Intervista agli autori: Mario e Silvia Struglia

Un saluto a tutti voi !!!
Oggi vi propongo un’ intervista un po’ particolare perché oltre alle domande a Mario Struglia autore del libro “Favole piccole e foglie di vernice” edito da “Bookabook” , troverete anche qualche domanda che ho rivolto a sua sorella Silvia che ha partecipato al libro.

Se volete leggere la mia recensione la trovate qui.

Biografia Mario Struglia

Mario Struglia (1981) è nato e vive a Roma. Ha inoltre pubblicato il saggio “Le Luci su Frodo”; composto poesie apparse sulla rivista Ellin Selae; ha scritto e diretto il videoclip “Hopefully” di Livia Ferri.

Intervista Mario Struglia

 1 – Come è nata l’idea di scrivere il tuo libro “Favole piccole e foglie di vernice”

Ho sempre avuto una grande passione per la fantasia e per il fantastico. Tolkien, Miyazaki, la Pixar. Quel senso di libertà e fantasia a volte quasi esagerata, che però sono terreno fertile per grande poesia. Così ho avuto voglia di provare a creare anche io qualcosa così, ma tentando una mia piccola modifica alla favola classica.

Nella favola classica, come quelle di Fedro per intenderci, una storia con personaggi non umani e quasi sempre animali era costruita per poi concludersi con un proprio insegnamento morale. Ecco, io volevo scrivere storie in cui personaggi non umani invece di dare un insegnamento morale, fossero protagonisti o testimoni di una piccola epifania sulla vita.

Il concetto di epifania mi è molto caro, mi piace. Quell’illuminazione inattesa che ti coglie nei momenti più imprevedibili, quando hai la guardia abbassata. E non mi riferisco alle grandi epifanie dell’universo, ma alle piccole cose. Tipo che mentre lavori realizzi di aver fatto soffrire un parente. O capisci di colpo il punto di vista di un altro.

Queste epifanie qui. E che queste avvenissero sotto occhi e punti di vista non usuali mi intrigava moltissimo: il rapporto padre figlio di due balene; le riflessioni sulla felicità di due lampade a neon; un gattino che incontra Dio in uno scantinato.

2 – Mi descriveresti il tuo libro con tre aggettivi?

Empatico. Libero. Pixariano (definizione di mia sorella)

3 – Come hai deciso di inserire gli ottimi contributi di tua sorella Silvia?

Fino a un anno fa le favole erano solo dieci e nessuna di loro era illustrata. Quando poi ho scoperto Bookabook, la mia casa editrice, ho pensato che potesse essere una bella idea integrarvi delle illustrazioni fatte da mia sorella.

Silvia è una pittrice astratta che dipinge in maniera molto istintiva, veloce. Pennellate estemporanee, schizzi, colature di colore. Alcune sue opere sono quadri musicali: mette su una canzone e dipinge lasciandosi guidare dal suono e dalle emozioni. E questo è molto attinente a delle favole che raccontano di epifanie, di meraviglia e sorpresa.

Così parlando con Bookabook ho deciso di scrivere altre cinque storie che però servissero solo da ispirazione per i quadri, e poi mettere nel libro solo i quadri di quelle cinque storie.

Era un po’ di tempo che immaginavo una cosa del genere, di far scomparire la storia come avviene per la sceneggiatura di un film. E secondo me il risultato è veramente bellissimo (per merito suo, non mio).

4 – Ci puoi raccontare, se c’è, un aneddoto sul tuo libro?

Avevo avuto l’idea dei quadri di Silvia, delle “favole dipinte”. Però non era facile organizzarsi, anche con i tempi, per la realizzazione dei quadri. Poi una mattina mentre andavo a lavoro ero al telefono con nostro fratello, Francesco, e lui mi fa: “le favole per Silvia registrale. Se le deve leggere ci mette un sacco. Lei è abituata a dipingere mentre ascolta la musica. Fagliele ascoltare le favole”. È stata l’idea che mancava.

