Titolo: L’accusa di Cicerione
Autori: Stefano De Bellis & Edgardo Fiorillo
Editore: Einaudi
Collana: Einaudi. Stile libero
Pagine: 527
Prezzo: € 22,00
Uscita: 28 aprile 2026
Recensione
“L’accusa di Cicerone” è ambientato a Roma, I secolo a.C. Gaio Licinio Verre ha governato la Sicilia lasciandosi alle spalle estorsioni, torture e sospetti di omicidio. Ora è sul banco degli imputati, e il processo si trasforma in un duello di retorica tra due mostri sacri dell’oratoria: Marco Tullio Cicerone, alla vigilia dell’elezione, contro il rivale di sempre Quinto Ortensio Ortalo. Ma mentre le arringhe infiammano il foro, sull’imputato pende una minaccia ben più concreta: un sicario spietato, incaricato di eliminarlo prima che la verità venga a galla.
Per Cicerone la posta in gioco supera il singolo processo: dietro Verre si intravedono mandanti pronti a tutto pur di proteggere i propri interessi, e con essi un pericolo per la tenuta stessa della Repubblica. Affiancato dall’ex centurione Tito Annio Tuscolano, dal veterano Astragalo e dal misterioso Lafreno, l’oratore si addentra nei vicoli della Suburra, terra di ballerine arriviste, pubblicani senza scrupoli, mercanti di schiavi e intrighi di ogni genere, dove la legge di Roma non mette piede.
Il romanzo “L’accusa di Cicerone”, scritto dalla a quattro mani dalla coppia già collaudata Stefano De Bellis e Edgardo Fiorillosi e pubblicato dalla casa editrice “Einaudi”, si presenta come un thriller storico che intreccia il processo reale contro Verre, uno dei capisaldi dell’oratoria ciceroniana, le Verrine, con un’indagine criminale d’invenzione, in un registro che promette azione, suspense e un ritratto crudo della Roma repubblicana lontano dagli stereotipi da manuale.
Il ritmo è veloce, infatti riesce a catturare molto bene l’attenzione del lettore ed intrattenerlo per tutta la durata del romanzo. Ovviamente la storia è ricca di colpi di scena che movimentano la lettura. Il libro è adatto agli amanti del genere storico, politico e anche di thriller dato che c’è una spruzzata di quest’ultimo.
Qui sotto vi propongo l’incipit del prologo:
“A un giorno a dorso di mulo da Messina, sul cucuzzolo di un’altura, incerta se essere monte o collina, sorgeva un piccolo tempio di Demetra, nella cella del quale, al buio, covavano il terrore, il sacrilegio e la promessa di anni di carestia.
Attraverso i pesanti battenti in quercia giungevano lontani, ora portati e ora portati via da una brezza mutevole, i canti delle figlie vergini dei contadini e dei pastori i cui avi avevano edificato il tempio. Avvolte in tunichette candide e con ghirlande di fiori di gelsomino in testa, risalivano il sentiero che portava alla sommità della collina spargendo spighe di grano.
Piú vicina, invece, tuonò la voce del sacerdote, giunto dalla città per celebrare i riti della festa del raccolto: Cani! Animali!
Il grugnito di una scrofa fu seguito dall’esausto incita- mento del giovane schiavo del sacerdote: – Muoviti, su. Bella, brava maialina, muoviti! No, non farti tirare, su… Che succede, padrone?
Guarda! – La voce del sacerdote era livida di rabbia.
La scrofa grugní di nuovo, lo schiavo si lagnò: – È scappata, padrone! Lascia perdere la bestia!
Ma il sacrificio…
Vieni a vedere, ti dico!..”

Trama
70 a. C. Il futuro della Repubblica è in bilico e un’ombra si allunga sull’ex propretore della Sicilia Gaio Licinio Verre, al centro di uno spettacolare processo dall’esito quanto mai incerto. Per scongiurare la minaccia del complotto e assicurarsi che giustizia venga fatta, Cicerone si affida alla propria esperienza e a quella dell’ex centurione Tito Annio Tuscolano. Ma la verità potrebbe costare ai Romani molto più di quanto lui stesso non sia disposto ad accettare. Negli anni in cui è stato in carica, Gaio Licinio Verre ha messo la Sicilia in ginocchio: estorsioni, peculato, torture, in alcuni casi persino omicidio.
In occasione del processo che lo vede imputato per concussione, due famosi oratori si affrontano senza esclusione di colpi: all’accusa, Marco Tullio Cicerone, prossimo a essere eletto edile, e alla difesa Quinto Ortensio Ortalo, suo rivale storico. La vita di Verre, però, è in grave pericolo: l’uomo infatti è l’obiettivo del più letale fra i sicari, un mostro implacabile che farà di tutto per portare a termine la sua missione. Cicerone è disposto a sfidare chiunque per assicurare Verre alla giustizia e rivelare i mandanti che minacciano l’integrità della Repubblica. Nell’indagine lo affiancheranno l’ex centurione Tito Annio Tuscolano, il veterano Astragalo e l’indecifrabile Lafreno.