Recensioni

Le gratitudini

Titolo: Le gratitudini

Autore: Delphine de Vigan

Editore: Einaudi

Collana: Supercoralli

Pagine: 151

Prezzo: € 17,50

Uscita: 25 febbraio 2020

Recensione

Del  libro “Le gratitudini” mi sono innamorato immediatamente dopo aver letto la trama, quindi le mie aspettative erano assolutamente molto alte.

Non appena ho aperto il romanzo, la scrittura di Delphine de Vigan mi ha confermato che il mio sesto senso non aveva sbagliato.

La prima pagina è meravigliosa e la storia mi ha inghiottito, infatti l’ho letta, come si dice, tutta di un fiato, senza sosta, anche perché è impossibile smettere dato che si viene letteralmente conquistati dalla vicenda della protagonista Michka e dagli altri due indimenticabili personaggi: Marie, l’ex vicina a cui ha fatto da seconda madre e Jérôme, il giovane ortofonista con cui, una volta arrivata nella casa di riposo, instaura un ottimo rapporto. Risulta stupefacente il feeling che la donna ha con loro due.

Il libro, seppur breve, contiene moltissimi passaggi veramente profondi ed intensi tanto da renderlo, a mio avviso, uno dei più belli letti finora in questo 2020.

L’autrice con “Le gratitudini” ci propone una lettura struggente, dolce e profonda. Una volta terminata si prova una sensazione di solitudine, perché si è consapevoli che si sentirà la mancanza dei tre meravigliosi personaggi che ci hanno intrattenuto con il loro grande cuore e la loro semplicità.

Inoltre le pagine, ricche di messaggi costruttivi, ci illuminano sull’importanza di non dare nulla per scontato, ma di essere aperti e di saper apprezzare ciò che ci viene donato durante la vita, anche le piccole cose, imparando in tal modo a custodirle gelosamente nel nostro cuore.

Oltre a tutto ciò, quello che ci arriva dalla lettura è il saper pronunciare una parola che spesso teniamo per noi, ma che invece va espressa a gran voce e con tutta la nostra anima: grazie ! Sei semplici lettere che fanno la differenza, che sanno riempire un vuoto e trasmettere una forza pazzesca a chi se le sente dire. Una parola che, nel suo piccolo, può fare molto, sia a chi la pronuncia, sia al destinatario.

La vita scorre veloce e spesso non tutto procede per il verso giusto, come ci dimostra la protagonista Michka che, ad un certo punto, si trova costretta a lasciare la sua casa perché non è più autosufficiente.

La riconoscenza che già nutre in sé, per un avvenimento che le è accaduto in passato e che scopriremo all’interno della storia, ora la proverà anche verso i due suoi splendidi aiutanti. Marie che ha accudito come una figlia e che ora riceve in visita, e Jérôme che, con la sua gentilezza e disponibilità, la assiste amorevolmente. Egli la sostiene e cerca di aiutarla a superare il problema della perdita della parola.

Delphine de Vigan ci raccontata tutto con grande capacità comunicativa e semplicità, in modo molto intimo e profondo.

Inoltre ci pone davanti al problema dell’avanzare dell’età con tutto ciò che esso provoca, ma lo fa senza impietosire nessuno, infatti tutto è narrato con grande forza, accettazione e consapevolezza.

La silenziosa malinconia ci accompagna durante tutto il romanzo, per poi aumentare, ma non in modo negativo, semplicemente seguendo l’andamento della vita che così deve andare.

Come avrete intuito è un libro che arricchisce molto e, soprattutto, una volta terminato, ci lascia un segno profondo ed importante.

Mi sento di consigliarvelo assolutamente perché è di grande impatto emotivo. Vi innamorerete della scrittura di Delphine de Vigan che conquisterà anche il vostro cuore e per merito suo avremo imparato a dire più spesso: grazie!

Qui sotto un passaggio:

“Allora, penso agli ultimi mesi, alle ultime ore. Le conversazioni, i sorrisi, i silenzi. Mi tornano alla mente gli istanti condivisi. Altri sono scomparsi. E quelli che mi sono persa li immagino. Cerco di ricostruire il giorno in cui ho capito che era cambiato qualcosa e che da allora in poi avremmo avuto il tempo contato.”

Trama

Michka sta perdendo le parole. Proprio lei, che per tutta la vita è stata correttrice di bozze in una grande rivista, lei che al caos del mondo ha sempre opposto una parola gentile, ora non riesce più a orientarsi nella nebbia di lettere e suoni che si addensa nella sua testa. E così adesso Michka vive in una residenza per anziani.

A dire il vero, se non fosse stato per quelle parole birichine e qualche trascurabile intoppo nelle attività quotidiane, sarebbe rimasta volentieri nel suo accogliente appartamento parigino. Ma è meglio così: qui riceve assistenza continua, e poi non voleva che Marie, l’ex vicina a cui ha fatto da seconda madre, si preoccupasse tanto per lei. E allora biscottini, sonnellini, uscitine, passettini: Michka si piega, con una certa riluttanza, al ritmo fiacco delle giornate «da vecchia», alle stravaganze degli altri «resistenti», ai sogni infestati dalla temibile direttrice.

Confinata nella sua stanzetta asettica, sempre più fragile e indifesa, a Michka non resta che consolarsi con le visite di Marie e le chiacchierate con Jérôme, il giovane ortofonista che lavora nella casa di riposo. Il ragazzo, infatti, ha ceduto presto alla tenera civetteria della sua paziente discola – gli esercizi per il linguaggio «la sfioriscono» -, che vuole solo raccontare e farsi raccontare.

A poco a poco, però, le parole si fanno più rare, barcollanti, e, anche se non ha perso il senso dell’umorismo, Michka è consapevole di non poter deviare l’inesorabile corso degli eventi. Ed è proprio per questo che vorrebbe realizzare un ultimo, importante desiderio: ringraziare la famiglia che l’accolse durante la guerra e che di fatto le salvò la vita. Saranno Marie e Jérôme ad aiutarla, perché anche loro conoscono il valore inestimabile di un semplice «gratis», come direbbe Michka.

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