Intervista all’autore: Marco Di Grazia

Buongiorno a tutti voi,

oggi è Marco Di Grazia, autore del libro “Fra la via Aurelia e il Mississippi” delle edizioni “Augh!” a rispondere alle mie domande per l’intervista.

La mia recensione la potete leggere qui.

Biografia

Marco Di Grazia,

nato a Pescia, (PT) il 26\07\1969, vive a Pistoia.

www.marcodigrazia.it

Esordisce negli anni ‘90 come soggettista e sceneggiatore di fumetti, fra i quali la serie “Area 51” e la graphic novel: “Filippo Mazzei, un eroe dell’indipendenza americana” pubblicata negli Stati Uniti e in Canada nel 2002.

Nel 2003 è fra i vincitori del concorso “Giallowave” con il racconto “La notte di compleanno” che viene pubblicata sull’omonima raccolta.

Nel 2008 pubblica il primo romanzo: “Li chiamavano Bartali e Coppi”.

Nel 2010 pubblica, scritto a quattro mani con Francesco Villari, il secondo romanzo: “L’Ottavina di Dio”.

Nel 2014, il ritorno al fumetto con una storia pubblicata sull’albo celebrativo dei vent’anni di Desdy Metus, l’Insonne.

Nel 2016 esce il terzo romanzo: Democracia Futebol Clube, scritto ancora con Francesco Villari.

Nel 2017 è l’autore di “Vixerunt”, pièce storico\avventurosa che coniuga fumetto, teatro e letteratura.

Nel 2017 pubblica il romanzo\fiaba fantasy “L’uomo che custodiva la musica”, illustrato da Cristiano Soldatich.

Nel 2018 pubblica la raccolta “Fra la via Aurelia e il Mississippi”, sei racconti il Blues.

Sceneggia il fumetto Nebula insieme a Lucio Staiano per i disegni di Umberto Giampà.

Scrive, insieme a Simone Cola, il racconto “Gli operai che non fecero l’impresa” inserito nell’antologia “La vittoria impossibile”.

Sempre nel 2018 è ideatore e autore del recital “My God is Blues” insieme al chitarrista Marcello Rossi, il fotografo Andrea Berti e l’illustratore Cristiano Soldatich.

Intervista

1 – Come è nata l’idea di scrivere questo libro di racconti?

L’idea è nata da un amico che mi aveva chiesto di scrivere dei brevi racconti blues da leggere in un programma radiofonico. Da lì mi sono messo a scrivere il primo, “Guitar String Blues”, poi quando è finito mi sono reso conto che era un po’ troppo lungo (25 cartelle circa) per essere letto in radio, però mi piaceva e da lì è nata l’idea di scriverne altri per una raccolta di racconti tutti in Blues.

2 – C’è un racconto a cui sei più legato e perché?

Direi proprio Guitar String Blues, perché è stato il primo, perché nello scriverlo mi sono immerso completamente nel Blues del Delta e perché mi ha dato lo stimolo per andare avanti.

3 – Mi descriveresti il tuo libro in tre aggettivi?

Mi è sempre difficile descrivere o definire i miei libri. Diciamo che, spero sia: leggibile, musicale, avvolgente.

 4 – Hai scritto vari libri di diversi tipi. C’è un genere che preferisci?

Mmm… no, direi di no. Non sono uno scrittore di “genere”, infatti la domanda che viene fatta spesso, anche da persone che capita di conoscere è: “che genere scrivi?” e io non so mai rispondere.

5 – Come è nata la tua passione per la scrittura?

E’ nata poco dopo aver imparato le lettere dell’alfabeto. Sono sempre stato un pessimo oratore, ma con cose da dire, per cui mi è sempre venuto naturale esprimermi attraverso la scrittura.

6 – Puoi anticiparci se hai in progetto un altro libro?

Mi “becchi” proprio mentre sono in uscita con un romanzo, che vedrà la luce agli inizi di marzo. E’ un romanzo scritto a quattro mani con l’amico Bruno Soldatich e si intitolerà “Le curve della memoria”; in più a giugno uscirà una graphic novel cui tengo molto: una storia in cui il protagonista è il grande trombettista Chet Baker, ambientata a Lucca e in Versilia nel 1960, i cui disegni saranno di Cristiano Soldatich.

 7 – Ci puoi raccontare, se c’è, un aneddoto sul tuo libro?

Più che aneddoto, racconto volentieri di una “coda” che sta avendo il libro. Infatti, poco dopo la sua uscita mi sono incontrato con un vecchio amico, il musicista e cantante Marcello Rossi, anche lui appassionato di Blues. Da un paio di nostri incontri è venuta fuori l’idea per realizzare un recital, un incontro fra il mio libro e le sue canzoni. E’ nato così “My God is Blues”, che ha visto l’ingresso in formazione anche dell’illustratore Cristiano Soldatich e del fotografo Andrea Berti, per un recital in Blues, dove si incrociano, nel nostro spettacolo live, i miei racconti, la musica di Marcello, le fotografie di Andrea e i disegni che Cristiano esegue dal vivo, tutto rigorosamente… in Blues.

8 – Oltre alla scrittura quali sono le altre tue passioni?

Si intuirà che la musica ha un ruolo fondamentale nella mia vita, la ascolto praticamente in modo ininterrotto per quasi 24 ore al giorno… mi piace anche strimpellare qualche strumento; poi il cinema e… camminare. Molte ore al giorno le dedico a camminare per boschi e sentieri.

9 – Quali sono i tuoi autori e libri preferiti: puoi citarmene un paio?

Sugli autori, oggi non saprei, visto che, fatalmente, passando il tempo c’è un certo “riciclo” di gusti. Dovessi selezionare un paio di nomi direi forse Paco Ignacio Taibo II e Sepùlveda, ma già fra un’ora potrei fare altri due  nomi. Fra i libri, Il Nome della Rosa è il titolo che più mi ha affascinato; mentre l’autore che ho letto di più negli ultimi anni è Andrea Vitali. Adoro le sue storie.

 10 – Infine una curiosità: qual è stato il tuo ultimo libro che hai comprato e letto?

Sto finendo di leggere, “La scuderia” di Luca Dal Monte, ma sul comodino ve ne sono altri 5-6 appena comprati e che leggerò nelle prossime settimane.

Ti ringrazio di aver partecipato all’intervista per il blog

Alla prossima.

Gabrio

 

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