Intervista all’autore: Francesca Cicetti

Ciao a tutti, l’intervista di oggi ha come protagonista la scrittrice Francesca R. Cicetti con il suo libro “La danza dei giganti” delle edizioni “Augh!”. La recensione la trovate qui 

Biografia

Francesca R. Cicetti, nata a Roma nel 1993, è laureata in Scienze Politiche alla luiss “Guido Carli”. Ha pubblicato numerosi racconti con vari editori, ed è stata tra i vincitori di alcuni concorsi letterari, tra cui “Donne che fanno testo” de “Il Messaggero” e “Carabinieri in Giallo”, promosso da Mondadori e l’Arma dei Carabinieri. Nel 2015 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, un’avventura distopica intitolata Truanderie (Edizioni Il Foglio). Dal 2016 scrive e lavora per il teatro.

Intervista

1 –  Come è nata l’idea di questo tuo romanzo e quanto tempo ci hai messo a scriverlo?

Non so dire di preciso di quali pensieri sia figlio questo testo. Ricordo però con chiarezza il momento in cui ho incontrato per la prima volta Julian Picard: era estate e mi sono trovata davanti un commissario rosso e belligerante come i folletti irlandesi. Mi sono detta che sarebbe stato interessante scrivere di uno come lui, che ha la grazia necessaria a parlare di morti ammazzati, come in una favola. Ecco, credo l’idea sia venuta da qui. Da lui. Poi è stato semplice: non ci ho messo più di qualche mese, credo cinque o sei, ma in questo io sono una macchina da guerra. La verità è che quando il personaggio ha preso vita, l’intervento dell’autore diventa minimo. La scrittura va da sé; il personaggio detta. E bisogna solo avere buone orecchie per starlo a sentire.

2 –  Un pregio ed un difetto di Kristjen Dresner e del commissario Picard?

Per Picard è semplice: il suo miglior pregio è essere un artista. Il suo peggior difetto è essere un artista. Mi spiego. Se non fosse un pittore, prima che un poliziotto, non risolverebbe mai neanche uno dei casi a lui assegnati. D’altro canto se non lo fosse, la sua vita sarebbe infinitamente più semplice, meno caotica, meno confusa. Forse persino meno interessante, chi lo sa. Quanto a Dresner, è delicato come un fiore, sensibile. Ma anche chiuso, non comunica, non chiede aiuto quasi mai. Un difetto che generalmente conduce all’autodistruzione.

3 –  Mi descriveresti il tuo libro con tre aggettivi?

Questa è difficile. Direi superstizioso, irruento, nebbioso.

4 –  Come è nata la figura del mitico commissario Picard e ti sei ispirata a qualcuno?

Cercavo un personaggio adatto a un giallo che di giallo avesse poco. Per questo ho scelto un “rosso”, un pel di carota come lui. In verità mi interessava raccontare una favola, più che dirigere un thriller psicologico. Solo che in questa favola a un certo punto si ammazza qualcuno, e la polizia indaga. Tutto è nato così. La veste del giallo era solamente una scusa per provare a fare un po’ di poesia, e Julian Picard mi sembrava la persona adatta. Voglio dire, chi meglio di un artista prestato alle forze dell’ordine quasi per caso?

5 –  Come mai la decisione di partire da una ipotetica fine con l’arresto del presunto colpevole?

Una delle cose che preferisco dei romanzi sono i ribaltamenti. Mescolare le carte in tavola. Credi di aver capito? Invece no. Non è vero nulla. Ritenta. Ecco, è quello che ho provato a fare. Servo il colpevole su un piatto d’argento, dalla prima riga. Sta al lettore poi decidere se crederci o no.

6 –  Hai un tuo piano dettagliato quando scrivi un giallo o come ti organizzi?