Io ho uno studio di registrazione. Così ogni volta che finivo una storia mi mettevo in studio e registravo un mio amico attore (anche lui Francesco) mentre la leggeva, poi mandavo i file a Silvia da ascoltare. È stata la svolta, perché così Silvia ha potuto lavorare senza cambiare modus operandi. Mi ha detto che per dipingere “Ruya” ci ha messo dieci minuti. Per questioni di tempo poi una delle storie l’ho dovuta leggere io, ma come attore faccio schifo.

 5 – Ci racconti qualcosa circa il titolo del libro?

Il titolo originario, quando non esistevano ancora i quadri di Silvia, era semplicemente “dieci favole piccole”. Poi quando è venuta fuori l’idea dei quadri l’ho modificato d’istinto in “Favole piccole e foglie di vernice”, e mi è piaciuto subito. Mi suona bene, suona umile e intimo, come le storie che ci sono dentro.

6 – Come è nata la tua passione per la scrittura?.

Innanzitutto penso derivi tutto dalla mia abitudine innata di sognare ad occhi aperti. Fin da bambino, ispirato dai cartoni animati, o fumetti o giocattoli, mi ritrovavo poi per ore a continuare e ampliare quelle storie nella mia testa. Sono un buon lettore di romanzi e fumetti.

Mi piacciono i film, le serie tv e ho avuto un’adolescenza infestata dai giochi di ruolo. Probabilmente anche quello mi ha lasciato una voglia latente di non essere solo un lettore, ma di andare “dietro le quinte”, di costruire le storie oltre a leggere e basta.

7 – Come ti descriveresti con tre aggettivi?

Presuntuoso. Curioso. Pigro.

8 – Puoi anticiparci se hai in progetto un altro libro?

Ho parecchie idee, e poco tempo e costanza per realizzarle. Mi sto approcciando a quello che potrebbe essere il mio primo romanzo, ma sono ancora in fase di definizione del soggetto e dei personaggi. Potrebbe essere una storia piuttosto particolare, in prima persona, e sto ancora cercando lo stile più adatto a questa storia.

Mi sto anche appassionando alla scrittura per video. Ho scritto un corto e il soggetto per una serie televisiva. In ultimo, sto valutando di completare una raccolta di poesie. Insomma, come diceva il Joker di Jack Nicholson: “Infinite cose da fare, e così poco tempo.”

9 – Quali sono i tuoi autori e libri preferiti: puoi citarmene un paio?

Mi vengono in mente due scrittori piuttosto distanti fra loro. Il primo è Saramago, con quel suo stile così incredibilmente libero e colorato, mi ha ispirato enormemente nella scrittura delle favole. L’altro è Cormac Mccarthy. Quella sua scrittura asciutta, quel realismo. “La Strada” e “Non è un paese per vecchi” mi hanno davvero conquistato.

10 – Infine una curiosità: qual è stato il tuo ultimo libro che hai comprato e/o letto?

L’ultimo libro che ho letto è “Come cavalli che dormono in piedi” di Paolo Rumiz. Ho scoperto Rumiz solo un anno fa, ma mi piace moltissimo. Scrive quasi esattamente come scriverei io, se fossi bravo.

Biografia Silvia Struglia

Molti dei miei quadri sono delle canzoni, o per lo meno, ne costituiscono la mia percezione.

Appartengono ad una serie di dipinti realizzati ascoltando musica, tentando di riprodurla su carta.

La tecnica è sempre quella dell’acrilico su carta.

L’idea, sempre quella di creare una sorta di ‘’istantanee di una storia’’.

Che si tratti di una canzone, di una coreografia, di una favola, la mia mira è sempre quella di bloccare le impressioni prime, le percezioni, le sensazioni, che provo ascoltando/osservando lo sviluppo della trama, sulla carta, un materiale immediato, fragile e con quel che di effimero che contraddistingue gli attimi.

Il prodotto finale deve essere il più spontaneo e vero possibile,

la guida è una sorta di inconscio consapevole..

