi cinematografici vedono passare quotidianamente masse di bengalesi, “borghesi piccoli piccoli”, personaggi rigorosi, impegnati, borderline, tossici in crisi di astinenza.

Una folla di personaggi necessaria a tenere insieme la disperata esigenza di fare del territorio uno spazio dell’emozione, un’estensione fisica del proprio mondo interiore, in un certo senso la propria casa. Da una lucida fotografia della realtà multiculturale che si sovrappone a un viaggio interiore, l’autore ci restituisce storie d’amore e di abbandoni, l’incanto della fragilità umana.

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