Intervista all’autrice: Anna Vera Viva

Buongiorno!!!

Dopo l’intervista dell’anno scorso, ritorna Anna Vera Viva, autrice questa volta del libro “L’artiglio del tempo” pubblicato da Garzanti, a rispondere alle mie nuove domande.

Per recuperare la mia recensione puoi cliccare tranquillamente qui.

Intervista

1 – Quando ti è venuta l’idea di scrivere il nuovo libro “L’artiglio del tempo”?

L’idea di scrivere L’artiglio del tempo mi è venuta qualche anno fa, durante il tragitto che mi portava all’aeroporto di Milano Linate. Ero appena stata a parlare con un editore e gli avevo promesso di fargli leggere un inedito entro due mesi. Lui pensava che ci stessi già lavorando ma in realtà non avevo ancora la più pallida idea di cosa avrei fatto. Così, mentre chi mi accompagnava continuava a chiacchierare, io sul sedile posteriore cercavo un’idea che mi convincesse. Venne a cercarmi questa, e dico venne a cercarmi perché fu un’illuminazione improvvisa. Così provai a isolarmi dalle parole di sottofondo per cercare di trattenerla, perché avevo paura di perderla. Arrivata all’aeroporto, salutai frettolosamente e corsi a comprare un quaderno e una penna. Mi sedetti fuori dall’ingresso, sui sedili di marmo, e scrissi la trama a grosse linee.

2 – Mi descriveresti il tuo romanzo con tre aggettivi?

Nero, profondo, polifonico.

3 – Come sono cambiati padre Raffaele, Assuntina e don Peppino presenti anche nel precedente libro?

Questi personaggi, nell’Artiglio del Tempo, sono sicuramente più rilassati nei loro ruoli rispetto a Questioni di sangue, soprattutto Raffaele e Assuntina. Perché hanno avuto modo di conoscersi, di instaurare un rapporto di confidenza e di superare insieme diversi ostacoli. Peppino, invece, incomincia a far intravedere qualche crepa nella corazza granitica che lo contraddistingue.

4 – In che cosa si differenzia “L’artiglio del tempo” rispetto al precedente e quali novità hai introdotto?

Direi che si differenzia per la presenza della Storia, quella con la esse maiuscola, che è anche la novità. Una Storia talmente importante e determinante, sia per Napoli che per l’Europa intera, che i personaggi sembrano quasi fare un rispettoso passo indietro. Il romanzo si svolge su tre piani temporali: il primo è quello dei nostri giorni; il secondo quello narrato dai testimoni che padre Raffaele man mano interrogherà e che riguarderà la seconda Guerra mondiale, periodo nel quale Raffaele è convinto si nasconda il movente del crimine commesso.

Attraverso l’indagine, infatti, noi avremo modo di vedere attraverso gli occhi di chi c’era, la Napoli delle Leggi razziali, quella dell’occupazione Tedesca, dei bombardamenti, delle Quattro Giornate. Vedremo l’arrivo degli Americani e il Dopoguerra.

Poi c’è un terzo piano temporale: dei Flash back ci porteranno direttamente nel 1943 e a una storia d’amore tra due ragazzini ebrei travolti dalla Guerra.

5 – Tra i due romanzi quale è stato più difficile da scrivere?

Direi questo, ma per la ricerca. E non parlo di quella storica perché, alla fine, è la più facile da reperire. Mi riferisco alla ricerca di fonti di prima mano, che potessero, al di la della documentazione, trasferirmi le emozioni provate da chi aveva vissuto quell’epoca. A voci che mi permettessero di guardare a quelle vicende con i loro stessi occhi.

6 – Dove trovi le idee da inserire nei tuoi libri?

In genere comincio a pensare a un mondo che mi piacerebbe esplorare, uno dei tanti dei quali, alla fine, non sappiamo niente al di fuori dei luoghi comuni e del sentito dire. Poi cerco di figurarmi il protagonista e contemporaneamente incomincio le mie ricerche sia documentali che sul campo. Il primo germe della trama, però, è sempre un’illuminazione. Tra le tante ipotesi capisco immediatamente che quella è fertile, perché funziona come un magnete che attira immediatamente a sé tutte le idee e i personaggi necessari alla narrazione. Da lì poi è tutto in discesa dal punto di vista creativo e in salita da quello lavorativo. Molte altre idee nascono poi dalla ricerca e dallo studio, ma sono comunque complementari, perché l’ossatura c’è già.

7 – A quale personaggio sei più legata?

Non saprei scegliere. Ai protagonisti sicuramente ma poi, di volta in volta, mi affeziono a tutti i nuovi personaggi che creo e mi dispiace sempre, quando so che non ritorneranno, lasciarli andare alla fine di un libro.

8 – Quando inizi un romanzo sai già come finirà?

Si, so tutto del romanzo che scriverò. Io lavoro come se stessi scrivendo per il cinema: creo il soggetto, che è la storia nella sua completezza, poi redigo una scaletta e infine scrivo una specie di sceneggiatura. Quando arrivo alla stesura del romanzo, quindi, ho già davanti tutta la trama in ogni più piccolo dettaglio.

9 – Ci sarà un terzo libro per continuare le avventure di padre Raffaele, Assuntina e don Peppino?

Si, è previsto un terzo romanzo di questa serie per il 2024.

10 – Infine una curiosità: qual è stato l’ultimo libro che hai comprato e/o letto?

Letto. I miei stupidi intenti, di Bernardo Zannoni. Sicuramente è stato anche il più bello che ho letto quest’anno.

Biografia

Anna Vera Viva, salentina, si trasferisce a Napoli nel 1982. Scrive da molti anni ed è sceneggiatrice di docufilm e cortometraggi tra cui La consegna e Specchio delle mie brame, candidati al David di Donatello. Le sue passioni sono viaggiare e gironzolare per musei e gallerie d’arte contemporanea. Soggiorna spesso a Parigi e tra le montagne abruzzesi. Con Garzanti ha pubblicato anche Questioni di sangue (2022), il primo capitolo delle indagini di padre Raffaele.

Ti ringrazio di aver risposto alle mie nuove domande

Ciao

Gabrio

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