Quanto basta- Il commissario Incantalupo

Titolo: Quanto basta- Il commissario Incantalupo

Autore: Paolo Domenico Montaldo

Editore: Yowras Editrice

Collana: seconda serie

Pagine: 188

Prezzo: € 12,00

Uscita: 28 marzo 2024

Recensione

Sono tornato nel mio amato commissariato, ossia in quello di Incantalupo, era da un po’ che non mi facevo intrattenere dalle sue indagini. Quindi eccomi a proporvi il mio parere sul tredicesimo volume dal titolo “Quanto basta” sempre pubblicato da “Yowras Editrice” e scritto dalla penna di Paolo Domenico Montaldo.

Devo ammettere subito che mi è piaciuto moltissimo, forse uno tra i più carini delle indagini, lo inserirei sul podio insieme ad altri dell’autore per quanto riguarda le sue pubblicazioni.

La storia ci propone la figura di Marianna Morando (la mia preferita) che da persona molto timida all’inizio (volume 1), ora dimostra il suo carattere forte, incisivo e determinato, mi piace molto come è cambiata, come la penna dei Paolo Domenico Montaldo ha deciso di trasformarla, facendola diventare una ragazza, “tosta” e moglie di Armando Incantalupo che anche lui viene, a volte, tenuto in riga da lei.

L’indagine mi ha intrattenuto con molto piacere, curiosità ed interesse, è stata ricca di elementi interessanti e di dettagli importanti e particolari.

Un piccolo appunto negativo è stato un passaggio in cui ho provato un filo di delusione per una mossa, o decisione, chiamiamola come meglio preferiamo, da parte del commissario, ma come sappiamo nessuno è perfetto, siamo umani e possiamo commettere errori. Inoltre, può essere che questa sua azione abbia “deluso” solo me, perché ognuno di noi agisce e pensa in maniera diversa, a seconda anche delle proprie esperienze. Non mi è piaciuta una sua risposta, un suo atteggiamento.

Per il resto ho adorato tutta la storia di “Quanto basta”, un’indagine ricca di colpi di scena, scorrevole, incisiva e che ha saputo intrattenermi tenendomi incollato alle pagine.

Come in ogni volume di questa serie gialla, ho ritrovato con piacere le parti ironiche, con il font in corsivo, che si distaccano dal resto del testo della pagina. Ciò permette, come le altre volte, di alleggerire la vicenda e non di renderla troppo tetra, pesante o timorosa, infatti per chi ama i gialli più alla “Agatha Christie” questi di Incantalupo sono l’ideale, seppure ogni tanto si incontra qualche scena che provoca un brividino e ci sta che sia presente.

Molto intrigante la parte finale in cui, come ogni volta, è presente la spiegazione per ogni singolo personaggio e l’analisi della situazione come per mettere a posto tutti i pezzi del puzzle. Trovo che sia un momento affascinante ed interessante.

Complimenti, come sempre, a Paolo Domenico Montaldo ed alla sua penna che sinceramente trovo sempre più affilata e migliore, ciò mi invoglia a leggere con alte aspettative pure le prossime indagini del commissario anche perché ormai si è di casa e sono personaggi che ho visto crescere, cambiare infatti sono come conoscenti o anche amici.

Qui sotto vi propongo l’incipit:

“Marianna Morando era una donna forte e sincera, volitiva e determinata. Quello che voleva lo voleva, e se lo prendeva, anche se nei confronti del commissario Armando Incantalupo era la donna più dolce del mondo, almeno nel privato.

Quando vestiva l’uniforme della Polizia di Stato era un’altra cosa. Lo aveva sposato per amore, e che quello fosse l’uomo della sua vita lo aveva capito fin dal primo sguardo, così come Armando aveva capito che quella sarebbe stata la compagna dei suoi giorni, la madre dei suoi figli e ogni altra cosa.

Diverso era stato il mio incontro con il commissario.

C’è un giardino nella mia città. Un luogo fatto di ricordi, di panchine, di gente innamorata, di mamme e di bambini, un giardino che vive dentro la mia città proprio perché è speciale per chi lo frequenta e per ciò che in quello spazio un po’ magico succede.

Ci portavo a spasso il cane. Era il frutto di scontri genetici che producono razze di cani e non cani di razza. In quel giardino c’era una panchina diversa dalle altre, di quelle che si facevano una volta, di ghisa scura e legno duro, a doghe lucide di vernice trasparente…”

Trama

Fumo, fuoco e fiamme, scintillio di metalli, clangore di lame d’acciaio, concitate grida di incitamento e disperazione. La brigata avanza inesorabile verso la missione che ogni giorno deve compiere: soddisfare orde di clienti affamati. Nel silenzio mattutino, la cucina di uno dei ristoranti più frequentati della città nasconde l’orrore di un delitto insolito e crudele.

In una variopinta girandola di interrogatori, e con l’aiuto di una squadra al meglio delle sue capacità, il commissario Incantalupo ascolta le storie massime e minime di persone che sono allo stesso tempo alleati e avversari. Storie di aspirazioni deluse, progetti irrealizzabili, parentele taciute e relazioni clandestine. Una preparazione stellata, con passaggi infiniti e complicate manovre, del tutto simile all’indagine che Lupo sta conducendo, è il punto di partenza per mettere insieme gli ingredienti e servirli, ancora fumanti, a un nutrito gruppo di sospettati. Il confronto finale rivela verità scomode e oscure da cui spunta un piccolo germoglio di solidità e di fiducia nel futuro.

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