Titolo: Joppolo ‘76
Autore: Paolo Ferrillo
Editore: Edizioni Clandestine
Gruppo: Santelli Editore
Collana: Narrazioni Clandestine
Pagine: 224
Prezzo: € 15,99
Uscita: 29 maggio 2026
Recensione
Paolo Ferrillo ci propone il suo libro dal titolo “Joppolo ‘76” che è stato pubblicato da “Edizioni Clandestine” del “Gruppo Santelli Editore”. La copertina è splendida e trasmette già molte emozioni, la trama mi ha incuriosito ed invogliato a leggerlo. Quando si tratta di libri che raccontano dell’adolescenza e libri formativi per me sono sempre storie invitanti che mi permettono di sognare e di capire meglio molte cose.
La scrittura di Paolo Ferrillo è semplice, scorrevole, ma incisiva e ha la capacità di tenere il lettore incollato alle pagine, di incuriosirlo e specialmente di trasmettere quelle emozioni che riguardano, sia la storia e i suoi personaggi, ma anche di permetterci di ricordare eventuali nostre estati e nostri amori o amicizie, ci regala un tuffo nel passato.
Il libro è adatto a tutti, è ricco di passaggi che restano in mente e che colpiscono per la loro intensità, altri commuovono e altri ancora magari non ci trovano d’accordo. Un libro pieno di umanità, infatti i protagonisti sono ragazzi comuni, non sono eroi, ma persone che meritano la nostra attenzione e che si trovano in un periodo particolare della loro vita.
Joppolo ’76, che dà il titolo al romanzo, è il paese dove si torna e che sembra immobile ma invece, sotto la superficie, custodisce tensioni, segreti e un’umanità che non ha mai smesso di cercare il proprio equilibrio. Ci troviamo in Calabria, in particolare in un campeggio e già ciò è emozionante e appassionante perché la vita in un luogo così è molto conviviale e amichevole.
L’anno 1976 ha, ovviamente, un suo perché che lascio a voi scoprire per non svelarvi troppo. Uno degli aspetti più riusciti è la capacità dell’autore di far convivere la dimensione intima con quella collettiva.
La storia personale del protagonista si intreccia con quella del paese, creando un tessuto narrativo che vibra di autenticità. Non c’è mai compiacimento, mai retorica: solo la volontà di raccontare ciò che resta quando il tempo passa e le persone cambiano, ma i luoghi continuano a chiedere di essere ascoltati.
“Joppolo ‘76” è un romanzo in cui l’autore dimostra la sua sensibilità e la trasmette a noi lettori con grande maestria, coinvolgendoci nel luogo e nelle vite dei protagonisti. Le loro storie possono diventare le nostre storie.
Personalmente ho gradito la lettura di questo romanzo, sia per i motivi esposti all’inizio, che per il resto di cui vi ho raccontato e lo consiglio anche a voi.
Qui sotto l’incipit del primo capitolo:
“Eravamo adolescenti – sospesi tra la fanciullezza che scivolava via come sabbia tra le dita e l’età adulta che ci osservava da lontano, paziente, certa che prima o poi saremmo arrivati da lei.
Vivevamo in un tempo leggero, in cui tutto sembra possibile:
i sogni erano grandi come il cielo, gonfi come nuvole d’estate a volte irrealistici ma carichi di speranza. Le aspirazioni, invece, guardavano a un futuro che ci pareva ancora lontano.
E poi c’erano i desideri: quelli più urgenti, quelli che bruciavano nelle vene e che volevamo si realizzassero subito, senza attese.
Tra questi, la promessa più semplice e più vera: passare insieme le vacanze estive.
Era il 1976 e il mondo pareva avere un colore tutto suo.
Gli anni Settanta avevano un sapore particolare: i pantaloni a campana che sfioravano la polvere, i capelli che arrivavano sulle spalle e le biciclette che gemevano lungo le strade di terra battuta.
Le partite a pallone su campi sterrati, polverosi, con scarpette lise e ginocchia graffiate. In quei giorni le nostre menti correvano veloci…”

Trama
Joppolo, estate 1976. Un campeggio sul Tirreno e dieci ragazzi napoletani in terra calabra, con addosso sogni più grandi delle loro tasche e una leggerezza che non immaginavano così fragile. Tra il mare e le notti condivise, gli incontri inattesi e le prime scoperte sentimentali, la vacanza a lungo sognata diventa il luogo in cui imparare che crescere significa anche perdere qualcosa. Ignari che smontando quelle due tende avrebbero lasciato alle spalle anche la loro adolescenza, gli affiatati calvizzanesi, insieme ai nuovi amici e ai primi amori, vivono quel tempo magico in cui tutto è possibile, un attimo appena prima che arrivi il futuro.