Questo approccio alla pittura, questa sintesi emozionale a cui tende la mia ricerca, questo tipo di rappresentazione quasi impulsiva che sento di seguire nascono da un’urgenza di verità e sentimento autentici, e di ricerca dell’essenza.

E’ un’urgenza personale, non nata da studi accademici inerenti al mondo dell’arte, rispetto ai quali purtroppo non posso vantare alcun titolo.

Provengo da un emisfero leggermente diverso:

sono laureata in Ingegneria edile -Architettura. Il bisogno di dipingere, ma ancor più di condividere ciò che produco, è relativamente recente e nasce da esperienze e momenti vissuti qualche anno fa, che mi hanno cambiato la vita.

Ad ogni modo, sono fermamente convinta che, alle volte, le discipline si fondano e completino a vicenda, rispondendo l’una ai quesiti dell’altra.

Spesso fatico a scindere, così come faccio fatica a dipingere senza ascoltare musica.

La mia indagine ha trovato modo di esprimersi già in qualche mostra collettiva e personale, in particolare presso le gallerie Spazio Ginko in via del Colosseo e Area Contesa Arte di Via Margutta, entrambe a Roma.

Ho partecipato ad altre collettive e personali, live painting.

Tra gli ultimi progetti ho collaborato a “Favole piccole e foglie di vernice “ di Mario Struglia,edito Bookabook, in distribuzione dal 18 aprile, er il quale ho realizzato le ‘’ favole dipinte ‘’( quadri composti ascoltando le storie).

Parteciperò alla finale nazionale della Biennale MArteLive in dicembre 2019.

Intervista Silvia Struglia

 1 – La prima reazione che hai avuto quando tuo fratello ti ha proposto questa particolare collaborazione?

Che bello!!! | Oddio non sarò mai in grado.

Ho subito pensato che fosse un’idea perfetta. Spesso parlo dei miei quadri, soprattutto dei primi, come di ‘’ istantanee di una storia’’: l’intento, il motore e l’istinto volgono sempre a “catturare” un processo, una trama, una storia in un’immagine. Un’ immagine veloce e astratta.

Con quest’approccio ho realizzato quadri in simultanea all’osservazione di coreografie, o all’ascolto di canzoni o di racconti di conoscenti e amici.

Mai avevo avuto l’opportunità di rappresentare una ‘’ storia ‘’ vera, una favola, in quella maniera lì.

Mario, in realtà, consapevolmente o no, mi ha fatto un regalo, un regalo dal valore inestimabile, perché mi ha offerto proprio quell’occasione.

Francesco, nostro fratello, ha avuto l’intuizione affinché tutto potesse avvenire nella maniera più spontanea e quindi più efficace, suggerendo di registrare i racconti, di modo che ‘’operassi’’ come mi è più congeniale.

Pari all’entusiasmo della proposta, confesso la paura di non riuscire ad essere all’altezza, il timore di condizionare o di produrre qualcosa di non comunicativo.

Era rischioso lasciare degli ‘’astratti’’ senza testo intero, avevo timore che rimanessero dei campi e getti di colore sterili. All’inizio pensai che volesse del figurativo.

Poi mi disse “ No Si’, fai come fai con le canzoni, nel modo “tuo””. Effettivamente come logica funzionava, i suoi brani sono sempre caratterizzati da un’epifania improvvisa, una rivelazione, veloce, totale, che abbaglia. E’ un’emozione un sentimento. Tengo molto a ‘’la simultanea’’ proprio per non sporcare le percezioni primarie di quello che vedo o che ascolto. E tutto ciò poteva tornare con la ‘’ verità’’ delle favole. Mi parlava proprio di questo, di bloccare quel ‘’senso’’… i testi sarebbero stati una matrice, i miei quadri l’impronta che avrebbero lasciato.

Temevo di compromettere la riuscita del libro, non me lo sarei mai perdonato, vista la bellezza che contiene.

Ad ogni modo, ci siamo buttati.

Queste favole sono un gioiello, spero tanto di aver corrisposto anche un decimo di quello che ho ricevuto e di avervelo trasmesso.

