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Slow journalism. Chi ha ucciso il giornalismo?

Titolo:  Slow journalism. Chi ha ucciso il giornalismo?

Autore: Daniele Nalbone e Alberto Puliafito

Editore: Fandango Libri

Collana: Documenti

Pagine: 248

Prezzo: € 17,50

Uscita: 28 marzo 2019

Recensione

Non leggo spesso molti saggi, ma inizierò a farlo. Infatti grazie a “Slow journalism. Chi ha ucciso il giornalismo?” mi sono appassionato al genere.

Questo libro, di Daniele Nalbone e Alberto Puliafito, è assolutamente interessante. Sarà merito dell’argomento attuale e sempre molto discusso, sarà che è scritto in modo assai scorrevole e coinvolgente. Insomma sono molti i motivi per i quali mi è piaciuto e me lo sono gustato per tutto il mese di aprile, leggendo qualche pagina ogni giorno. L’ho assaporato in tutti i suoi risvolti e cercando di essere neutrale. Il mondo del giornalismo e del web è assolutamente molto vario ed ampio. Inoltre è anche spesso criticato per diversi motivi, ma senza dubbio è molto affascinante.

I due autori ci illustrano bene diversi ed importanti concetti, mettendone in discussioni anche molti di questi. Tutto ciò lo fanno in modo chiaro e dettagliato, aiutandoci a riflettere e ragionare su diversi argomenti del giornalismo e del web. Ci rendiamo subito conto come tutto sia cambiato rispetto a molti anni fa, di come la comunicazione sia mutata e abbia intrapreso strade diverse.

Da molto tempo l’informazione non è più solo cartacea, ma è stata superata dal settore online, sempre in grande crescita, seppure con molti punti sui quali occorrerebbe riflettere. Anche il giornalismo ed il modo di farlo, come tutti i vari settori e tutte le cose, muta e si evolve. Con l’avvento del web tutto è diventato ancora più frenetico, più veloce e chiunque può produrre contenuti da pubblicare sui vari social o comunque online. Tutto ciò comporta sia pro, ma anche contro.

Ho trovato molto interessante, anche se già sapevo ma ho avuto modo di ampliare e aggiungere informazioni, la parte in cui si parla della fenomenologia del “Clickbait” (o clickbaiting: “esca da click”) e cioè l’ossessione ed il desiderio di attirare il maggior numero possibile di utenti online con contenuti acchiappa click. Si dà spesso maggior importanza a ciò invece che alla qualità. Ciò è dettato specialmente per ottenere entrare pubblicitarie. Per fare questo vengono spesso usati termini esagerati, accattivanti e sensazionalisti che attirano immediatamente l’attenzione dei lettori online e cliccano sul link per avere maggiori dettagli ed informazioni su ciò che in teoria anticipa il titolo, ma poi non sempre trovano quello che si aspettano. Un altro argomento, indubbiamente molto stimolante che viene trattato nel saggio, riguarda i contratti dei giornalisti e quanto guadagnano per ciò che scrivono.

Indubbiamente tutto ciò che si legge in questo libro è molto affascinate per chi è appassionato dell’argomento, come per esempio lo sono io e quindi ho trovato diversi passaggi interessanti ed illuminanti. Ma credo che possa piacere un po’ a tutti perché è ormai un tema che, bene o male, tocca chiunque. Il mondo del giornalismo e della comunicazione, quello delle notizie e delle informazioni, specialmente online, coinvolge moltissimi di noi e si rivolge a tutti.

Al suo interno di parla molto del mondo online che è il pane dei nostri giorni. Si discute delle grandi potenze come Google, Facebook. Tutti gli argomenti che Daniele Nalbone e Alberto Puliafito ci illustrano sono arricchiti con dati, esempi e informazioni, a mio avviso, validi e molto stimolanti. Alcuni argomenti li conoscevo, altri mi hanno permesso di aggiungere tasselli, mentre altri ancora, del tutto nuovi, li ho aggiunti al mio bagaglio culturale e sicuramente andrò ad informarmi maggiormente. Infatti non sono pienamente d’accordo su tutto ciò che ho letto. Ma è proprio questo il bello di un saggio, che ci permette di riflettere per poi dare vita a confronti costruttivi.

Promuovo assolutamente “Slow journalism. Chi ha ucciso il giornalismo?”, ringrazio di aver avuto l’occasione di leggerlo e mi sento di consigliarlo sinceramente.

Un passaggio che riassume bene:

“Informare è contribuire alla crescita sociale, economica, umana della popolazione. Disinformare è l’esatto contrario: è dar vita a sacche di ignoranza che diventano crudeli, al limite del disumano”

Trama

Quale è stato il momento in cui si è spezzato il rapporto di fiducia fra i cittadini e i media? Come sono fatti i contratti giornalistici? Quanto viene pagato un giornalista oggi? E per fare cosa?

Uno dei problemi dell’informazione oggi è l’ossessione per la quantità e per la velocità, la convinzione che il giornalismo debba competere con i social. Un altro modello di business: tanta attenzione per gli inserzionisti pubblicitari, poca per i lettori. Il mantra del “fare tanti click sul sito”, la monetizzazione a ogni costo con la pubblicità, la convinzione che nessuno sia disposto a pagare per il giornalismo digitale hanno contribuito a erodere gli spazi di crescita.

A partire da queste considerazioni e guardando, fra l’altro, alla lezione del professor Peter Laufer, autore di “Slow News – Manifesto per un consumo critico dell’informazione”, e a esperienze locali, nazionali e internazionali, questo libro fa un tentativo: quello di andare oltre la semplice critica. “Slow Journalism” cerca di proporre soluzioni.

Daniele Nalbone e Alberto Puliafito hanno una lunga esperienza nel giornalismo tradizionale e soprattutto in quello digitale, condividono una visione del mestiere – e forse anche del modo in cui ci si dovrebbe approcciare al lavoro e alla vita – che li ha portati a indagare su questo tema.

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