Un uomo da poco

Titolo: Un uomo da poco

Sottotitolo: Sei disposto a peggiorare per migliorare la tua vita?

Autore: Gabriele Corsi

Editore: Cairo Libri

Collana: Voci & voci

Pagine: 169

Prezzo: € 19,90

Uscita: 28 aprile 2026

Recensione

“Comunque sia andata, hai fatto la tua scelta. E allora decidi. Per un anno, poi vedrai che succederà, sarai una persona diversa. Sarai la peggior versione di te stesso.”

Gabriele Corsi, è un attore showman, inoltre è uno dei componenti del gruppo “Trio Medusa”, con il quale conduce un programma su “Radio Deejay”. Inoltre, è stato un inviato del programma tv “Le Iene” e di altre trasmissioni, dedicandosi anche alla conduzione.

Per quanto riguarda l’editoria, ha all’attivo ben due libri come “Trio Medusa”, mentre nel 2024 ha pubblicato con “Cairo” il romanzo “Che bella giornata. Speriamo che non piova”. Quest’anno è tornato in libreria con un nuovo lavoro dal titolo “Un uomo da poco” che è quello che ho letto, incuriosito dalla trama molto particolare e per scoprire Gabriele Corsi sotto le vesti di scrittore.

Leggendolo ho trovato una scrittura parecchio scorrevole, incisiva e fluida. In alcuni passaggi anche pungente e a tratti ironica. Il romanzo si legge con interesse e devo ammettere anche con curiosità.

Il protagonista deve imparare a vivere in un altro modo rispetto a come ha fatto finora, come per esempio a lasciarsi scivolare addosso le cose (su suggerimento della sua ex moglie). Si affronta anche la tematica del suo lavoro e in particolare del suo capo.

A mio parere risulta parecchio interessante il discorso del cambiamento, che ho trovato stimolante. “La fatica di essere sempre stato buono” comincia a pesargli a diventare un ostacolo e di grave è il fatto che non gli abbia permesso di ottenere ciò che desiderava.

Il libro, anche in modo ironico, fa riflettere, sia il protagonista, ma anche noi lettori, sulla vita, sui rapporti lavorativi in particolare e invita a  compiere un viaggio interiore per cambiare il proprio carattere, il proprio modo di essere e di agire. Sarà questa la scelta giusta e più adatta per sentirsi meglio?

Gabriele Corsi ci propone, quindi, delle tematiche diverse dalle solite, degli argomenti particolari sui quali riflettere e scambiarsi opinioni. Si esplorano le fragilità di una persona che si sente “un uomo da poco” con le sue contraddizioni ed i piccoli fallimenti.

Il libro risulta essere assai schietto, sincero. Il ritmo è scattante e frizzante, riuscendo a rendere tutto molto umano e particolare, seppure semplice. Questo romanzo è una lettura, quindi, in particolare sui fallimenti, ma ce ne parla regalandoci anche dei sorrisi, seppure a volte amari, ma tutto è reso il più possibile autentico e reale.

Il protagonista potrebbe essere uno di noi. Se vi rivedete in lui o se conoscete persone che gli assomigliano, allora questo libro potrebbe incuriosirvi maggiormente e fare al caso vostro.

Qui sotto vi propongo l’incipit:

“Ti guardi allo specchio.

Hai compiuto quarantaquattro anni a marzo.

Sei divorziato.

Non hai figli. Meno male, pensi, come fanno tutti quelli che si separano.

O forse lo pensi solo tu.

Lavori in un’agenzia di comunicazione barra pubblicitaria barra organizzazione eventi.

Non hai fatto la carriera che speravi.

Non guadagni quanto reputi sia giusto per il mazzo che ti fai.

Non sei felice. Non sei neanche infelice.

Pensi solo di non aver ottenuto quello che meriti.

Sei una brava persona, dopotutto. Lo sei sempre stata. Mediamente onesta, mediamente sincera.

Affidabile, forse, è l’aggettivo che ti si addice di più.

Hai scritto un romanzo che nessuno pubblicherà e, deduci, nessuno leggerà. Ti guardi di nuovo.

Quarantaquattro anni.

Quanti ne dimostri?“

Trama

Francesco ha quarantaquattro anni, è divorziato, senza figli, e lavora come impiegato in un’agenzia di comunicazione. A uno sguardo esterno la sua esistenza appare ordinaria, rassicurante, ma quando si osserva dentro con onestà giunge a una conclusione amara: quello che possiede è molto lontano dai suoi sogni giovanili.
Mediamente onesto, mediamente sincero – ciò che si definisce una «brava persona» – Francesco non ha costruito la carriera che immaginava, non guadagna quanto ritiene giusto e, soprattutto, non ha ottenuto dalla vita il riconoscimento che sente di meritare.
In lui cresce così una stanchezza corrosiva: la fatica di essere sempre stato buono. Da questa consapevolezza nasce una decisione radicale, sceglie deliberatamente di intraprendere un percorso opposto a quello che ha sempre seguito: diventare la peggiore versione di se stesso. Trasformarsi in una «brutta persona».
Con l’ostinazione di chi avvia un esperimento scientifico sulla propria esistenza, decide di trasformare la sua gentilezza in durezza, la disponibilità in indifferenza, la correttezza in calcolo. Non aspira più a essere amato né stimato; ciò che cerca è la libertà di infrangere quelle costrizioni morali che per anni lo hanno imprigionato in una gabbia invisibile.
Il suo diventa così un viaggio interiore, un tentativo di emanciparsi dall’idea che la bontà sia l’unico modo legittimo di abitare il mondo, e di scoprire se soltanto rinunciandovi sia possibile sentirsi davvero padroni del proprio destino e, forse, finalmente vivi.

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