Ciao lettrici e ciao lettori,
qui sotto vi propongo l’intervista a Stella Martorelli, autrice del libro “La bella vita e i tre mesi di vacanza” pubblicato dalla casa editrice “Scatole Parlanti”.
Se volete recuperare anche la mia intervista potete cliccare tranquillamente qui.
Intervista
1 – Chi è Stella Martorelli e che tipo di scrittrice sei?
Sono un’insegnante di inglese che lavora in un istituto tecnico e che ha deciso di raccontare la scuola dall’interno, senza filtri e con una buona dose di autoironia. Più che una scrittrice “accademica”, mi considero una narratrice del quotidiano: amo cogliere le contraddizioni, le assurdità e le sfumature comiche della vita scolastica moderna, trasformandole in racconti in cui colleghi e studenti possano rispecchiarsi. Sono anche una moglie e una mamma (di figli pelosi e non) che tenta di riuscire ad incastrare tutti gli impegni quotidiani senza impazzire.
2– Come, o da dove, è nata l’idea di scrivere il tuo libro “La bella vita e i tre mesi di vacanza”?
L’idea è nata dalla spinta di voler smontare, una volta per tutte, uno dei luoghi comuni più duri a morire: la convinzione che gli insegnanti lavorino pochissimo e si godano tre mesi di ferie pagate al mare. Ho avvertito l’esigenza di mostrare la realtà di cosa significhi stare in cattedra oggi, tra burocrazia, sfide educative e dinamiche surreali con le nuove generazioni, rispondendo al pregiudizio con la miglior arma a disposizione: l’umorismo.
3 – Mi descriveresti il tuo romanzo con tre parole?
Realistico, ironico, liberatorio.
4 – Un pregio e un difetto della protagonista?
Pregio: Un’empatia profonda e resiliente, che le permette di guardare i suoi studenti senza giudicarli, trovando sempre il modo di entrare in sintonia con loro anche nelle giornate più caos, cercando di condire tutto con una buona dose di ironia.
Difetto: La tendenza a prendersi troppo a cuore ogni singola situazione e a rimuginare su ciò che accade in classe, faticando a staccare del tutto la spina una volta suonata l’ultima campanella.
5 – Come mai un titolo così ironico e perché in formato di diario e non di romanzo?
Il titolo è palesemente provocatorio e riprende la frase classica che ogni docente si sente dire almeno una volta nella vita. Ho scelto la forma del diario personale anziché quella del romanzo tradizionale per mantenere un contatto diretto, immediato e intimo con chi legge. Il diario permette di registrare gli eventi “a caldo”, restituendo la freschezza, lo sconcerto e la comicità dei singoli momenti così come avvengono giorno per giorno.
6 – Quali sono le tematiche trattate?
Il libro affronta la quotidianità della scuola secondaria di secondo grado: il rapporto complesso ma generativo tra docenti e studenti della Generazione Z, la gestione del sovraccarico burocratico, la fatica dell’insegnamento ma anche la passione autentica che lo alimenta. Sullo sfondo emerge una riflessione sulla società contemporanea e sul valore fondamentale, spesso sottovalutato, dell’istituzione scolastica. Allo stesso tempo sottolinea lo sforzo delle mamme lavoratrici che si impegnano ogni giorno per far fronte a tutti gli impegni familiari.
7 – Qual è, secondo te, il punto di forza del tuo romanzo?
L’autenticità. Non c’è retorica paternalistica né idealizzazione del ruolo del docente: è un spaccato vivo e senza veli che fa sorridere e riflettere allo stesso tempo, capace di parlare sia a chi la scuola la vive tutti i giorni dall’interno, sia a chi la conosce solo dall’esterno.
8 – Ci racconti un aneddoto inedito che non hai inserito nel libro?
Mi viene in mente quella volta che uno studente è arrivato in classe alla prima ora con venti minuti di ritardo, si è seduto e solo dopo 10 minuti abbondanti si è accorto di aver lasciato lo zaino alla fermata dell’autobus; quindi, voleva correre fuori di nuovo per tentare di recuperarlo. Ovviamente è stato bloccato.
9 – Come ti descriveresti con tre aggettivi e quali passioni/hobby hai nel tempo libero?
I tre aggettivi: Autoironica, pragmatica e passionale.
Passioni e hobby: Amo la lettura, la scrittura creativa e gli animali. Adoro il mare e il nuoto, che ho praticato per tanti anni. La mia passione sono le lingue straniere.
10 – Infine una curiosità: qual è stato l‘ultimo libro che hai comprato e/o letto?
“La palabra mágica: una vida escrita” della mia scrittrice preferita Isabel Allende, che amo leggere in lingua originale.

Biografia
Stella Martorelli (Mestre, 1985) è traduttrice e interprete specializzata in inglese e spagnolo, laureata all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Dopo esperienze internazionali in Spagna e collaborazioni con aziende e istituzioni culturali, ha lavorato per quasi dieci anni nell’organizzazione di eventi e congressi, impiego che le ha permesso di viaggiare in tutto il mondo e confrontarsi con realtà diverse.
Nel 2019, si è avvicinata, quasi per caso, al mondo dell’insegnamento. Un incontro inatteso che si è presto trasformato in passione autentica.
Ha conseguito un Master per la didattica delle lingue straniere nelle scuole superiori di primo e secondo grado e oggi è insegnante di ruolo in una scuola superiore del Veneto, dove coniuga la sua formazione linguistica, l’esperienza internazionale e una naturale ironia che la porta a raccontare il mondo scolastico e familiare con uno sguardo insieme leggero e profondo.
La bella vita (e i tre mesi di vacanza) è il suo esordio narrativo: un diario ironico e commovente che intreccia il caos delle classi, la vita familiare e le contraddizioni di una società che troppo spesso sottovaluta il ruolo degli insegnanti.
Grazie di aver risposto alle mie domande
Alla prossima!
Gabrio