Tarassaco

Titolo: Tarassaco

Autore: Angelo Argondizzo

Editore: Scatole Parlanti

Collana: Voci

Pagine: 252

Prezzo: € 17,00

Uscita: 1 maggio 2023

Recensione

“Tarassaco” è il libro d’esordio di Angelo Argondizzo pubblicato da “Scatole Parlanti”. La trama mi ha incuriosito parecchio.

La protagonista è la famiglia Romano, composta dai due fratelli Chiara e Lorenzo (di ventidue e diciassette anni), dalla madre Silvana con la quale vivono e che soffre di una malattia mentale e da Claudio il padre che li ha abbandonati.

Il romanzo è diviso in tre parti: “amore”, “dolore”, “morte”. La storia, come si può intuire, non è delle più allegre, ma è carica di forza. L’autore è stato molto bravo nel raccontare e descrivere i personaggi con ricchezza e precisione di particolari e in modo da farli conoscere meglio ai suoi lettori perché possano farsi un’idea nel corso della storia.

A mio avviso, la penna di Angelo Argondizzo è molto incisiva, intensa e trasmette diverse emozioni di vario genere. Traspirano, indubbiamente, al primo posto il dolore e la sofferenza, infatti, in alcuni momenti ho fatto un po’ fatica a continuare la lettura. Ci sono, inoltre, diverse frasi e tanti passaggi intensi che lasciano il segno e che aprono alla riflessione:

“La sua vita era stata una lunga serie di attese: aveva aspettato di vedere suo padre tornare a casa; che sua madre un giorno potesse portarlo di nuovo in giro in quella macchina scassata e cantargli le canzoni a squarciagola; che Chiara trovasse il coraggio di scappare dai suoi demoni e di lasciare quel posto che la risucchiava ogni giorno di più; aveva aspettato che i suoi compagni di classe smettessero di trattarlo come l’ultimo arrivato, quello destinato a rimanere da solo per sempre perché ormai gli amici si erano già scelti nei primi tre giorni delle elementari..”

Ciò che, secondo me, segna maggiormente la storia sono il dolore, l’attesa, la speranza, la sofferenza. A volte è stato come ricevere delle coltellate al cuore, mi piacciono le letture forti ed intense, ma questa è davvero al di sopra. Un libro, quindi, non per tutti, ma che indubbiamente è scritto bene e riesce a coinvolgere pure il lettore meno sensibile, è una bomba di emozioni, in particolare di sofferenza.

Nonostante tutto ciò lo consiglio, a chi pensa di farcela a sostenere una storia del genere, perché la scrittura di Angelo Argondizzo vi conquisterà ed è il punto di forza del romanzo, la sua capacità di entrare nei personaggi, di viverli e di trasmetterli al lettore sono tutti elementi che rendono “Tarassaco” speciale. Personalmente mi ha così tanto coinvolto emotivamente e reso difficile la lettura che lo ricorderò a lungo.

Alcuni passaggi, che inizialmente sembrano poetici, si trasformano in qualcosa di meno dolce e tenero, diventando come una tempesta che si abbatte. Ecco, la penna dell’autore è in grado di travolgere i suoi lettori, di togliere loro, a volte, l’aria.

Concludo con l’incipit:

“Alle 13.15 di quel sabato ventisette ottobre, la campanella del liceo classico del paese suonò l’ora della fine.

I ragazzi si riversavano fuori dalla scuola con la stessa irrequietezza con la quale avevano atteso lo scoccare dell’ultima ora.

Le classi si svuotavano come caraffe di vino bianco ghiacciato in una sera d’estate e lasciavano al loro posto orde di adolescenti foruncolosi all’inseguimento delle mitologiche ragazze della VB, le quali si allontanavano rapidamente dalla massa indistinguibile degli altri, portando sulle spalle il peso insopportabile dei loro zaini pastello quasi vuoti, il fardello colinergico di tutte quelle coppie di occhi puntate sui loro jeans attillati chiari che mal celavano le forme seriche dei loro giovani corpi e la sinuosità dei loro ventri, appena coperti da striminziti maglioni dai colori digradanti.

Lorenzo Romano, diciassette anni, quarta superiore, ammirava da dietro lo spettacolo antropologico del corteggiamento disperato che – quasi mai – si risolveva in effettivo accoppiamento…”

Trama

Chiara e Lorenzo Romano hanno rispettivamente ventidue e diciassette anni, sono fratelli e vivono con la madre, Silvana, al confine fra le rovine spettrali della città vecchia e la parte nuova del paese. Come dei signorili ma diroccati palazzi del centro storico, anche della famiglia Romano non restano che calcinacci e polvere: Claudio, il padre, ha abbandonato i figli molti anni prima; Silvana, da allora, si è concessa senza combattere alla prepotenza immobilizzante della sua malattia mentale. Chiara e Lorenzo si portano dentro la devastazione delle loro infanzie infrante e cercano invano di sottrarsi alle conseguenze dell’abbandono, adoperando i metodi spregiudicati dei loro anni verdi. Nell’avvicendarsi della loro lotta contro il dolore, il tarassaco, abbarbicato sui tetti di una sconosciuta eppure autentica provincia italiana, lungi dal costituire un rimedio al dolore, si trasforma nell’umile omaggio che la natura offre alla morte.

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