Gran galà con delitto

Titolo: Gran galà con delitto

Autore: Simone Tempia

Editore: Garzanti

Collana: Narratori moderni

Pagine: 264

Prezzo: € 16,90

Uscita: 28 aprile 2026

Recensione

Sia il titolo, che la copertina del libro “Gran galà con delitto” attirano molto e immediatamente viene la voglia di leggerlo. L’autore è Simone Tempia, anno 1983, che ha scritto per Vogue. La casa editrice che lo ha portato in libreria è “Garzanti”.

Tutto è studiato nei minimi particolari, anche la frase riportata in quarta di copertina e firmata dalla scrittrice Alice Basso: “Un libro perfetto per chi ama i romanzi di Agatha Christie e ha sempre voluto partecipare a una cena con delitto…”. Indubbiamente ciò crea determinate aspettative nei lettori, specialmente in coloro che amano Agatha Christie e quindi si aspettano un romanzo nelle loro corde e vicino a quelli che scriveva la famosa e bravissima scrittrice.

L’idea di fondo è indubbiamente vincente, riesce a incuriosire e ad invogliare i lettori a comprare il libro per leggerlo e trascorrere delle ore in modo piacevole e coinvolgente. Personalmente, ho dedicato del tempo alla storia perché mi aspettavo molto, forse troppo, anche per colpa del confronto fatto. Ma veniamo alla vicenda.

I vari protagonisti ricevono la famosa lettera di invito ad una cena con la contessa Mazzucco, persona che odia il genere umano, e già qui ci si chiede il motivo di tale avversione. La villa, in cui avverrà la serata, è isolata dalla neve e il telefono è fuori uso (tutto ovviamente come in una buona scena gialla che si rispetti).

Ho trovato interessante i momenti in cui i vari invitati ricevono le lettere, i loro commenti, il loro modo di reagire, inoltre tutti possono  portare una persona. Tra i vari tira e molla, alla fine accettano e intanto noi abbiamo cominciato a conoscerli meglio nel corso della lettura delle varie pagine.

Il colpo di scena è, ovviamente, la morte della contessa, (non è uno spoiler perché c’è scritto nella trama), il primo ad essere incolpato è uno scrittore, uno dei primi invitati.

Da qui inizia il vero e proprio giallo che si discosta da tutto ciò che ci si era già immaginati precedentemente. Da qui inizia l’originalità del romanzo che cerca di recuperare e di sorprendere noi lettori dopo aver fatto una prima parte come si doveva fare.

La penna di Simone Tempia è scorrevole, inizialmente prevedibile, ma poi diventa incisiva e intrigante al punto da dare al lettore la possibilità di intervenire e di essere coinvolto, ora sì, nella storia vera e propria e di intrattenerlo nel modo giusto.

Ovviamente la prima parte risulta molto carina perché ha tutti gli elementi classici e caratteristici, ma ha pure un sapore di già vista e di già letta che toglie la curiosità e la voglia di continuare nella lettura, ma sarebbe un grave errore farlo. Infatti, solo procedendo si apre il vero “Gran galà con delitto” ricco di momenti e di passaggi interessanti con i quali Simone Tempia riesce a riprendere in mano la situazione e dare brio e vivacità alla vicenda tenendo incollati i lettori. I protagonisti sono il vero asso nella manica della storia, e con loro i vari segreti, come è giusto che ci siano in un libro di questo genere.

Amanti dei gialli tuffatevi in questo romanzo e scoprite i vari personaggi, il delitto e con sé l’indagine, cercate ci capire come si svolgerà e chi sarà il colpevole. A voi l’ardua decisione. Buona lettura e buon divertimento!

Qui sotto l’incipit

«Quella mummia tassidermizzata! Quella tenutaria di un bordello da scalo merci! Quell’ammasso di liquami semoventi! Quella…»

Seduto dietro l’imponente scrivania, l’uomo agita il foglio, intrattenendo con lui una rissa emotiva. Il volto venato di rosso, la fronte lucida di un misto di sudore e brillantina, il ciuffo pendulo, il collo gonfio a premere contro il colletto inamidato della camicia.

«Commendator Savoldi, per favore, si calmi.» La giovane segretaria osserva la scena da un angolo della stanza, tenendo stretta al petto una cartelletta e sobbalzando a ogni insulto. I capelli lunghi sono acconciati alla Jackie Kennedy: taglio poco sotto le spalle, liscio, riga di lato a delimitare una leggera cotonatura sulla nuca. Gli occhi azzurri, vibranti, spiccano all’interno di un volto regolare e senza tratti distintivi: un volto anonimamente gradevole.

«Imma. Mia docile, ingenua Imma. Lo sai di chi è quella lettera?» chiede l’uomo.

«È una lettera della contessa Mazzucco. Mi pare di averglielo detto nel momento in cui gliel’ho consegnata, commendatore», risponde con pacatezza la ragazza.

Trama

Quanto può essere misterioso un invito a cena? Se arriva dalla contessa Mazzucco, che detesta profondamente il genere umano, parecchio. Soprattutto quando il destinatario è uno scrittore di poca fama che nulla ha a che fare con la nobiltà. Perché sì, a metà degli anni Sessanta, per qualcuno la classe sociale conta ancora, eccome. Eppure eccolo lì, seduto alla stessa tavola con un commendatore, un principe, un uomo dall’accento latino-americano che trasuda sangue blu da ogni poro e la nipote ribelle della padrona di casa. Gli altri accompagnatori saranno pure meno titolati, ma non per questo più cordiali. Forse si domandano che cosa ci faccia lui tra loro. In realtà, se lo chiede anche lui. Lo scrittore ha la netta impressione che ciascuno degli ospiti sia lì per chiedere qualcosa alla contessa, e che tra loro corrano legami segreti che nessuno desidera veder affiorare. Di una cosa è certo: è la cena più strana a cui abbia mai partecipato.

Prima ancora che arrivi l’hors d’œuvre, il corpo senza vita della contessa viene trovato nel suo studio. Tra gli invitati si nasconde un assassino. E nessuno può andarsene: la villa è isolata dalla neve, il telefono è fuori uso. La polizia non può intervenire, ma la giustizia, a volte, trova altre strade. A poco a poco, tutti gli indizi sembrano puntare proprio verso lo scrittore. O forse qualcuno vuole che sia così: in fondo è la pedina più debole, almeno in apparenza. Ma chi sa usare bene le parole sa anche far parlare gli altri. Di ciò che non avrebbero mai voluto dire. Di segreti che il tempo non è riuscito a seppellire.

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