Intervista all’autore: Massimiliano De Giovanni

Buongiorno!!!

Questa settimana vi propongo l’intervista a Massimiliano De Giovanni, autore del libro “Torneranno gli sguardi”, pubblicato da “Kappalab”

Per recuperare anche la mia recensione puoi cliccare qui.

Intervista

1 – Come è nata l’idea di scrivere il tuo libro “Torneranno gli sguardi”?

Torneranno gli sguardi era inizialmente pensato come serie a fumetti per il mercato francofono. Era uscito in Francia un mio graphic novel a tematica LGBT e l’allora direttore di “Spirou” ne era rimasto colpito. Voleva che scrivessi una serie per adolescenti contraddistinta da una certa fluidità di genere, che parlasse alle nuove generazioni come Armistead Maupin aveva parlato ai lettori degli anni Settanta col suo Tales of the City.

Poi l’editore Dupuis è stato acquistato da Media-Partecipations, il direttore di “Spirou” è cambiato e il progetto è saltato, così qualche anno dopo ho trasformato l’idea iniziale in un romanzo, attingendo dal mio bagaglio emozionale ed esperienziale. Per la prima volta ho potuto mettere la mia anima a nudo senza filtri e senza mediazioni con un disegnatore.

2 – Mi descriveresti il tuo romanzo con tre aggettivi?

Brillante, appassionante, intimo.

3 – Mi puoi indicare un pregio e un difetto di Alessandro?

Nonostante le apparenze, il protagonista Alex è un uomo fondamentalmente fragile e questo per molti è un difetto. È stato segnato dalla fine di una relazione escludente che lo ha lasciato triste e rassegnato. Se l’eutanasia di un amore ci porta, quasi inevitabilmente, ad attraversare fasi d’incredulità, rabbia, disperazione e accettazione, proprio come di fronte a un lutto, quando chiudiamo una relazione tossica è come se dovessimo elaborare la fine di due relazioni, la perdita di due persone totalmente in contrapposizione tra loro. Ed è sempre difficile, perché prevale il senso di colpa. Per uscirne serve coraggio, forza, resilienza.

Il pregio di Alex? Da bravo sognatore non ha mai smesso di sperare in una perdita di equilibrio, in una variabile sentimentale nuova in grado di fargli cambiare umore giorno per giorno. E così è tornato a vivere.

4 – È un libro corale: come sei riuscito a gestire tutti i fantastici personaggi e come sono nati, come li hai scelti?

Ho scelto come punto di partenza la vicenda di Alex per intessere una storia che mostrasse un ampio spettro di relazioni: amorose, genitoriali, affettive, professionali, ma anche di religione e di pregiudizio, nel momento in cui è l’ebraismo a fare i conti con disinibizioni e omosessualità.

Ho raccontato le relazioni tra gli amici Luca e Samuel, le coinquiline Silvia e Anna, l’anziano Nicolas e il suo alter ego Cassandra, Doris e Gabriele, e naturalmente quella di Alex stesso con l’enigmatico Lorenzo.

Ho voluto soffermarmi sulle vite di ogni personaggio planandoci sopra, in modo minuzioso e preciso. D’altra parte, nella mia vita sono stato un adolescente impacciato come Samuel, un giovane adulto ansioso di mordere la vita come Silvia e Anna, oggi mi sento un inguaribile romantico come Lorenzo e già m’immagino un anziano sopra le righe come Cassandra (se il nichilismo non prenderà il sopravvento trasformandomi in Nicolas). Insomma, in Torneranno gli sguardi è come se Alex mi accompagnasse nei miei Natali passati, presenti e futuri, in perfetto stile Dickens.

5 – Come ti è venuta la bella idea del ricettario alla fine del libro?

Chi mi conosce sa quanto la cucina sia per me fonte di energia, al pari solo della scrittura. Ho avuto un ristorante a Bologna, tenuto corsi nelle librerie IBS, organizzato catering e oggi mi diverto a ideare ricette per il mio blog di cucina creativa (neparliamoacena.blogspot.com), tanto che con l’editrice Kappalab abbiamo deciso d’inserire un vero e proprio ricettario in appendice al romanzo, per permettere ai lettori di cucinare (come Alex e i suoi vicini) i piatti menzionati nel corso della storia…

La risposta è stata sorprendente, così qualche mese fa ho pubblicato con Kappalab anche un vero e proprio ricettario, In cucina con gli anime giapponesi, già tradotto in Francia.

6 – Ci racconti qualcosa del titolo e della bellissima copertina?

Siamo spesso distratti da parole vuote e sorrisi di circostanza. Buone maniere, ipocrisia e conformismo. Finzione e quieto vivere. Perché si dà sempre per scontato che la bocca sia il veicolo principale attraverso cui entriamo in relazione con gli altri. Al contrario, ho sempre pensato che le persone vere si riconoscano piuttosto dalla brillantezza degli occhi, perché uno sguardo è sempre rivelatore e confessa (tutto d’un fiato) anche ciò che le parole non dicono. E soprattutto non tradisce mai.

Il titolo, nato ben prima della pandemia, era inizialmente Torneranno di moda gli sguardi, ma come insegna Ludwig Mies van der Rohe: «Less is more», così alla fine ho optato per un più immediato Torneranno gli sguardi. Rispetto alla copertina, è stato un autentico colpo di fulmine: appena ho visto questo scatto ho capito che sarebbe stato perfetto. Quel ragazzo che esce dall’acqua rappresenta la rinascita di Alex e tutto si esprime in uno sguardo. E poi, se avessi scelto un’illustrazione per la copertina tutti avrebbero pensato a un mio nuovo graphic novel e volevo evitare fraintendimenti.

