Titolo: Gli occhi del predatore
Sottotitolo: Il circense
Autore: Pietro Lodovichi
Editore: Secop edizioni
Pagine: 464
Prezzo: € 15,90
Uscita: 14 dicembre 2025
Recensione
Pietro Lodovichi, anno 1995, grazie alla casa editrice “Secop edizioni” che l’ha portato in libreria, ci propone il suo romanzo dal titolo “Gli occhi del predatore”. Il genere è un fantasy tinto di giallo che si avvicina a un thriller, col sottotitolo: “Il circense”.
Il libro è scritto, a mio avviso, molto bene. L’autore è davvero bravo con la penna, infatti è stato in grado di proporre, a noi lettori, una storia ricca di descrizioni, di dettagli precisi, e non si è limitato a raccontare una vicenda scarna e povera, ma ci ha intrattenuto con diversi personaggi che sono stati ben caratterizzati tanto da riuscire ad immaginarli e vederli davanti. Tutto ciò mi ha permesso di entrare nella storia con più facilità e mi ha tenuto incollato alle pagine desideroso di scoprire come sarebbe proceduta e che cosa sarebbe accaduto.
Il ritmo è perfetto, l’ho apprezzato perché è riuscito a non annoiarmi mai, nonostante non sia il genere che leggo con più frequenza, l’ho trovato intrigante, appassionante e carico di colpi di scena, ciò grazie anche all’azione che gioca un ruolo davvero importante tra le pagine del romanzo.
Se devo trovare un piccolo difetto, forse “Gli occhi del predatore” è un pochino troppo lungo, ma ciò viene subito perdonato proprio per il fatto delle descrizioni ben elaborate e delle scene descritte con minuziosa capacità.
Trentadue capitoli che mi hanno fatto evadere dalla quotidianità e che ho letto incuriosito per scoprire lo svolgimento dei fatti e dei vari personaggi che sono diversi, ma ricchi di personalità.
“Gli occhi del predatore” è un romanzo ricco di mistero, di immaginazione e dalle atmosfere oniriche in cui anche l’avventura occupa un posto molto importante e presente.
Le immagini che Pietro Lodovichi riesce a riprodurre per il lettore, come ho già scritto sopra, permettono non solo di leggere e di godersi la storia, ma anche di “vederla” come se si fosse al cinema.
Trovo che l’autore sia stato veramente bravo, perché non è facile narrare tutto ciò con precisione e facendo agire i vari personaggi che si muovono nel corso dei capitoli, coinvolgendoci nella lettura.
Se devo scegliere che cosa ho gradito maggiormente, allora opto per i personaggi perché li ho trovati affascinanti e carichi di personalità, di carisma e ben curati.
Complimenti, quindi, a Pietro Lodovichi per questo suo primo romanzo che va oltre il fantasy e a cui auguro un grande successo. Gli appassionati del genere, penso apprezzeranno sicuramente la storia, ricca di azione, di colpi di scena, di descrizioni dettagliate e di personaggi in cui magari ritrovarsi.
Qui sotto vi riporto l’incipit:
“Le campane suonavano a festa nella capitale dell’impero di Sudtrek. I viali che circondavano il palazzo erano addobbati con bandiere lilla e bianche e lo stemma imperiale: un cavaliere in groppa al suo cavallo pronto a colpire con la lancia. Le porte principali della città erano state tenute aperte per oltre una settimana. Orde di mercanti, visitatori e abitanti provenienti da Sudtrek e dal vicino regno di Britek erano giunti per il matrimonio regale.
La città era invasa da banchi, carri e botteghe improvvisate da cui partivano le grida dei venditori per spezie, vasi, stoffe e gioielli di scarso valore. Nel quinto e più interno dei viali, si attendeva l’arrivo della delegazione di Britek. Ogni pietra era stata levigata e resa lustra. Erano stati affissi decine di stendardi arancioni, il colore di Britek, accanto a quelli di Sudtrek. I due campanili in marmo bianco torreggiavano sul distretto orientale della capitale. Dalla loro cima si poteva osservare in tutta la sua estensione la pianta ovale della città di Rusdur.
Era stata concepita a cerchi concentrici per proteggere in questo modo la fortezza che sorgeva al centro, ma da quasi duecento anni Sudtrek viveva in pace. La principessa Jade amava i due gran- di campanili che si stagliavano davanti alla finestra della sua camera, all’ultimo piano del palazzo imperiale. Alin, sua fedele ancella e amica, la stava aiutando ad allacciare il corsetto.
“Non sei emozionata? Sembra lo sia più io!”.

Trama
Con “Gli Occhi del Predatore” Pietro Lodovichi si presenta al mondo fantasy con un tocco di magia. Riesce a unire la logica della trama a una serie di inaspettati colpi di scena che tengono il lettore incollato al libro.
Un’opera prima, che sembra invece il prodotto finale del più abile scrittore di fantasy: dalla possente struttura, come una cattedrale gotica, alle azioni dei protagonisti che suscitano, in chi legge, un caleidoscopio di emozioni, dall’amore all’odio e dalla quiete alla paura.
Trionfi e cadute si susseguono in un linguaggio che oscilla tra dramma e ironia, fino all’ultima pagina, che si vorrebbe fosse la prima di un’altra storia.