La gita in barchetta

Titolo: La gita in barchetta

Autore: Andrea Vitali

Editore: Garzanti

Collana: Narratori moderni

Pagine: 265

Prezzo: € 18,60

Uscita: 28 ottobre 2021

Recensione

Andrea Vitali è tornato in libreria, a fine ottobre, con un nuovo libro: “La gita in barchetta” pubblicato da “Garzanti”. Una storia molto variegata, sia come azione, che come personaggi.

Lo stile, che lo contraddistingue, è sempre molto appassionante e carismatico. Infatti si sorride spesso per vari motivi. La lettura è piacevole e scorrevole, riuscendo a regalarci delle ore di sano svago e ci permette di staccare per un po’ dai nostri pensieri e problemi quotidiani.

La capacità di Andrea Vitali è proprio quella di rendere tutto assolutamente simpatico e vivace, di regalarci sorrisi e momenti che allentano le tensioni a cui siamo sottoposti ogni giorno. Infatti, per tale motivo, lo consiglio spesso quando si ha voglia di staccare la spina dalla quotidianità. Faccio, però, pure presente che il suo modo di scrivere non è per tutti perché, o piace o non piace, non c’è una via di mezzo.

“La gita in barchetta” inizia un po’ lentamente, ma poi si evolve con descrizioni e particolari che ci conquistano e ci tengono incollati alle pagine per scoprire lo svolgersi delle varie azioni che compiono i personaggi. I passaggi sono alcuni vivaci e pieni di ritmo, altri un filo più lenti e di troppo. Ma poi la sua penna riprende il brio che rappresenta il suo stile di scrittura e ci riconquista.

Ammetto che questo romanzo non è tra i suoi migliori; infatti, c’è anche meno ironia dei suoi precedenti libri e meno verve, ma in ogni caso riesce brillantemente nell’intento di intrattenere, in modo gradevole, i suoi lettori. Anche i nomi dei personaggi, che sono sempre molto buffi e simpatici, questa volta sono più classici e “normali”. A volte mi è parso che qualche passaggio fosse un po’ fuori posto e non del tutto avvincente.

C’è da dire, però, che i personaggi sono, comunque, sempre molto ben caratterizzati e sono sicuramente loro la forza del romanzo. Infatti, essi hanno una spiccata e forte personalità che li fa apprezzare e li rende molto gradevoli. Ognuno ha determinate caratteristiche e, a volte, strappano anche un sorriso.

La penna di Andrea Vitali riesce, quindi, in ogni caso, a dimostrarsi assai capace nell’acciuffare l’attenzione di noi lettori, di quelli che amano il suo stile, intrattenendoci dall’inizio alla fine, incuriosendoci con una storia appassionante e simpatica. Quindi se avete voglia di un romanzo che vi faccia anche sorridere “La gita in barchetta”, pur questa volta senza tante pretese, fa al caso vostro. Sicuramente vi saprà intrattenere piacevolmente, regalandovi qualche ora di svago.

Qui sotto vi riporto la quarta di copertina:

“Rita Cereda era la seconda figlia di Elena Fulgenzi in Cereda, vedova. Con la madre i dialoghi erano rari e perlopiù spenti. Ne sapeva qualcosa anche la prima figlia Lirina, pure lei esclusa dalle confidenze materne. Il cuore della vedova non era però asciutto come poteva sembrare.

L’affetto, le speranze, i frutti delle fatiche di sarta a domicilio servivano a far prosperare la terza figlia, Vincenza. Ben educata, misurata nei modi e nelle parole. Ma soprattutto bella. Digiuna ancora della maggior parte delle insidie della vita”

Trama

Nella Bellano insolitamente ventosa di inizio 1963, Annibale Carretta dovrebbe essere conosciuto come ciabattino. Dovrebbe, perché la sua indole è sempre stata un’altra. Nato «strusciatore di donne», uno che approfitta della calca per fare la mano morta, nella vita ha rimediato più sganassoni che compensi per le scarpe che ha aggiustato. Ed è finito in miseria, malato e volutamente dimenticato dai più. Ma non dalla presidentessa della San Vincenzo, che sui due locali di proprietà del Carretta, ora che lui sembra più di là che di qua, ha messo gli occhi. Vorrebbe trasformarli nella sede della sua associazione.

Per questo ha brigato per farlo assistere da una giovane associata, Rita Cereda, detta la Scionca, con il chiaro intento di ottenere l’immobile in donazione. E in parte ci riesce anche, se non fosse che quelle due stanze del Carretta ora a Rita farebbero parecchio comodo. Le vorrebbe dare alla madre per il suo laboratorio di sartoria, e alleviarle così il peso della vita grama che fa: vedova e col pensiero di una figlia zoppa, Rita, appunto; una malmaritata, Lirina, che non sa come liberarsi del muratore avvinazzato che ha sposato; e poi Vincenza, bella ma senza prospettive, che seduta sul legno di una barchetta vede riflesso nello specchio del lago il destino che l’attende e al quale non sa sottrarsi.

Su queste prime note si intona la sinfonia di voci e di vicende che hanno fatto di Bellano il paese-mondo in cui tutti possono ritrovare qualcosa di sé, e che nella Gita in barchetta interpreta una delle migliori partiture composte dalla penna leggera e tagliente di Andrea Vitali. Per i lettori è l’irresistibile occasione di immergersi ancora una volta nell’intreccio sorprendente di storie che è la vita.

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