Recensioni

Una messa in scena posticcia

Titolo: Una messa in scena posticcia

Autore: Valerio Carbone

Editore: Edizioni Efesto

Collana: Parerga

Pagine: 224

Prezzo: € 13,50

Uscita: 1 marzo 2021

Recensione

“Una messa in scena posticcia”, pubblicato da “Edizioni Efesto e scritto da Valerio Carbone, è stata una lettura che mi ha piacevolmente sorpreso. Prima di tutto perché è scritto in maniera particolare e moderna.

La penna dello scrittore è frizzante, coinvolgente e anche intrigante. L’originalità del libro si nota subito dai nomi dei due protagonisti: Sorcio e Banana. Il loro è un bel rapporto di amicizia, seppure con alti e bassi, specialmente a causa di Alice, la sorella del secondo che ha una storia con Sorcio.

Il romanzo è tutto in movimento, infatti i ragazzi passeranno i vari capitoli in giro, in viaggio e ciò regala alla storia un ottimo ritmo. Già dalla bella copertina si nota che è un libro che corre, che si svolge in modo frenetico e che al suo interno non è prevista la noia.

Una particolarità è che, all’inizio di ogni capitolo, vengono indicati i personaggi presenti, coloro che saranno i protagonisti di quelle pagine. Inoltre, ci sono momenti anche istruttivi ed assai interessanti come, per esempio, quelli dedicati a Parigi che consiglio di segnarvi. Ho anche notato, a volte, la presenza di citazioni che, in un certo senso impreziosiscono il romanzo.

I capitoli, ogni tanto, si alternano con quelli in cui i protagonisti sono … “Dio”, in età diverse, che interagiscono, scelta bizzarra, ma anche interessante a livello narrativo.

Di “Una messa in scena posticcia”, oltre alla verve dei personaggi e al loro modo di agire nel corso del libro, mi hanno catturato diversi passaggi che ho trovato intensi, profondi e significativi. In genere sono all’inizio dei vari capitoli ed è stato un piacere ogni volta iniziarne uno nuovo, proprio per immergermi in essi e farmi cullare dalle parole scritte.

Ve ne riporto brevemente uno:

“Vedere il futuro si può. Bisogna solamente tenere gli occhi chiusi. Le grandi imprese sono sempre compiute da altrettanto grandi sognatori. Inoltre, senza timore di smentita, si può decisamente affermare che sognare è un’operazione da compiere con le palpebre abbassate. Ci sarebbero anche i sogni a occhi aperti, ma quelli sono solo film mentali dove si stringe saldamente tra le mani il timone della sceneggiatura: non c’è vera avventura se puoi riavvolgere il nastro e cambiare il finale…”

Trovo che siano parole davvero piacevoli da leggere e spronano anche a continuare la lettura.

Tornando alla scrittura, come dicevo, è giovanile, fresca e, a volte, le frasi sono scritte in maiuscolo (che in genere si usa quando si vuole far alzare la voce a un personaggio) so che a qualcuno potrebbe, forse, dare fastidio, ma in questo caso danno risalto a quell’attimo, a quella azione. Tutto ciò rende la lettura viva ed intensa.

“Una messa in scena posticcia” è forse indicato a un target giovane, molto attivo, scattante che si trova a suo agio tra le pagine di un libro carico di brio e di avvenimenti che accadono uno dopo l’altro. Però, per quanto mi riguarda, ho gradito parecchio questo romanzo e mi sento di consigliarlo come lettura che vi permetterà sia di svagarvi, che di farvi trascorrere delle ore piacevoli in compagnia di Sorcio, di Banana e degli altri personaggi presenti all’interno delle pagine. Complimenti sinceri, quindi, a Valerio Carbone per questo suo romanzo.

Concludo con il brevissimo, ma meraviglioso passaggio presente in quarta di copertina:

“Come il granello di sabbia penetrato nel cuore dell’ostrica può diventare una perla, un frammento di sogno, nel cuore della persona giusta, dà il via a una grande avventura”

Trama

Una corsa notturna a perdifiato per le strade di Parigi, una scanzonata coppia di amici, una vita di espedienti. Un furto maldestro e un sogno d’amore portano i pittoreschi Sorcio e Banana in un viaggio attraverso un’Europa senza confini. È l’avventura di una vita, il tanto atteso riscatto per un’intera generazione. O è forse, solamente, una confusa illusione, la fantasiosa distrazione di un Dio stanco e annoiato, capace di mettere in scena le proprie nevrosi personali attraverso la scrittura. In fondo, nessuno può separare il sogno dalla realtà.

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