Intervista all’autrice: Giorgia Turnone

Buongiorno,

oggi vi propongo l’intervista a Giorgia Turnone, autrice del libro “O si vince o si muore” pubblicato da “bookabook”.

Intervista

1 – Chi è Giorgia Turnone e che tipo di scrittrice sei? 

Giorgia è una persona che sa bene quello che vuole. È una figlia orgogliosa dei suoi genitori (che non smette mai di ringraziare), una sorella devota a un fratello che adora, e che l’ha tanto ispirata, e fiera del cognome che porta. Ha un rapporto straordinario con la sua famiglia tutta, nel cui valore crede ciecamente.

Giorgia ama le storie. Ama la narrazione. Ma, della narrazione, ama soprattutto le trame complesse di sfondo alle vicende di personaggi multidimensionali e imperfetti. Giorgia ha appena scritto il suo primo libro, un saggio: quando scriverà per la prima volta una storia tutta sua, lo farà evitando l’ipersemplificazione di temi e sentimenti, preferendo piuttosto mettere in risalto i conflitti interni che agitano l’animo umano. In definitiva, Giorgia è una scrittrice realista, ambiziosa, cinica quel che basta.

2– Come, o da dove, è nata l’idea di scrivere il tuo libro “O si vince o si muore”?

Ricordo perfettamente il momento. Erano i primi mesi di pandemia, durante i quali iniziai mio padre al Trono di Spade (senza troppa fatica); stiamo guardando la settima puntata della prima stagione, e quando la regina Cersei dichiara che “Al gioco del trono o si vince o si muore. Non c’è una terza possibilità”, inizio a riflettere sul significato intrinseco di quella che è probabilmente la frase più iconica della serie (e non me ne vogliano i filo-Stark con “L’inverno sta arrivando”).

Non era la prima volta che vedevo quella scena, tutt’altro, ma era come se, commentandola insieme a mio padre, l’avessi suddivisa in tanti livelli di lettura. In quel confronto c’è tutto: onore, dovere, lealtà, idealismo, ma anche amore, menzogna, passione, cinismo. E onestà: da parte di Ned Stark, l’eroe della prima stagione che viene giustiziato a tradimento, ma anche da parte di Cersei Lannister, la “cattiva” della storia che mette il succitato eroe di fronte alla sua stessa fallibilità. A fine puntata, pensai seriamente che scrivere un saggio sul Trono di Spade sarebbe stata una sfida difficile e affascinante.

Ho amato la serie sin dalla prima puntata, ho recuperato i libri di Martin, ho approfondito il suo mondo (purtroppo televisivamente sommerso) e ho pensato che sarebbe stato giusto tradurre su carta la mia personale interpretazione di una delle storie più avvincenti che abbia mai visto, forse quella che ho amato di più. In realtà, era come se mi sentissi in debito: verso Martin, in quanto creatore di questo fantastico universo, e verso me stessa, per la passione che ci mettevo nella visione, episodio dopo episodio. Volevo contribuire, seppur in proporzione infinitesimale, alla letteratura disponibile sul tema: oggi, sono davvero felice di averlo fatto e orgogliosissima del risultato finale.

3 – Mi descriveresti il tuo libro con tre aggettivi?

Corposo, coinvolgente, impopolare. Corposo perché conta 351 pagine, coinvolgente perché ritengo di aver individuato tra le tematiche più care ai fan della serie, e impopolare perché la mia analisi verte maggiormente sul mondo interiore di personaggi non troppo simpatici al pubblico: penso in prima istanza a Joffrey, a Ramsay, ma anche a Cersei, Viserys… ma sia chiaro: analizzare non significa giustificare.

4 – Come mai la decisione di scrivere un libro proprio sul “Trono di spade” e quanto ci hai messo?

È presto detto. Cersei, Jaime, Viserys, Tywin, Ramsay, Baelish, Joffrey: non sono soltanto i “cattivoni” della serie, ma anche lo strumento più efficace con cui il Trono di Spade esprime sé stesso, la complessità della sua storia, la potenza del suo messaggio, la sua eccentrica personalità.

Prendiamo Joffrey, ad esempio: moralmente indifendibile, dall’antipatia impareggiabile, eppure, senza nessuna necessità di ricadere nel giustificazionismo a tutti i costi, si dà come importante pietra di paragone per riflettere su diverse sfumature della violenza e sullo smodato esercizio del potere assoluto.

Di Cersei viene puntualizzata costantemente la perfidia, e negato l’amore (torbido ma autentico) provato per il gemello; di Jaime, al contrario, viene esaltato il romantico idealismo e minimizzato quel lato oscuro che lo porta ad abbracciare consapevolmente la sua stessa natura. A conti fatti, due personaggi compresi a metà (da buoni gemelli che sono).

E ancora: chi ha esultato, all’incoronazione di Viserys con l’oro fuso? Tutti, tutti coloro che tempo dopo hanno bocciato la deriva di Daenerys. Eppure, le storie dei fratelli Targaryen sono molto più intrecciate di quanto si voglia ammettere. Il pubblico era con lei, nella tenda del dosh khaleen, quando i Dothraki la veneravano.

