Il grande me

Titolo:  Il grande me

Autore: Anna Giurickovic Dato

Editore: Fazi

Collana: Le strade

Pagine: 220

Prezzo: € 18,00

Uscita: 10 settembre 2020

Recensione

“Il grande me” è il secondo romanzo di Anna Giurickovic Dato. L’autrice ci propone una storia molto toccante, intensa e profonda.

Tutto ruota intorno ad una famiglia ed in particolare al rapporto con la figura di Simone, il padre, di tre figli, gravemente malato. Durante la lettura si soffre e ci si commuove molto. Tutto è scritto con una grande delicatezza, senza forzare la mano e senza voler portare il lettore alle lacrime, anche se ciò dipende, secondo me, dalla sensibilità di ognuno di noi.

La scrittura è assolutamente molto scorrevole ed appassionante, traspare il diverso attaccamento dei tre figli, chi è più legato al padre e si fa in quattro e chi di meno, ma tutti e tre, comunque, soffrono per il delicato e triste momento.

Durante la storia c’è un segreto, un mistero da risolvere del quale si viene a sapere dalle parole di Simone. La storia diventa così ancora più avvincente e incolla il lettore alle pagine, convincendolo, definitivamente, ad una lettura vorace.

A volte non è un romanzo facile da leggere, almeno per me, perché si affronta il periodo che precede la morte, tra sofferenze e ricordi, tra desiderio di impedire che avvenga il triste momento e il dover prendere coscienza che, forse, i nostri sforzi saranno vani, ma nonostante ciò si cerca di non perdere la speranza e di godersi ogni giorno, ogni istante con la persona malata. Infatti i confronti, le confidenze, i ricordi e i momenti passati insieme, in quel periodo, sono, per i tre figli, molto importanti e significativi ed impareranno a conoscersi meglio.

Carla (la figlia che maggiormente si prende cura del padre), Mario e Laura affronteranno insieme i giorni tra casa e ospedale, cercando di restare uniti e di sorreggersi a vicenda durante questo non facile periodo.

Oltre a loro c’è la strana figura della madre che, ogni tanto, compare tra le pagine. Mi è sembrata un personaggio molto enigmatico e particolare, mi ha lasciato un po’ perplesso.

“Il grande me” ci dimostra come un evento forte come la morte se, da una parte può unire, dall’altra può anche non essere così. Mi sarebbe piaciuto che fosse stato analizzato maggiormente il ruolo della madre e che fosse intervenuta di più, anche fisicamente. Sono un po’ rimasto male.

Indubbiamente è un libro potente che, pur facendoci commuovere molto, si legge con molto trasporto, si diventa come un amico di famiglia che cerca di dare conforto ai tre figli.

La figura di Simone è sicuramente assai interessante, infatti risulta essere un uomo con diversi interessi e passioni ed è la dimostrazione di come sia riuscito a vivere intensamente, partecipando attivamente in tanti campi, grazie alle sue varie doti. Penso che sia anche un uomo molto forte caratterialmente, testardo ed orgoglioso che fino alle fine vuole lottare.

La bravura, secondo me, di Anna Giurickovic Dato è di raccontare una storia toccante, con grande tatto e capacità narrativa, senza mai cadere nel banale e nel patetico. Inoltre riesce ad affrontare un tema molto forte, in modo limpido e diretto, tanto da permettere al lettore di continuare la lettura e di diventare parte della storia. A mio parere, infatti, ci si sente molto coinvolti, seppure non sia un libro facile da leggere a livello emotivo, ma si riesce, comunque, ad affrontarlo per le ragioni che ho spiegato poco fa.

La storia di Simone e dei suoi figli è narrata in modo schietto e vero, affrontando le varie fasi di quel triste periodo, istante per istante, passo dopo passo. La narrazione ha un ritmo molto azzeccato ed incisivo che permette al lettore di interessarsi alla vicenda sempre in modo attivo e col cuore in mano.

“Il grande me” lo consiglio sicuramente, magari non in un momento della vita in cui si sta passando ciò che affrontano i protagonisti. Occorre essere sia forti, che sensibili in egual misura per godersi al meglio questo gran bel romanzo.

 “Ci siamo tutti e tre, mia sorella, mio fratello e io; seduti in salotto, chiacchierando insieme a nostro padre, intanto abbiamo sguardi obliqui che non vogliono incontrarsi, non li sapremmo sostenere, chiamano colpe e rivelano paure; ogni nostra frase suona forzatamente felice, volutamente simpatica, ma poco fa ci abbracciavamo dietro alla porta, sul pianerottolo abbiamo pianto…Era la prima volta che ci incontravamo. Il fatto che non lo sappia ci dà l’impressione che quanto ci abbiano detto non sia così vero, perché quando una cosa è nascosta sembra debba (e possa) restarlo per sempre”

Trama

Simone, davanti alla consapevolezza di una morte certa, viene raggiunto a Milano dai suoi tre figli, dopo molti anni di lontananza. È l’inizio di un periodo doloroso, ma per Carla si tratta anche dell’ultima occasione per recuperare del tempo con suo padre. Simone, angosciato dal pensiero di aver fallito e di non poter più cambiare il suo passato, ripercorre le tappe della propria eccentrica esistenza, vissuta con grande passione e voracità.

Mentre la sua lucidità mentale vacilla sempre più, vuole usare il poco tempo che gli resta anche per rimediare a vecchi errori e confessa ai figli un segreto. In Carla e i suoi fratelli riaffiorano ricordi di anni lontani, i momenti dell’infanzia in cui la famiglia era ancora unita e quelli legati alla separazione dei genitori, nel tentativo di ricostruire una verità dai contorni sempre più incerti.

I ragazzi non possono far altro che assecondare il padre, tra realtà e delirio, mentre la malattia si dilata richiedendo sempre più attenzioni e occupando la totalità delle loro giornate. Inizia così una ricerca – anche interiore – dai risvolti inaspettati, che porterà Carla e la sua famiglia a scontrarsi con un’ulteriore dura realtà, oltre a quella della vita e della morte. Sarà un confronto necessario, che Carla ha cercato e allo stesso tempo sfuggito per anni, ma che ora dovrà affrontare con tutta la forza di cui è capace.

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