Titolo: Soltanto il giorno
Autrice: Santina Cosetta
Editore: Giunti
Pagine: 492
Prezzo: € 20
Data di pubblicazione: 3 giugno 2026
Recensione Un libro in soffitta su A Tutto Volume Libri
È una storia di abbandoni e di dinieghi quella di Marianna Cosetta, la protagonista del romanzo, rifiutata sin dalla nascita dalla madre Vestasiana, il cui percorso di vita è stato tutt’ altro che agevole.
Data in sposa ad un giovane del paese per “lavare l’onta del disonore” che Vestasiana “aveva gettato” sulla sua famiglia, ha vissuto un matrimonio dove l’ amore non è mai esistito e dove procreare figli era considerato un dovere di ogni moglie, a costo di usarle violenza. Ma quella bambina dai riccioli ribelli Vestasiana non vuole neanche vederla, stremata da un corpo e da un’ anima, ormai svuotati e lacerati.
Marianna Cosetta, questo il nome che le viene dato all’ anagrafe dalla donna a cui viene affidata, vive, dunque, la sua infanzia nella casa di Lisetta, “la stria” del paese che sa maneggiare erbe e medicamenti e alla quale molta gente si rivolge per mali fisici o sofferenze dell’ anima. Ma un nuovo, straziante, abbandono si profila all’ orizzonte per Marianna quando Lisetta parte per “le Americhe” onde ricongiungersi con il suo amato.
Si apre così per Cosetta un sentiero impervio e doloroso, prima rinnegata dalla sorella maggiore, poi condotta all’ età di 9 anni alla masseria La Petrara, dove vige la regola della cieca ubbidienza e del duro e indefesso lavoro. Qui, tra ordini da eseguire e giornate di fatica usurante, Marianna mette in pratica l’arte di cucinare con le erbe…ma nuove sfide, sempre più devastanti, la attendono.
È un esordio brillante, quello di Santina Cosetta, che, prendendo spunto dalla storia della sua bisnonna, confeziona una storia dal sapore agrodolce, dipingendo il personaggio di Marianna con sapienti mani. Sibili e sussurri, grida e ferite da rimarginare, abbandoni e scelte perigliose, addii e ritorni in quella Sicilia di fine Ottocento che vede sbocciare Marianna. E su tutto la sua voce, prima sommessa, poi imperiosa, giunge a dimostrare dignità e determinazione nel ribellarsi ad una vita grama e amara “non voglio un marito, voglio capire le cose…le veniva da gridare che il mondo non era solo fatto per i maschi”.

Trama
Avola, 1885. Marianna viene al mondo senza che nessuno l’abbia cercata né voluta. Tutti la chiamano Cosuzza, “il nome delle donne che restano sole e tirano avanti lo stesso”, e viene affidata a Lisetta, la stria del paese, che le insegna i segreti delle erbe, della cucina, della cura. Insieme alla verità più preziosa: il cibo non serve solo a nutrire.
L’infanzia dura un istante. Quando Lisetta parte per l’America, Marianna viene mandata a servizio all’Irminio, una grande masseria nelle campagne ragusane. Dietro quella porta si apre un mondo duro, governato da gerarchie antiche e regole che non si discutono, ma nell’enorme cucina rumorosa smette per la prima volta di sentirsi sola.
All’arrivo dei villeggianti, i ricchi nipoti della baronessa, tutto cambia di nuovo: un’amicizia profonda come una radice, la scoperta di un corpo che vuole e che può, un amore capace di rompere ogni confine. E, mentre il destino prende pieghe sempre più imprevedibili, Marianna impara la cosa più difficile, volere qualcosa per sé. Anche quando farlo costa tutto.