Paese perduto

Titolo:  Paese perduto

Autore: Pierre Jourde

Editore: Prehistorica Editore

Pagine: 190

Prezzo: € 16,00

Uscita: 14 novembre 2019

Traduzione: Claudio Galderisi

Recensione

Pierre Jourde, un autore molto famoso in Francia, l’ho scoperto grazie alla casa editrice “Prehistorica Editore” che mi ha proposto il suo libro “Paese perduto”. La trama è molto stimolante e ho deciso di leggerlo spinto dalla curiosità.

Non appena ho iniziato ad addentrarmi tra le pagine, ho intuito subito che avevo tra le mani un romanzo particolarmente interessante. Infatti la scrittura dell’autore è assolutamente meravigliosa e se, da una parte la storia è molto lineare, dall’altra la penna di Pierre Jourde è formidabile, tanto da ipnotizzarmi e tenermi incollato alle pagine. Egli sa scrivere in maniera egregia, ha una potenza ed una forza di arrivare al lettore che non mi era quasi mai capitato di incontrare.

La vicenda narra di due fratelli che ritornano al loro paese natale per motivi di eredità da parte di uno di loro. Durante la loro permanenza facciamo la conoscenza di moltissimi abitanti della zona e ne rimaniamo conquistati per il loro modo semplice, ma preciso di essere o di come erano.

 

Infatti i due fratelli ritrovano persone che conoscono e altre che non ci sono più, ma che ci vengono comunque raccontate come se fossero ancora vive. Ed è proprio in questo caso che sono rimasto molto colpito, infatti lo scrittore ci fa notare, secondo me, come sia importante lasciare un segno nella propria vita, anche semplice, ma farsi ricordare.

Un romanzo fulminante pieno di vita e non solo di morte. Un paese con abitanti che dimostrano la loro forza nel vivere e nel sopravvivere, che spesso si sorreggono a vicenda, che dimostrano quanto valgono senza sottrarsi. Ognuno di loro si occupa di qualcosa di preciso, ha un suo ruolo e un suo impegno da portare avanti. Tutti possiedono pregi e difetti. Un paese con un cuore pulsante molto forte, tante case con tante persone, ognuna con una propria vita da raccontare.

“Paese perduto” è una storia intensa, narrata in modo delicato, profondo ed elegante che mi ha stupito per la sua perfezione e che riesce a conquistare, pienamente, durante la lettura, seppure sia tutto molto lineare, a volte forse troppo, ma che piace così com’è, con questo suo modo naturale e genuino di essere, in cui, forse, anche dei colpi di scena troppo forti l’avrebbero rovinata. Invece il suo ritmo pacato è capace, in egual misura, a farsi spazio tra le pagine e a non passare inosservato, ma anzi a far innamorare il lettore del romanzo che ha in mano.

Le descrizioni che ci propone Pierre Jourde sono veramente molto ben fatte, sanno farci immaginare le varie scene e respirare l’aria di quel paesino lontano dalla città.

Nonostante la moltitudine di personaggi, che incontriamo durante i capitoli, non si perde l’attenzione, non siamo in difficoltà nella lettura, sia perché oltre all’illustrazione in copertina, ne troviamo un’altra all’interno in cui sono rappresentate le case e i nomi di ognuno di loro, sia perché tutto è raccontato tutto con grande capacità narrativa.

“Paese perduto” è, sicuramente, molto ben curato in ogni suo dettaglio, sia da parte dell’autore, per quanto riguarda la storia, sia da parte della casa editrice che ha dato vita ad un vero e proprio gioiellino, sia per la carta, che per i vari dettagli.

Un libro che porta a riflettere e che si vorrebbe non finisse mai, ma che io l’ho divorato perché mi sono fatto prendere dalla storia che mi ha inghiottito con la sua potenza narrativa e con il suo stile di scrittura. Bello !!! Ve lo consiglio veramente in tutta sincerità, non perdete questo romanzo che parla di vita e di morte in modo molto carezzevole.

Concludo con un passaggio presente all’interno:

“Abbiamo cercato il ricordo vivo, e il dolore che l’accompagna, come una verità, ci accorgiamo, nel dolore della perdita, che restiamo messi al bando di ogni verità, quella dell’altro come quella del sentimento che si prova verso di lui. La morte ci lascia nei territori dell’apparenza e dell’inconsistenza, cercheremo per sempre un oggetto fuori dalla nostra portata. Il regno delle ombre che bisbigliano, condannate a non toccare più nulla di sostanziale, a nutrirsi di nebbia, esiliate dalle carezze, ci sembra, ben più dell’immagine del soggiorno dei morti, quello dei vivi rinchiusi nell’essenziale falsità della morte.”

Trama

Due fratelli, che abitano in città, possiedono in un cascinale isolato una casa di famiglia. Uno dei due ha appena ereditato da un cugino che viveva come un selvaggio nella propria fattoria. Al loro arrivo, vengono a sapere della morte di una ragazza del paese. Gli ossequi hanno luogo l’indomani. Come nelle antiche tragedie, l’azione si svolge nell’arco di due giornate invernali, nel cuore di montagne deserte.

Gli dei che la reggono sono al tempo stesso grotteschi e terrificanti. Si chiamano Alcol, Inverno, Solitudine. Questi non impediscono, però, che i loro sudditi diano prova di vera grandezza. Ciò che viene seppellito, in questo romanzo di impronta autobiografica, sono gli ultimi contadini. E anche la bellezza, di cui non si riesce mai a elaborare il lutto. Tra la vita e la morte, il vissuto e la mancanza, il ricordo e l’oblio.

 

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