Intervista all’autore: Andrea Tondi

Ciao lettrici e lettori,

vi propongo l’intervista all’autore Andrea Tondi, autore del libro che recensito “Tè menta e lavanda” pubblicato da “Scatole Parlanti”.

Per recuperare la mia intervista, potete cliccare tranquillamente qui.

Intervista

1 – Chi è Andrea Tondi e che tipo di scrittore sei?

Sono un marito, un padre di tre figli e una persona che ha quasi sempre più idee che tempo per realizzarle. Vivo ad Ancona e lavoro nel sociale: mi occupo di progetti e di agricoltura sociale, quindi le persone, con le loro difficoltà e possibilità, occupano una parte importante delle mie giornate.

Come scrittore mi interessa soprattutto quello che succede dentro le persone e tra le persone. Mi piace raccontare fragilità, contraddizioni e piccoli cambiamenti. A volte lo faccio con delicatezza, altre con ironia: dipende dalla storia. Cerco una scrittura accessibile, che permetta di entrare nei personaggi senza dover bussare troppo.

2 – Come, o da dove, è nata l’idea di scrivere il tuo libro “Tè menta e lavanda”?

È nato dal bisogno di fermarmi. A quarantacinque anni ho sentito il desiderio di guardare un po’ indietro e un po’ dentro, e di lasciare andare qualcosa che mi portavo dietro da tempo.

Da quel bisogno ha preso forma l’incontro tra Ada e Vera: due donne lontanissime per età e apparentemente anche per modo di vivere, che scoprono di avere molto da condividere. Nel loro rapporto ho potuto raccontare domande che sento vicine: come si attraversa un dolore, che cosa resta di chi abbiamo amato, quanto può cambiare la nostra vita quando qualcuno ci ascolta davvero.

3 – Mi descriveresti il tuo romanzo con tre parole?

Ascolto, amicizia, rinascita.

4 – Un pregio e un difetto di Ada e di Vera?

Il pregio di Ada è la capacità di accogliere: sa far sentire una persona a casa anche quando quella persona non sa più bene dove sia, casa. Il difetto è che ogni tanto è un po’ impicciona e tende a guidare la conversazione dove vuole lei. Con molto garbo, certo, ma opporle resistenza non è semplicissimo.

Vera ha il pregio della sincerità e una creatività che, quando ritrova spazio, diventa una forza concreta. Il suo difetto è la tendenza a chiudersi nei propri pensieri: all’inizio fa fatica a vedere qualcosa che non sia il suo dolore e a riconoscere le risorse che possiede.

5 – Ci racconti qualcosa in più di loro?

Ada ha qualcosa di nonna Lida, la nonna di mia moglie, morta a novantacinque anni pochi mesi prima che iniziassi a scrivere il libro. Era ancora piena di vita e di sogni, con una parola gentile per tutti. È da lei che viene il desiderio di raccontare una donna anziana che abbia ancora curiosità, progetti e tanto da dare a chi le sta vicino.

Nel romanzo Ada vive nella campagna marchigiana, si prende cura del suo giardino e custodisce un passato che si svela poco alla volta: scelte coraggiose, un’esperienza in India, amicizie profonde e dolori importanti. Accanto a lei arriva Vera, una giovane grafica pubblicitaria che ha lasciato Milano dopo la fine di una relazione. Vorrebbe cambiare aria, ma si porta dietro la stanchezza e una grande confusione.

Mi piace che sia proprio Ada, la più anziana delle due, a conservare quella fiducia nella vita che Vera sembra aver perso. Ma anche Vera ha molto da offrirle: il loro incontro diventa un’amicizia perché ciascuna trova nell’altra qualcosa di cui aveva bisogno.

6 – Quali sono le tematiche trattate?

Il romanzo parla di perdita, solitudine, silenzio, amicizia e possibilità di ricominciare. C’è il rapporto tra generazioni, ma anche il tema dell’ascolto: avere qualcuno vicino che sappia aspettare, senza pretendere che tu stia subito meglio.