7 – C’è un aneddoto sul tuo libro che ti va di raccontare?

Due, per la verità. Piccole cose, ma straordinarie per il cuore. Una signora nata e vissuta a Ferrara, da qualche anno lontana dalla città, è tornata, ha noleggiato una bicicletta e ha pedalato lungo i percorsi suggeriti nel mio romanzo. Poi mi ha scritto, ringraziandomi per averle ricordato quanto sia bella Ferrara.

Un signore mi ha invece contattato dopo aver provato un paio di mie ricette: risotto al limone e liquirizia e bocconcini di maiale al tè nero vaniglia. Non riusciva a credere che fosse stata la moglie a cucinarli. La donna ha dovuto mostrargli il libro, e così lui l’ha letto e in quelle pagine ha trovato la forza di riaprire il dialogo col figlio gay…

8 – Come ti descriveresti con tre aggettivi?

Io sono un autore “militante”, ed essere un autore militante significa porre uno scopo al proprio scrivere. Per me la scrittura ha un compito politico (anche in una commedia quotidiana come Torneranno gli sguardi) perché nasce da un’esigenza reale, una paura che è figlia di una disuguaglianza sociale, spesso violenta, che si trasforma in lotta.

Così metto la parola (e a volte il disegno) al servizio dei diritti civili, nella speranza che i miei libri alimentino il cambiamento. Sono anche un “sognatore”, come tutti gli uomini d’azione. E decisamente “curioso”, perché la curiosità è motivante e mantiene la mente aperta.

9 – Quali sono le tue passioni e hobby?

Molte delle mie passioni sono diventate professioni, come la scrittura, la cucina o il design… Qualcuna cerco però di preservarla, perché rimanga nella sfera del privato, come quella per la fotografia di viaggio, che è esplosa in me in maniera del tutto inaspettata a 19 anni, quando ho visitato per la prima volta il Giappone.

Appena posso prendo il mio zaino e parto per una nuova avventura con la mia macchina fotografica al collo. Amo collezionare ritratti, immaginare vite dietro ai volti che fotografo, tanto che alcuni soggetti immortalati hanno ispirato personaggi per le mie storie.

10 – Infine una curiosità: qual è stato il tuo ultimo libro che hai comprato e/o letto?

La nostra furiosa amicizia di Rufi Thorpe è stata una bellissima scoperta, un romanzo di formazione sullo spazio fisico che ognuno di noi occupa (o riesce a conquistare) nel mondo. E poi Il rosmarino non conosce l’inverno di Matteo Bussola e Dove si nascondono le rondini di Enrico Losso, due romanzi che consiglio di cuore non solo perché scritti da amici, ma perché ti fanno innamorare della scrittura.

Biografia

Massimiliano De Giovanni (Bologna, 1970) è uno sceneggiatore, editore, saggista e docente di Scrittura Creativa all’Accademia di Belle Arti. Esordisce come autore nel 1994 con una breve storia di Lupin III intitolata Alis Plaudo, disegnata dal maestro giapponese Monkey Punch e scritta in collaborazione con Andrea Baricordi, Andrea Pietroni e Barbara Rossi. Sempre di Lupin III ha scritto gli episodi Nella camera a gas (Kappa Edizioni, 2002 – ristampato da Mondadori nella raccolta Pupe, yen e pallottole e nei Classici del Fumetto Serie Oro del quotidiano “La Repubblica”) e Nei panni di Zazà (Kappa Edizioni, 2003 – ristampato nei Classici del Fumetto Serie Oro del quotidiano “La Repubblica”).

È stato il primo autore italiano a parlare apertamente di omosessualità in un fumetto: tra i suoi graphic novel a tematica LGBT tradotti in Francia, Belgio, Spagna e Brasile, Gente di notte (Kappa Edizioni, 1998), Matteo e Enrico – L’integrale (Kappalab, 2014) e Le semplici cose (Feltrinelli, 2019), tutti disegnati da Andrea Accardi.

Come saggista ha pubblicato Anime, guida al cinema d’animazione giapponese (Granata Press, 1991), gli activity book Dragon Ball Z (Giunti, 2007) e Dragon Ball GT (Giunti, 2008), e Scrivere a fumetti – Manuale di Scrittura Creativa e Narrazione per Immagini (Kappalab, 2014). È inoltre presente nell’antologia Queerfobia (D Editore, 2021) col racconto I sogni non si decidono.

Apprezzato foodblogger, nel 2022 ha firmato il ricettario In cucina con gli anime giapponesi, pubblicato in Italia da Kappalab e in Francia da Ynnis.

Grazie di aver partecipato all’intervista.

Ciao

Gabrio

0 comments
0 likes
Prev post: PuzzleNext post: Ossessione

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi Articoli
Su di me

Book Blogger, fondatore del canale A Tutto Volume - Libri con Gabrio: l'inebriante mondo dei Libri in tutti i suoi punti di vista. Un luogo di incontro in cui conversare, divertirsi grazie ad un cocktail letterario, da bere o sorseggiare, che vi servirò giornalmente e che vi allieterà!
Scopri di più

Archivio Storico