2 – Quando e come è nata la tua passione per la pittura ?

Ho sempre amato disegnare. Sempre disegnato di tratteggio, in bic nera (adoro la bic nera) a flussi…flussi di coscienza, effettivamente spesso erano rappresentazioni astratte, qualche ritratto, sì, ma prevalentemente sensazioni.

Mio fratello Francesco è un vero talento, ha una mano straordinaria…mi ricordo una volta, ero piccola, mi suggerì un esercizio base per il ‘’tratteggio’’… E così sì, a mano libera ho sempre amato fluire.

La pittura l’ho incontrata qualche anno fa, in erasmus, ad un corso dal nome ‘’Analysis de Formas” tenuto dagli architetti Begona Lopez e Daniel Hocajada Diaz, che non smetterò mai di ringraziare. Non insegnavano a dipingere, nessuna tecnica. Cose rapidissime ed efficaci, l’importante è che ci fosse l’ “intenzione”’’. Questo concetto risuona in me continuamente da quel primo giorno di corso.

Ebbi una folgorazione, passai quattro mesi di trance estatica, traducevo spontaneamente tutto ciò che osservavo in segni, macchie.. anche mentalmente, durante la giornata. Avevo fatto una scoperta che mi commuoveva e mi esplodeva dentro.

Tornata dall’erasmus (2014) non ho più dipinto. Questo fino a due anni più tardi, quando, inaspettatamente, irruppe in me l’urgenza di condividere quei quadri che avevo realizzato, che stavo nascondendo, assieme ad altre passioni.

Da lì è iniziato un nuovo percorso e son felice che mi abbia portato anche a questa preziosissima collaborazione.

3 – Per quanto riguarda i libri che cosa preferisci leggere?

Ho un debole particolare per i racconti brevi. I racconti che si avvicinano molto ad una fotografia. Ora, non per circostanza, ma cose tipo ‘’Favole piccole e foglie di vernice’’ , racconti visivi, con rivelazioni, mi toccano molto.

Forse amo i testi brevi perché sono pigra, probabile, ma in generale ho bisogno di visualizzare e di sentire tra le mani una cosa compiuta, compatta ed ‘’esteticamente bella’’…preferibilmente piccola, che si possa cingere bene.

Libri come ‘’Neve’’ di Fermine, che tra l’altro mi ha portata agli haiku, hanno avuto un prezioso posto nella mia adolescenza. Anche i ‘’ Seta’’ di Baricco.

In età più matura, ‘’ Cecità” di Saramago è stato un altro testo fondamentale. Discostandomi un pochino dal genere, propendo per cose pirandelliane, ‘’ Uno nessuno centomila’’ stesso. Oppure racconti come ‘’ Brave New World” di Huxley, che mi mandò fuori di testa. Norwegian wood.

E poi le poesie. Mi cerco nelle raccolte di poesie.

Mario un Natale, avevo 15 anni, mi regalò una raccolta di Neruda. Anche lì, scoperto un altro pezzo di me…poi penso a Pessoa, Garcia Lorca, Blake, la meravigliosa Emily Dickinson, che davvero è stata un incontro fondamentale.

In tutto ciò, parallelamente, chiaramente, c’è Harry Potter. Non scherziamo!!!!!

4 – Tre aggettivi per descrivere “Favole piccole e foglie di vernice”?

Pixariano (ribadisco), autentico, vicino.

5 – Ci puoi anticipare un tuo futuro progetto?

Come anticipato, lavoro molto con la musica.

Tra i prossimi progetti sicuramente quello di sviluppare e strutturare ancora meglio questo tipo di fusione. Ho lavorato recentemente alla copertina di un album musicale: stessa via, ascolto e getto su carta simultaneo, ma di un progetto! Di più canzoni insieme dunque, un organismo più completo, accadono tante cose accomunate da un senso condiviso.

Questa roba mi accende, decisamente è uno dei punti su cui mi focalizzerò.

Vi ringrazio di aver partecipato all’intervista !!!

Alla prossima

Gabrio

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