Recensioni

Le tre notti dell’abbondanza

Titolo:  Le tre notti dell’abbondanza

Autrice: Paola Cereda

Editore: Giulio Perrone Editore

Pagine: 389

Prezzo: € 18,00

Uscita: 21 maggio 2020

Recensione

Paola Cereda è tornata in libreria con il suo nuovo lavoro dal titolo “Le tre notti dell’abbondanza” sempre pubblicato da “Giulio Perrone Editore”. Infatti, anche il precedente: “Quella metà di noi”, uscì con la stessa casa editrice e le permise di arrivare sesta al famoso ed importante “Premio Strega” nel 2019.

La penna di questa scrittrice è molto appassionante e carica di emozioni. Come lettore sono rimasto sempre affascinato dalle sue storie che trovo molto umane e particolarmente coinvolgenti. Anche in questo caso, i personaggi mi hanno colpito parecchio, sono assai delineati e descritti, tutto risulta avvincente e arriva al cuore. Già dalla copertina de “Le tre notti dell’abbondanza” si resta conquistati perché nella sua semplicità riesce a lasciare il segno.

Quarta di copertina: “Il desiderio era un temporale estivo che promette di arrivare”

La storia è potente, intensa e spesso toglie il fiato, tutto ciò, ovviamente, secondo il mio parere.

Tutto avviene molti anni fa e, quindi, con le varie situazioni di quel periodo. Ciò, indubbiamente, ci porta anche a riflettere circa i vari cambiamenti e ci permette di fare un confronto. A parte ciò, la protagonista del libro è Irene e attorno a lei si muovono, ovviamente, anche altri personaggi.

I temi affrontati sono diversi, alcuni dei quali molto importanti e seri. L’atmosfera narrativa, in cui è avvolto il romanzo, muta nel corso dei capitoli. Si percepisce che Paola Cereda ci ha messo la sua grande passione per la scrittura e pure i suoi sentimenti nel comporre la storia. Tutto è ben scritto, lineare e proposto con grande trasporto.

La lettura a volte, mi è risultata struggente, ma anche coinvolgente.

Sicuramente mi sento di consigliarvi “Le tre notti dell’abbondanza” per vari motivi: è scritto veramente bene, la storia è originale e non lascia indifferenti, quindi non è noiosa ed inoltre perché i personaggi lasciano il segno in noi lettori.

Vi propongo l’incipit

Erano in pochi a conoscere Fosco. Arroccato su una falesia a picco sul mare, si raggiungeva percorrendo una strada a una sola corsia, stretta tra i monti e la costa. Ci si arrivava in punta di piedi o tra il fracasso di un motore acceso. Il paese sentiva e, a suo modo, sapeva accogliere. In un tempo non troppo lontano, il cartello di benvenuto era crivellato di proiettili, e non serviva cambiarlo. Nel giro di una notte, tornava a essere segnato. Era un bersaglio utile a esercitare la mira. Era un messaggio per i militari che sostavano sotto il sole, con il mitra spianato, sulla curva chiamata “delle guardie”

Trama

Fosco è un paese arroccato su uno scoglio a picco sul mare. Per arrivare alla spiaggia bisogna avventurarsi lungo una scala di legno e pietra che nessuno si è mai preso la briga di aggiustare. Perché il mare è maledetto e gli abitanti non lo possono avvicinare. La Calabria di Fosco è una terra aspra dove il tempo scorre lento, dove tutti corrispondono ai propri ruoli e ai propri cognomi e, fin dalla nascita, hanno il loro posto nel mondo. Le regole, dettate dalla malavita locale, sono legge per coloro che lì nascono. Per tutti, ma non per Irene.

Irene ha quindici anni e un quaderno arancione sul quale disegna il quotidiano, così come se lo immagina. La notte, sui tetti di Fosco, si incontra con Rocco, in uno spazio di complicità e tenerezza che permette di fantasticare un altro mondo possibile. Durante l’annuale pellegrinaggio alla Madonna delicata, Irene e Rocco ascoltano una conversazione tra masculi che cambia per sempre il corso delle loro vite. Le successive tre notti dell’abbondanza segnano un prima e un poi senza ritorno. E se è vero che le donne di Fosco nutrono il sistema e spingono i figli a vendicare, c’è chi prova a cambiare, nella convinzione che la vita si accetta ma non si subisce. Irene farà la sua scelta. La vita, per lei, è una pennellata di colore su un muro bianco.

Biografia

Psicologa, è nata in Brianza. Oggi vive a Torino e si occupa di progetti artistici e culturali nel sociale. Per due volte finalista al Premio Calvino (2001, 2009), nel 2009 ha pubblicato il suo primo romanzo Della vita di Alfredo. Con Piemme ha pubblicato Se chiedi al vento di restare (2014, finalista al Premio Rieti) e Le tre notti dell’abbondanza (2015). Con Confessioni Audaci di un ballerino di liscio (Baldini&Castoldi, 2017) è stata finalista al Premio Rapallo Carige e al Premio Asti d’Appello. Ha ricevuto la menzione speciale della Critica al Premio Vigevano 2017.

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