Ho sempre un piano dettagliatissimo. Per la verità credo che sia una delle poche cose, in generale, che riesco a ordinare. Sono notoriamente piuttosto caotica, ma nei gialli non ci si può permettere di esserlo. Tra le altre cose, mi fa sempre sorridere ripensare alla famosa giallista Jessica Fletcher, de La Signora In Giallo. Spesso lei si trova a dire che non sa chi sia il colpevole finché non arriva a scrivere il finale di uno dei suoi romanzi. Fantascienza, per me. Non ho idea di come faccia. I gialli per me sono matematica. Sono minuziosi. Tutto deve essere pensato fin dal principio, oppure non si possono spargere gli indizi. E se non si spargono gli indizi, diventa un gioco a cui l’autore sta giocando da solo, tagliando fuori il lettore.

7 –  Puoi anticiparci se hai in progetto un altro libro?

Ce l’ho. Con lo stesso protagonista del precedente. Per la verità è finito da un po’, ma in un cassetto. Julian Picard ha bisogno di sedimentare, e al momento giusto salterà fuori da sé.

8 –  Ci puoi raccontare, se c’è, un aneddoto sul tuo libro?

Non sono sicura conti come aneddoto, ma mi capita spesso di dimenticare il titolo del romanzo. E non solo il titolo, ma anche i nomi dei personaggi. E non solo i nomi dei personaggi, ma anche il mio… Durante una memorabile presentazione ero così in confusione che ho chiesto a una lettrice come si chiamasse il romanzo. Due volte. Per poi passare a chiedere i nomi dei protagonisti, di cui dovevo parlare. Il mio, di nome, per fortuna l’ho ricordato in extremis…

9 –  Oltre alla scrittura quali sono le altre tue passioni?

Il teatro, prima di tutto. Sono cresciuta nelle sale prove, al seguito di una mamma attrice, con l’odore della naftalina e dei fondali polverosi nelle narici. Poi ho continuato da sola, scrivo per il teatro e insegno in una compagnia di amatori. La seconda è forse collegata: sono una larper, una giocatrice di giochi di ruolo dal vivo. Per intenderci: un gioco in cui i partecipanti interpretano fisicamente un personaggio e il suo ruolo col loro agire, entrando nelle sue vesti e calandosi in ogni aspetto nella sua vita. Mi capita di indossare i panni di un personaggio – completo di costume – per diversi giorni consecutivi; mangiando, dormendo, pensando e vivendo proprio come farebbe lui, e non come farei io. Semplificando, si tratta di una forma di improvvisazione teatrale continuata, ma senza pubblico. Lo consiglio a tutti.

10– Quali sono i tuoi autori e libri preferiti: puoi citarmene un paio?

A istinto: Fred Vargas e Neil Gaiman. Darei qualunque cosa per un pizzico della loro genialità nella prosa. Il mio libro preferito in assoluto: Cent’anni di solitudine, Marquez. Eccezionale. Quanto a numero di letture e riletture, credo nulla possa battere Notre Dame De Paris, di Victor Hugo – letteralmente consumato – salvo forse la saga di Harry Potter. Faccio parte di quella generazione cresciuta a pane e cappelli parlanti. Un marchio di fabbrica non indifferente.

11 – Infine una curiosità: qual è stato il tuo ultimo libro che hai comprato e/o letto?

Leggo moltissimo di storia, dunque devo dire “Il sangue del sud”, di Giordano Bruno Guerri, un saggio sul brigantaggio. Se invece i saggi non contano, l’ultimo romanzo è “Follia”, di McGrath: un gradito regalo.

Grazie di aver risposto alle mie domande.

A presto

Gabrio

 

2 comments
0 likes
Prev post: Nerd senza macchia. 55 vite straordinarie di grandi sognatoriNext post: L’ energia del vuoto

Related posts

Comments

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi Articoli
Su di me

Book Blogger, fondatore del canale A Tutto Volume - Libri con Gabrio: l'inebriante mondo dei Libri in tutti i suoi punti di vista. Un luogo di incontro in cui conversare, divertirsi grazie ad un cocktail letterario, da bere o sorseggiare, che vi servirò giornalmente e che vi allieterà!
Scopri di più

Archivio Storico