Lettori e lettrici, buongiorno!
Oggi vi propongo una nuova intervista. La protagonista è Roberta Calandra, autrice del libro “La Maledizione di Venezia” pubblicato dalla casa editrice “Orelli Edizioni”
Per maggiori informazioni sul libro vi invito a cliccare qui.
Intervista
1 – Chi è Roberta Calandra e che tipo di scrittrice sei?
Alla prima parte di questa domanda non sono riusciti a rispondere eserciti di terapeuti, dunque abbiamo tutti rinunciato. Sicuramente le definizioni mi affaticano anche se a tratti mi obbligo a confinarmi dentro qualcuna, per abitare uno straccio di confine esistenziale e non disciogliermi del tutto nella liquidità assoluta del mio segno zodiacale, i Pesci, che pare destinato questo anno alla conquista della sua meritata Gloria.
Per dirla con Jung abito un instancabile processo di individuazione.
Come scrittrice direi che sono colta, instancabile, contemporanea, di ampi orizzonti, profonda e ancora incompresa e sottovalutata dalla Gloria che il mercato mondiale sta per attribuire ai fortunati abitanti del segno dei Pesci.
2– Come, o da dove, è nata l’idea di scrivere il tuo libro “La Maledizione di Venezia (The Orphan)”?
Come quasi sempre mi accade, da uno spunto di cronaca, infatti ho ascoltato da un’amica veneta il racconto di questo presupposto palazzo maledetto, Cà Dario e ho cominciato ad approfondire le sue implicazioni e i fatti storici che lo riguardano.
Ci sono saggi in materia, qualche documentario, poche interviste e una generale sensazione di diffidenza verso chi osasse avvicinarsi a quel racconto, nota che oscuramente mi ha chiamata, sperando di avere avuto l’umiltà necessaria per farlo: è stato un terreno veramente impervio, dove mi sono addentrata nell’Ombra molto più che in narrazioni precedenti.
3 – Mi descriveresti il tuo romanzo con tre parole?
Iniziatico, inquietante, provocatorio.
4 – Un pregio e un difetto dei protagonisti: Michel e Adam?
Michel è coraggioso ed egocentrico, Adam brillante e privo di scrupoli.
5 – Quali sono le tematiche trattate?
La maledizione, l’individuazione, l’esclusione, l’iniziazione, e per spezzare il giro delle rime direi anche l’amore, senza esimersi dalle sue declinazioni più fluide del panorama attuale… mi piacerebbe essere accusata di furberia commerciale ma in effetti questo si è rivelato un aspetto radicato nella dinamica stessa del racconto.
6 – Qual è, secondo te, il punto di forza del tuo romanzo?
La sorpresa del finale, che ovviamente non spoilero. Vorrei lasciasse a bocca aperta.
7 – Che emozioni e sensazioni hai provato durante la stesura?
Erano giorni di lock down, quindi scendere come un palombaro nelle profondità oscure di questa storia era una sensazione sintonica con lo straniamento generale. A tratti riuscivo a sorprendere me stessa nel creare collegamenti improbabili tra eventi, personaggi e situazioni dotati di simmetrie imprevedibili e analogie fortissime, ma niente affatto immediate. La netta percezione di entrare nella camera proibita di Barbablù, come se qualcosa davvero mi spingesse a farlo.
Io credo che le storie potenti siano ricevute quasi medianicamente, perché alcune persone possono farlo diversamente da altre, per storia e sensibilità personali, ma anche a proprio rischio e pericolo.
8 – Quale messaggio vorresti arrivasse ai tuoi lettori con questo romanzo?
Che il buio si manifesta perché la luce possa entrarvi dentro e restituire i contorni a ciò che non si vede. Non per forza per rassicurare, ma sicuramente per ampliare la coscienza, in questo senso parlo anche di iniziazione: il mio racconto ha tratti accentuatissimi di mistery calati nella Storia, ma al dunque chiede a due ragazzi di diventare adulti, in questo senso cito l’archetipo (sempre junghiano) dell’orfano. L’idea, che trovo sempre più attuale, che il coraggio sia necessario, anche nella sua dimensione più pericolosa e che l’ingenuità vada in parte preservata ma anche persa in grandi proporzioni, per trasformarsi secondo la chiamata animica di ciascuno.
9 – Come ti descriveresti con tre aggettivi e quali passioni/hobby hai nel tempo libero?
Autoironica, sensibile, curiosa. Cinema, teatro, inesauribili corsi a sfondo psicologico, alchemico, meta esoterico e chi più ne ha più ne metta, andare al mare, viaggiare, camminare -anche molto a lungo- fare massaggi, in lontani momenti di gloria perfino il sesso.
10 – Infine una curiosità: qual è stato l‘ultimo libro che hai comprato e/o letto?
Chiudo come ho aperto: sto rileggendo “Il libro rosso” di Jung continuando a comprenderne a malapena uno 0,5%. La prossima settimana comprerò “La paziente silenziosa” di Axel Michaelides.
Foto Azzurra Primavera
Biografia
Era una notte buia e tempestosa, lo è stata a lungo, a tratti ancora lo è… da bambina disegnavo bene e vendevo fogli colorati agli amici dei grandi; imparai autonomamente a scrivere e leggere a 4 anni; a venticinque mi misi contro tutta la famiglia per studiare sceneggiatura al Csc.
Non ho mai smesso di scrivere lettere disperate e diari intrisi di vittimismo che mi servivano a spurgare importanti dolori familiari confluiti nel racconto del mio primo romanzo “Non come amiche” che lasciai quasi nel silenzio proprio perché aveva più una funzione catartica che letteraria (in realtà quando ho letto “l’amica geniale” mi sono chiesta se qualcuno non lo avesse intraletto traendone spunto perché ci sono dei punti simili in modo impressionante).
Mi sono avvicinata alla drammaturgia con il monologo “il buco” magistralmente reso da Nadia Perciabosco. Sul palco ho amato indagare storie di anime e personalità complesse e realizzate senza farsi o mendicare sconti. L’ho fatto con Anna Freud, Olympia De Gouges, John Keats, Maria Maddalena, Rosemary Kennedy e parecchi altri… ovviamente trasponendomi frattaglie più o meno confessabili di me stessa.
Per il compimento dei miei 58 anni a Marzo avrò probabilmente esaurito con sollievo le urgenze auto biografiche, almeno quelle adolescenziali e arriverà il genio della lampada a trasformare i miei libri e spettacoli in film hollywoodiani e serie di successo.
Nel frattempo ho coltivato anche diversi studi olistici, tutti in modo abbastanza serio, anche se non sufficiente a salvarmi del tutto: Arteterapia gestaltica, Costellazioni familiari, Pranic healing, Theta Healing, Jodorowsky, Discipline Analogiche, insieme alla pratica del Buddismo, mi emoziono sempre quando riesco ad aiutare davvero un’altra persona.