Attraverso il passato di Ada entrano nella storia anche l’autonomia delle donne, il lavoro condiviso e la solidarietà. La natura accompagna tutto il percorso: il giardino, le stagioni e le piante offrono alle protagoniste un ritmo diverso da quello delle loro preoccupazioni.

E poi c’è il lasciare andare, che forse è il tema che tiene insieme gli altri: trovare un modo di continuare a vivere portando con sé ciò che conta.

7 – Qual è, secondo te, il punto di forza del tuo romanzo?

Credo sia il rapporto tra Ada e Vera. La loro vicinanza cresce attraverso cose semplici: una tazza di tè, una conversazione, una risata, il tempo trascorso insieme.

È lì che spero il lettore possa riconoscere qualcosa di proprio. Molti di noi hanno incontrato una persona capace di farci respirare un po’ meglio in un momento difficile. Mi interessava raccontare quel tipo di presenza e il cambiamento che può mettere in moto, anche attraverso gesti molto piccoli.

8 – Ci racconti qualcosa della copertina e del titolo?

La copertina nasce da un mio disegno, che Luca Verduchi ha poi trasformato nella copertina del libro. Disegnandolo cercavo la stessa sensazione che volevo trasmettere con la storia: un momento di pace, una coccola sotto le stelle, nel silenzio. Mi piaceva che il lettore potesse incontrare quell’atmosfera già prima di aprire il romanzo.

Anche il titolo nasce da quella quiete: il tè alla menta e lavanda è il primo gesto con cui Ada accoglie Vera e, poco alla volta, il suo profumo diventa familiare. Il tè è l’invito a fermarsi insieme, la menta richiama la freschezza di un nuovo inizio e la lavanda la pace che Vera sta cercando.

Sono cose semplici, ma nella loro amicizia acquistano un significato sempre più profondo. Per raccontarlo fino in fondo dovrei svelare troppo: preferisco che il lettore lo scopra insieme a loro.

9 – Come ti descriveresti con tre aggettivi e quali passioni/hobby hai nel tempo libero?

Creativo, curioso e irrequieto. Quest’ultimo soprattutto perché faccio fatica a tenere ferme le idee: appena ne finisco una, di solito ne stanno già bussando altre tre.

Mi piacciono la fotografia, la pittura, la scultura e la musica. In fondo sono tutti modi diversi di fare la stessa cosa: osservare qualcosa, lasciarsene colpire e provare a dargli una forma.

La scrittura si è aggiunta a queste passioni e ha preso parecchio spazio. Nell’ultimo periodo, diciamo, mi sono fatto prendere la mano: dopo Tè Menta e Lavanda sono nati altri tre romanzi, che aspettano pazienti il loro turno.

Infine, ma sempre in cima ai miei pensieri c’è la mia famiglia: moglie adorata e tre splendidi figli, che rendono il concetto di “tempo libero” piuttosto elastico. Per fortuna non amo dormire.

10 – Infine una curiosità: qual è stato l’ultimo libro che hai comprato e/o letto?

In questo periodo sto leggendo la saga di Anita Bo, di Alice Basso. È un’autrice che adoro e che è stata una grande fonte d’ispirazione per il mio ultimo romanzo, un cozy crime dal titolo Lisce come l’olio.

Breve biografia

Andrea Tondi è nato nel 1980 e vive ad Ancona con la moglie e i tre figli. Lavora nella progettazione sociale per la Caritas diocesana di Ancona-Osimo ed è direttore della sede anconetana dell’Orto del Sorriso, una realtà di agricoltura sociale che offre opportunità di inclusione e lavoro a persone in difficoltà. Appassionato di fotografia, pittura, scultura e musica, trova nella scrittura un altro modo di osservare e raccontare le persone. Il suo romanzo Tè Menta e Lavanda, pubblicato da Scatole Parlanti nel novembre 2025, racconta un incontro tra generazioni e la possibilità di ritrovare una direzione attraverso le relazioni. Suoi racconti hanno ricevuto riconoscimenti in diversi concorsi letterari.

Grazie di aver partecipato all’intervista!

A presto!!!

Gabrio

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