Molti spettatori continuavano a essere al suo fianco, quando i nordisti acclamavano Jon, ma chissà se poi si sono accorti di aver provato per la Madre dei Draghi la stessa pena negata al Re mendicante (la cui tragicità strutturale viene colpevolmente trascurata) in circostanze analoghe.

Il mio intento sta tutto qui: offrire un’interpretazione critica, forse singolare, sul carattere meno popolare dei messaggi veicolati dai personaggi della serie. Per far questo ci ho messo due anni, tra genesi dell’idea, reperimento delle fonti, studio e stesura.

5 – In quale genere classificheresti il tuo libro e come è organizzato l’interno?

Il libro è un saggio interpretativo e si articola in quattro capitoli, ciascuno dei quali tratta un tema. Il primo tratta il Trono di Spade nei suoi contorni più espliciti (genere, specificità, fotografia…); il secondo riguarda le teorie e le pratiche del conflitto sociale determinate dal potere, e le sembianze sotto cui esso si presenta e si offre.

È dominio? È consenso? Tocca forse entrambi gli aspetti, riesce a coniugarli? Sono quesiti, questi, che aleggiano da sempre nel pensiero occidentale. Esistono naturalmente varie declinazioni del potere: può essere politico, ma anche religioso, economico e persino familiare; nel terzo capitolo, spazio alla questione identitaria (redenzione, accettazione di sé, idealizzazione), mentre il quarto e ultimo si concentra sugli aspetti probabilmente più pubblicizzati dal Trono di Spade, ovvero violenza e sesso.

6 – Ci racconti qualcosa circa il titolo e la copertina?

Il titolo, “O si vince o si muore”, come già accennato, riprende la frase-manifesto pronunciata da Cersei nella settima puntata della prima stagione, e ti dirò che ho giocato molto con l’ironia.

Pensaci: il mio libro si concentra sulle diverse tonalità morali ed esplora i conflitti interni dei personaggi, per loro natura tutto fuorché rigidi, eppure quella frase esprime tutto l’opposto, ovvero il carattere assoluto proprio delle regole del “gioco del trono”. “Non c’è una terza possibilità”, aggiunge in chiusura Cersei, e forse è vero: nel senso che non si può fare altro che accettare, pur se di malavoglia, la complessità e la contraddittorietà del mondo in cui viviamo.

La copertina, proposta dai grafici di bookabook che ringrazio, vede al centro una grande corona dalle tonalità calde, e tutt’intorno tumulti dai colori freddi. Sia la corona che i turbinii rappresentano il potere, nella sua manifestazione istituzionale e nel suo disordinato dinamismo, affascinante e pericoloso proprio come il mare agitato. E poi, un piccolo omaggio alla matrice d’origine, ovvero le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco: colori freddi, colori caldi.

7 – Come ti sei organizzata per scriverlo e come hai scelto le foto?

Abbozzai immediatamente una scaletta, poi tradotta in indice: sapere da dove partire era fondamentale (considerata la vastità dell’argomento), così come articolare il corpo del saggio attraverso le tematiche per arrivare al messaggio finale, esplicitato nella conclusione. E questo ha reso semplice anche la scelta delle immagini, proprio perché avevo ben chiare le scene che intendevo prendere in analisi.

8 – Come ti descriveresti con tre aggettivi?

Volitiva, riflessiva, pragmatica

9 – Quali sono i tuoi hobby e le tue altre passioni?

Amo il mondo animale e la natura in generale. Probabilmente la mia più grande passione è il calcio: tifo Roma con tutto il cuore e vivo nel mito di Francesco Totti, un giocatore straordinario e un Capitano eterno. Adoro la musica di Elton John, che ho avuto il piacere di vedere dal vivo tantissime volte (e da cui ho ricevuto persino gli auguri per il mio diciottesimo compleanno!), e nutro un profondo interesse per cinema e letteratura.

10 – Infine una curiosità: qual è stato l‘ultimo libro che hai comprato e/o letto?

“Critica del potere: la teoria della società in Adorno, Foucault e Habermas”, di Axel Honneth: un regalo del mio caro amico Andrea, tra le altre cose gran compagno di scorribande in quel di Westeros, insieme a cui sono in trepidante attesa per la seconda stagione di House of the Dragon (in arrivo un altro libro…?)!

Biografia

Giorgia Turnone è nata a Taranto nel 1993. Nel 2019 ha conseguito la laurea magistrale in Scienze dell’informazione editoriale, pubblica e sociale con il massimo dei voti presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.

È attualmente dottoranda di ricerca presso il Dipartimento Jonico di Taranto (Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”) in “Diritti, economie e culture del Mediterraneo”.

Appassionata tifosa della Roma, innamorata di Francesco Totti e di Sir Elton John da moltissimi anni, ama il calcio, il cinema e la letteratura.“O si vince o si muore. Lineamenti interpretativi del Trono di Spade” è il suo primo libro, nato dalla voglia di esplorare un mondo, quello creato da George Martin, estremamente complesso, caleidoscopico, ricco di sfumature antinomiche dell’animo umano.

Grazie di aver partecipato all’intervista!
A presto!!!

Gabrio

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