Titolo: Gli anni in bianco e nero
Autrice: Francesca Giannone
Editore: Editrice Nord
Pagine: 416
Prezzo: € 20
Data di pubblicazione: 26 maggio 2026
Recensione Un libro in soffitta su A Tutto Volume Libri
La sorellanza è un legame indissolubile che oltrepassa stagioni ed età, che unisce e non dissolve, che supera drammi e regala abbracci e sorrisi.
La storia delle sorelle Elia, Maria, Giovanna, Ada e Mimì, è magistralmente narrata da Francesca Giannone che, ancora una volta, sorprende per la sua innata capacità di caratterizzare soggetti e personalità, di dipingere quadri familiari permeati da quella quotidianità composita, tra lacrime e risate, addii e ritorni, sotterfugi e condivisioni.
Nella Salento degli anni Sessanta in un piccolo laboratorio attiguo alla cucina di casa Elia il ticchettio della Singer scandisce il tempo con quella sonorità che pare quasi musica. Le sapienti mani di Maria, Giovanna e della loro madre, mosse da quella artigianalità autentica, contribuiscono al confezionamento degli abiti.
Ma al di là della sartoria di famiglia, in quella stanzetta in condivisione, le sorelle Elia crescono e maturano sogni e ambizioni, divise tra chi, come Maria, si vede unita in matrimonio al suo Michele, Giovanna, dal piglio decisamente più anticonformista che tenta di ribellarsi alla rigida disciplina del pater familias, Ada, che s’immerge, estasiata, nella lettura di Jane Austen e Mimì, la piccola di casa, l’ unica a frequentare il liceo, che, di nascosto, grazie alla complicità con Cosimino, può accedere alla sala di proiezione del cinema Apollo e vedere le grandi pellicole.
Tra i capolavori di Fellini, De Sica e Pasolini, in quell’ atmosfera del neorealismo italiano, cresce in Mimì il sogno di diventare una grande regista. Un regalo, inatteso, da parte del suo compagno di scuola Vincenzo, consente a Mimì di sperimentare i primi “girati” con quell’ amata cinepresa battezzata “Anita”.
La pellicola in bianco e nero cattura immagini, volti, scorci e, ahimè, anche emozioni e sguardi. Sarà proprio un’immagine “rubata” che provocherà nella famiglia Elia un terremoto senza precedenti, l’ ira funesta del capofamiglia.
E si volta pagina, si ricomincia altrove mentre le contestazioni studentesche e le prime lotte operaie si affacciano nella provincia salentina.
Le stagioni si avvicendano, i compleanni pure, gli eventi rischiano di travolgere le sorelle. Rimane intatto il loro legame, fatto di pazienza e frutto di quell’ affetto mai venuto meno. E pur nelle inevitabili difficoltà ciascuna porta avanti il suo progetto, con o senza l’ approvazione della famiglia, perché è nella determinazione, nella resilienza, nella ribellione che sta la forza di queste piccole, grandi, donne.
Capolavoro narrativo, questo della Giannone che sa come muovere i fili dell’ emotività del lettore.
Lo rileggerò senza alcun dubbio perché la storia delle sorelle Elia è un po’ la storia di tutti noi.

Trama
Nella sartoria della famiglia Elia, il tempo scorre al ritmo lento dell’ago e del filo, scandito dai divieti del padre, che teme la libertà delle figlie perché, nel Salento degli anni ’60, come nel resto d’Italia, le donne devono restare al loro posto. Eppure, in quelle quattro ragazze, qualcosa preme per uscire: la musica ribelle di Giovanna, i romanzi di Jane Austen in cui Ada si rifugia, la volontà di Maria di non accontentarsi e, soprattutto, la sete di immagini di Mimì, la più giovane, che, dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo, mentre vede i film di Fellini e Visconti, scopre che la realtà può essere montata diversamente. E decide che sarà lei a tenere la macchina da presa.
Così, mentre tutt’intorno si accendono le lotte operaie e le occupazioni studentesche e si formano i primi gruppi femministi, dentro casa Elia si combatte una rivoluzione silenziosa per riuscire a chiamare per nome il desiderio e la violenza, il diritto al lavoro e quello al piacere. E Mimì filma tutto. Non cerca la bellezza, cerca la verità: riprende le sorelle che danno vita a un’impresa quasi impossibile, gli sguardi e i gesti impercettibili ma rivelatori, un matrimonio «normale» eppure pieno di incertezze. Con forbici e determinazione, realizza un film che nessuno le ha chiesto di girare. Perché raccontare è resistere. Perché raccontando si può cambiare la vita, la propria ma anche quella degli altri. Perché tutti noi abbiamo vissuto anni in bianco e nero con la speranza di farli diventare un film a colori.