Intervista all’autore: Darien Levani

Ciao a tutti,

oggi ho il piacere di proporvi l’intervista a Darien Levani autore del libro “Tavolo numero sette” edito “Edizioni Spartaco”.

Se volete leggere la mia recensione la trovate qui.

Biografia

Darien Levani (Fratar, 4 agosto 1982) è uno scrittore ed avvocato albanese. Nato in Albania nel 1982, vive in Italia dall’età di 18 anni. Ha esordito nel 2010 con il romanzo Solo andata, grazie. I popoli degli abissi. Nello stesso anno ha vinto il premio letterario Nuto Revelli.

Sempre per il medesimo libro, viene premiato con il premio Pietro Conti. Pubblicato e presentato nel 2016[4], il suo ultimo romanzo Toringrad vince il premio Tolfa Giallo Noir 2017. Il suo ultimo romanzo pubblicato in Italia è un giallo-thriller intitolato “Tavolo numero sette”.

Intervista

1 – Come è nata l’idea di scrivere il tuo libro “Tavolo numero sette”

Primo fotogramma: c’è uno studente albanese di venti anni che per mantenersi agli studi fa il cameriere per eventi. Lavora anche 15-20 ore di fila, servendo gli ospiti per tutto il giorno, tutti i giorni, per più matrimoni, uno dopo l’altro. E, mentre corre su e giù, osserva la sala, gli invitati, segue il ritmo, la musica, e pensa: andate avanti, fate pure la vostra vita, tanto prima o poi vi metterò tutti dentro un libro. Fine.

Secondo fotogramma: c’è un praticante avvocato che inizia a seguire i processi, a chiedersi cosa sia la verità, cosa siano la legge e la giustizia e perché sembrino essere cose diverse. Si chiede come si faccia a plasmarla e a spiegarla questa verità, e perché quello che succede in un’aula rimanga confinato lì dentro. Si chiede perché ci sia questa distanza tra il diritto che si pratica nei tribunali e quello che viene percepito fuori dal palazzo di giustizia. E ancora si chiede: come si fa a colmarla, questa distanza, se non scrivendo un libro?

Ecco, “Tavolo numero sette” nasce così.

2 – Mi descriveresti il tuo libro con tre aggettivi?

È veloce: è un giallo con un arco narrativo che si consuma in poche ore. Tutto succede tra la cerimonia in chiesa e il taglio della torta che chiude la giornata.

È vostro, nel senso che c’è una liberazione totale quando si pubblica un libro, perché non hai più responsabilità verso la storia che, come un testimone, passa nelle mani e soprattutto finisce nell’immaginario del lettore.

È classico pur essendo ambientato in epoca contemporanea: avevo in mente, scrivendo, le “grandi storie”, quei romanzi tipo “La novella degli scacchi” dove, in circostanze più o meno ingestibili, degli sconosciuti si trovano a condividere un pezzo di viaggio e si raccontano le cose che sanno.

Lo sforzo è stato far combaciare questa impostazione letteraria con una scrittura che fosse fresca, rapida, ritmica, musicale.

3 – Un pregio e un difetto di Stefano?

Un pregio penso possa essere la curiosità. La voglia di confrontarsi, imparare, avere un’apertura mentale. Un difetto è forse l’impazienza, ma più che un limite del protagonista è qualcosa che sembra caratterizzare la nostra società.

Stefano vuole risolvere il mistero durante il matrimonio perché poi ha altro da fare. Vuole scoprire l’assassino non per fare giustizia o per stabilire un certo ordine delle cose o riparare a un torto, ma perché pensa, anzi, sa di essere più bravo degli altri, più intelligente degli altri, più sveglio degli altri, più occupato degli altri.

L’impazienza è una costante della sua vita.

4 – Quale è il tuo personaggio preferito del libro?

Scrivendo li odiavo tutti in egual misura. Non è affatto piacevole passare ore e ore a leggere e rileggere ciò che dicono, smussare o aggiungere paragrafi, togliere o sistemare frasi e periodi che definiscano la personalità di ciascuno in tutta la sua completezza. E poi farlo di nuovo il giorno successivo, e quell’altro ancora. Si finisce per provare fastidio a stare con loro.

Avere un personaggio preferito, poi, è dannoso, perché puoi, come dire, trattarlo meglio degli altri e questo rischia di rompere un equilibro e di rovinare la narrazione. Per questo mi piace l’idea che il libro sia “vostro”, di voi lettori.

Comunque, sotto certi aspetti sono affezionato al giudice Bordin. Mi intriga che sia l’anello che unisce il ‘900 con i tempi d’oggi. E poi, dai tanti messaggi e feedback avuti dai lettori, ho notato che fanno tutti il tifo per Deborah.

5 – Come è nata la tua passione per la scrittura?

Non riesco a individuare un momento che divida un prima e un dopo. È sempre stata una componente di me.

6 – Puoi anticiparci se hai in progetto un altro libro?

Sì. Non uno, in realtà, bensì cinque o sei. Funziona così: inizio a interessarmi di cose che, per qualche motivo, stuzzicano la mia curiosità. In questo momento sono la battaglia tra Pompeo e Cesare nei Balcani, il ritorno del secondo messia Sabbatai Zevi, una storia incredibile, poi la teoria complottista dei randonauti.

Poi cos’altro, vediamo… Ah, un caso giudiziario molto importante che ho seguito di recente. Inizio a leggere, a cercare di comprendere, poi a volte finisco per scriverne, altre ho solo soddisfatto la mia curiosità. Vediamo che succede con le idee che sto coltivando.

7 – Come ti descriveresti con tre aggettivi?

Serio. Riflessivo. Fantasioso.

8 – Ci puoi raccontare, se c’è, un aneddoto sul tuo libro?

Hm. Per quanto brutto, non mi viene in mente neanche uno.

9 – Quali sono i tuoi autori e libri preferiti: puoi citarmene un paio?

Cambiano di mese in mese. I libri ai quali torno spesso sono “Il buon soldato Sc’vèik” di Jaroslav Hašek e poi i classici di Jack London e Georges Simenon. Posso leggere e rileggere Maigret fino allo sfinimento, e trovarci comunque qualcosa di nuovo.

10 – Infine una curiosità: qual è stato il tuo ultimo libro che hai comprato e/o letto?

L’ultimo comprato è “La casa Russia” di John Le Carrè. In lista d’attesa da leggere sono “Il lago” (“Jezero”) di Bianca Bellová e “Storytelling for Lawyers” di Philip Meyer.

Mi incuriosisce il libro più album di canzoni “Il lanciatore di donne e altri racconti” di Jennà Romano pubblicato dal mio amato editore, Edizioni Spartaco. Ho una grande voglia di rileggere “Conoscerete la nostra velocità” di Dave Eggers, ma non ricordo dove l’ho messo. Se l’ho prestato a qualcuno che sta leggendo queste righe: per favore, chiamami.

Nel frattempo sto leggendo “Il libro bianco dei Beatles: la storia e le storie di tutte le canzoni” di Franco Zanetti e, in parallelo, “L’ispettore Alì e il Corano” di Driss Chraïbi, poi sto rileggendo “Arcangeli” di Paco Ignacio Taibo II. Insomma, mi piace leggere.

Ti ringrazio molto di aver risposto alle mie domande

Alla prossima

Gabrio

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